mercoledì, Aprile 17, 2024
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A noi ci piace il Sud

E’ difficile comprendere per chi non ci vive il Mezzogiorno d’Italia. Celebrato in una maniera smielata che nasconde una profonda ostilità, spinta fino al razzismo vero e proprio, per la sua estrema bellezza naturale e per l’accoglienza delle sue popolazioni, il Sud presenta difficoltà enormi per la vita dei suoi abitanti, soprattutto per la mancanza, in qualche caso vera e propria dispersione, di risorse. Economiche, ma non solo.

Il governo Meloni, procedendo a rullo compressore, sta per compiere il passo finale dividendo in due l’Italia anche legislativamente, dopo il divario sociale ed economico che già caratterizza un Paese da sempre a due velocità. Dalla distribuzione dei fondi per il Pnrr, sottratti al Meridione, all’autonomia differenziata, che sancisce il predominio delle Regioni ricche del Nord.

Nasce su queste basi la “rivolta” del sud” guidata dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, con tanto di corteo dei sindaci fin sotto Palazzo Chigi, con tanto di contrapposizione fisica allo schieramento di polizia, come se fosse un corteo dei centri sociali. Coronato da una serie d’insulti tutt’altro che metaforici dello stesso De Luca al Presidente del Consiglio.

De Luca può non piacere. Viene definito da qualche “benpensante” come un novello “Masaniello” e da altri più raffinati come leader della “jacquerie” del ventunesimo secolo. E’ di parte ma in conflitto con il suo stesso partito il Pd. Di sicuro è un uomo di potere, un politico di lungo corso che ha occupato posizioni rilevanti. Il suo stile comunicativo particolare, sarcastico e aggressivo, crea molto irritazione tra chi viene toccato dalle sue frecciate a tutto campo, a cominciare dalla segretaria del suo partito Elly Schlein.

Insomma, si può pensare di tutto sulla persona De Luca, ma senza ignorare un fatto certo: In questo momento la rivolta guidata da De Luca rappresenta l’unico argine possibile all’interno delle istituzioni al tentativo di smantellare definitivamente quel poco che resta di Stato sociale, del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione.

Il Tar della Campania ha accolto due giorni fa il ricorso di De Luca e della Regione contro ii ministro della Coesione Raffaele Fitto, obbligando il ministero ad accordarsi in 45 giorni con la Regione sui 5,6 miliardi bloccati a Roma da 18 mesi per i fondi di sviluppo e coesione. Fitto annuncia ricorso al Consiglio di Stato ma per il momento il suo ostruzionismo è stato sbugiardato. Una dimostrazione che la battaglia di De Luca non è d’immagine ma di sostanza.

Sembrerebbe di ritornare agli anni ’90, con una nuova concezione dell’autonomia che risuona con le ideologie della Lega Nord di Umberto Bossi di quel periodo. La visione di un’Italia dove ciascuno gestisce autonomamente la propria regione, limitando l’intervento dello Stato centrale, sembra prendere forma. Una “secessione leggera”, in cui quello che sembrava il reflusso alcolico di pochi ubriaconi da bar che vaneggiavano di razze inesistenti è diventato governo della nazione.

Tuttavia, questo scenario non aveva previsto l’importante migrazione interna dal Sud verso il Nord, spinta dalla ricerca di migliori opportunità di studio, lavoro e assistenza sanitaria. Il recente report di Svimez evidenzia che, tra il 2002 e il 2021, oltre 2,5 milioni di persone hanno lasciato il Sud, con l’81% di essi che si è trasferito nel Centro-Nord, includendo una significativa quota di giovani e laureati.

L’introduzione dell’Autonomia differenziata rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Tale riforma consente alle Regioni di ottenere maggiore autonomia in determinati ambiti, a patto di assicurare dei livelli minimi di servizio, i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), stabiliti dalla Costituzione. Per approfondire la materia potete leggere la nostra scheda sull’autonomia differenziata.

Nonostante l’intenzione di bilanciare le disparità con misure compensative per le regioni che non richiedono un’ampia autonomia, i dubbi sulla sua efficacia persistono e le critiche giungono da più fronti. A cominciare dall’Ufficio parlamentare di bilancio, proseguendo con la Commissione Europea e, suggello inaspettato, la Banca d’Italia: tutti sottolineano i rischi di frammentazione e inefficienze che potrebbero derivare da tale riforma. Se il linguaggio istituzionale li chiama rischi, nella realtà stiamo poarlando di una triste certezza confortata dalle cifre.

La situazione della sanità in Italia offre uno spaccato preoccupante di ciò che potrebbe accadere in futuro con l’autonomia differenziata. I divari tra Nord e Sud nel settore sono marcati e le conseguenze già tangibili, con fondi che si spostano verso il Nord e servizi che ne risentono soprattutto al Sud, 4 miliardi di euro secondo gli ultimi dati della fondazione Gimbe.

La politica ha scelto altre priorità, come la costruzione di un ponte, a discapito degli investimenti necessari al Mezzogiorno, che vede mancare circa 15 miliardi di euro tra fondi ridotti e riallocati. Queste scelte effimere fanno comprendere da prima che sia approvata in via definitiva la riforma dell’autonomia il reale disimpegno verso una riduzione delle disparità infrastrutturali e una coesione territoriale effettiva, in un contesto dove le necessità del Sud sono messe in secondo piano.

C’è un ultimo aspetto da sottolineare che dà un senso ulteriore alla rivolta di De Luca. Fu il centrosinistra a mettere mano per primo alla riforma costituzionale che ha aperto la strada all’autonomia differenziata con la riscrittura Titolo V della Costituzione nel 2000, per inseguire fin d’allora le proposte della destra italiana capeggiata su questo punto dalla Lega. Adesso fanno tutti finta che non sia accaduto.

Chi guida oggi il Partito Democratico si preoccupa più della “maleducazione” di De Luca che della sostanziale educazione o correttezza costituzionale della sua posizione contro l’autonomia differenziata. Le conseguenze nefaste sulla pelle di cittadini già penalizzati per mancanza di risorse e prospettive di vita non sono un problema della leadership di quel partito. I nemici e i non amici del Sud evidentemente non risiedono soltanto al Nord. Anche per questo la battaglia del governatore della Campania va sostenuta.

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