mercoledì, Settembre 28, 2022
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12,3 milioni di persone nel mondo sono vittime del lavoro forzato

Secondo un rapporto dell’Ilo, Ufficio Internazionale del Lavoro, si stimano in oltre 12,3 milioni le vittime del lavoro forzato nel mondo. Il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia, ha definito il lavoro forzato come « un piaga sociale che non dovrebbe esistere nel mondo moderno ».

Il nuovo rapporto intitolato Un’alleanza globale contro il lavoro forzato rivela che la maggioranza delle persone vittime del lavoro forzato, pari a circa 10 milioni, vengono sfruttate nel settore privato. Di queste, circa 2,4 milioni di persone sono vittime della tratta di esseri umani.

Il rapporto fornisce inoltre la prima stima mondiale dei profitti generati dallo sfruttamento del lavoro di donne, uomini e bambini vittime della tratta di esseri umani — la cifra è di 32 miliardi di dollari l’anno, pari a una media di circa 13 000 dollari l’anno per ciascuna vittima di tratta.

« Il lavoro forzato è il rovescio della globalizzazione ed è un insulto ai diritti e alla dignità degli esseri umani » ha affermato Juan Somavia. « Per raggiungere una globalizzazione giusta e un lavoro dignitoso per tutti, è fondamentale sradicare il lavoro forzato ».

Il rapporto rappresenta l’analisi più completa mai realizzata da un’organizzazione intergovernativa sul fenomeno e sulle cause delle forme contemporanee del lavoro forzato. Redatto nel quadro delle attività previste per dare seguito alla Dichiarazione sui Principi e i Diritti Fondamentali nel Lavoro adottata dall’ILO nel 1998, questo rapporto verrà discusso il prossimo giugno nel corso della Conferenza Internazionale del Lavoro.

Il rapporto dimostra chiaramente che il lavoro forzato è un problema mondiale che riguarda tutti i paesi, tutte le regioni del mondo e tutti i tipi di economie. La regione nella quale si trova il maggior numero di persone sottoposte al lavoro forzato è l’Asia, con 9,5 milioni di persone. L’America Latina e i Caraibi contano complessivamente 1,3 milioni di persone sottoposte al lavoro forzato mentre l’Africa Sub-Sahariana ne conta 660 000 ; il Medio Oriente e l’Africa del Nord insieme ne contano 260 000. Nei paesi industrializzati le vittime sono 360 000 e 210 000 nei paesi con economie in transizione.

Lo sfruttamento economico forzato, in settori quali l’agricoltura, le costruzioni, la fabbricazione di mattoni e nei laboratori clandestini, colpisce le donne e gli uomini in misura più o meno uguale. Per quanto concerne invece le vittime dello sfruttamento sessuale si tratta nella stragrande maggioranza di donne e di ragazze. Inoltre lo studio rivela che sono i minori di 18 anni a pagare il più alto tributo rappresentando essi complessivamente il 40-50 % delle vittime del lavoro forzato nel mondo.

Secondo il rapporto circa un quinto dei lavoratori forzati nel mondo sono vittime della tratta di esseri umani ma questa percentuale varia da una regione all’altra. In Asia, America Latina e nell’Africa Sub-Sahariana, la percentuale delle persone trafficate rappresenta meno del 20 % delle vittime totali del lavoro forzato. Nei paesi industrializzati, in quelli in transizione nonché nel Medio Oriente e nell’Africa del Nord, la quota delle vittime della tratta raggiunge invece il 75 % del totale.

Secondo il rapporto, le antiche forme di lavoro forzato nelle economie in via di sviluppo, pur continuando ad esistere, si stanno evolvendo in nuove tipologie, soprattutto nel settore informale. La servitù per debiti colpisce frequentemente le minoranze — fra cui le popolazioni indigene — che vengono da tempo discriminate sul mercato del lavoro e per questo costrette ad entrare nel circolo vizioso della povertà da cui è sempre più difficile uscire. La maggior parte delle vittime vive nelle zone più remote dove effettuare ispezioni sul lavoro è estremamente difficile.

Il rapporto mette in evidenza le forme emergenti di lavoro forzato che colpiscono i lavoratori migranti, in particolare i migranti irregolari nei paesi di destinazione sia ricchi che poveri. Inoltre vengono esaminate le condizioni del mercato del lavoro in base alle quali è più probabile che si manifesti il lavoro forzato, come ad esempio la mancanza di controlli adeguati sulle agenzie di collocamento e sui sistemi di subappalto o le carenze nel sistema d’ispezione del lavoro.

La comparsa di nuove forme di coercizione nell’odierna economia globalizzata fa nascere anche alcune difficili questioni politiche. Il rapporto esamina le forti pressioni a favore di una deregolamentazione dei mercati del lavoro quale conseguenza di una strategia generale atta a ridurre i costi del lavoro a favore di un incremento della competitività.

Secondo Somavia : « Il lavoro forzato è effettivamente l’antitesi del lavoro dignitoso, obiettivo dell’ILO. Oggi c’è un forte bisogno di escogitare delle strategie efficaci per combattere il lavoro forzato. Ciò richiede uno sforzo volto sia al rafforzamento delle leggi che allo sradicamento delle cause strutturali del lavoro forzato, quali i sistemi agricoli antiquati o i mercati del lavoro mal funzionanti ».

Il rapporto sottolinea il fatto che il lavoro forzato può essere abolito a condizione che i governi e le istituzioni nazionali perseguano un’azione politica costante, rafforzando le leggi e dimostrando un impegno reale per sradicare tali trattamenti inflitti ad esseri umani. Nel rapporto sono inoltre raccontate alcune esperienze positive attualmente in corso realizzate da paesi che, con l’assistenza dell’ILO, hanno deciso di affrontare il problema del lavoro forzato adottando una legislazione e dei meccanismi di applicazione forti, attuando politiche e programmi per combattere le cause reali del fenomeno e aiutando le vittime a ricominciare una nuova vita.

Secondo Somavia : « Per quanto elevate, le cifre non sono tuttavia tali da rendere impossibile l’abolizione del lavoro forzato. L’ILO lancia un appello a favore di un’alleanza globale dei governi, delle organizzazioni di imprenditori e di lavoratori, delle agenzie di sviluppo e delle istituzioni finanziarie internazionali impegnate nella riduzione della povertà nonché della società civile e delle istituzioni di ricerca e del mondo accademico. Con la volontà politica e l’impegno globale nel prossimo decennio, noi siamo convinti che il lavoro forzato potrà essere relegato nelle pagine della storia antica ».

by Enough Project
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