venerdì, Febbraio 3, 2023
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A Ischia sono franate le case della povera gente. La responsabilità delle sanatorie è della politica

di Enrico Sanseverino

Quando fai una vacanza a Ischia ci sono tante cose belle da vivere, ma forse la più bella di tutte è che a Ischia ci sono gli ischitani. Ischia non è come altre località dove i residenti sono stati espulsi o messi ai margini dalla rendita fondiaria: a Ischia vivi l’isola insieme a loro, ed è bellissimo, per chi non voglia vivere la vacanza come un periodo di pura alienazione. Vai al mare insieme a loro, mangi insieme a loro, fai la spesa negli stessi posti, ed è bello perché sono persone gentili che vivono in un posto complesso di cui sono ferocemente innamorati, per cui hanno anche tanto da raccontare.

Ischia non vive solo di turismo: abbiamo spesso preso casa vicino a una azienda vinicola più volte vincitrice al Vinitaly, e ce ne sono tante altre eccellenti, c’è una società viva di gente che fa tante cose, c’è un ceto medio e una classe imprenditoriale di tutto rispetto.

Sono anche molto occupati a litigare fra loro: Ischia ha sei comuni e una presenza di media locali davvero esuberante fatta di due ottime testate giornalistiche, tre televisioni molto presenti e una infinità di siti, blog e pagine social dove ci si accapiglia con molta determinazione.

da www.ischiablog.it

Tutta questa ricchezza sociale deriva da un numero: gli ischitani sono sessantatremila e, pensate un po’, aspirano a vivere sulla loro isola. questa è una delle cause principali dell’abusivismo edilizio degli anni ottanta, non governato da nessuno, ma anzi favorito da una classe politica in cerca di consenso perché chi ha una casa abusiva rimane legato mani e piedi al politico locale in una spirale clientelare senza fine, come ben dimostrano gli avvoltoi che hanno chiesto sanatorie indiscriminate anche nell’ultima campagna elettorale.

Ovviamente molti con l’abusivismo hanno tirato su alberghi interi e case vacanza, ma per la maggior parte si tratta di edilizia misera pensata a ospitare un giorno la famiglia che cresce. Chi scrive ha avuto la fortuna di seguire da giovane il lavoro di Antonio Cederna sulla devastazione del territorio italiano e quindi non può non avere una opinione severa dell’edilizia abusiva. Ma leggendo in questi anni sulla stampa di Ischia delle varie procedure di abbattimento portate avanti sull’isola, la cosa che emergeva evidente è che erano sempre demolizioni di case di povera gente senza altro alloggio dove andare.

Le persone che sono morte a Casamicciola non abitavano sulle pendici dell’Epomeo per diletto, ma perché lì avevano avuto la possibilità di costruirsi una casa dove tirare su le loro famiglie. Se andate sui profili fb delle vittime vi renderete conto che erano brave persone che lavoravano e tiravano avanti, non certo dei ricconi con le villone, per cui la severità e a volte il sarcasmo sulle vite di queste vittime e di quelli nelle stesse condizioni abitative risultano francamente fuori luogo. a questi soloni dell’urbanistica e dello sdegno a ore consiglierei la lettura della speculazione edilizia di Calvino o la semplice ricerca della parola “rapallizzazione” sulla Treccani per ricordare che il problema è nazionale e magari sedare la loro boria.

da www.ischiablog.it

Aggiungo a questo modesto sproloquio una cosa che mi ha davvero commosso: il neonato trovato fra le macerie si chiamava Giovangiuseppe Scotto di Minico. Ebbene, non c’è nome più dolcemente ischitano di questo: a un cognome procidano che testimonia lo scambio continuo fra le due isole si unisce il nome del santo patrono di Ischia, san Giovanni Giuseppe della Croce. A lui è dedicata una chiesa e vi sono omaggi in tutta l’isola, fra cui la decorazione esterna maiolicata della chiesa di Campagnano, il borgo di Ischia che amo di più e la cui collina anch’essa è marchiata di rosso nelle mappe di rischio idrogeologico.

Gli ischitani in stato di necessità hanno diritto a una casa decente e le sanatorie, a qualunque titolo, non sono la strada. però hanno diritto anche a non essere giudicati da chi non ha avuto le stesse difficoltà, anche perché nell’era del cambiamento climatico nessuno è al sicuro e come si dice dalle mie parti “Nun sputà ‘n cielo, ca ‘n faccia te torna”.

da www.ischiablog.it

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