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Affido dei minori, il ddl Roccella-Nordio istituisce il registro nazionale

Il disegno di legge che arriva oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri per l’affidamento familiare introduce, nelle intenzioni, un approccio più snello e trasparente, grazie all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni, che sostituisce le linee guida del 2012.

Queste nuove direttive mirano a descrivere più efficacemente un meccanismo fondamentale per il benessere di bambini vulnerabili e delle loro famiglie. In aggiunta, è in programma una revisione legislativa che verrà esaminata dal consiglio dei ministri, proponendo una riorganizzazione di alcuni aspetti dell’affidamento familiare.

Tra le innovazioni proposte vi sono la creazione di un registro nazionale e di registri locali presso ogni tribunale, oltre alla formazione di un Osservatorio nazionale incaricato di supervisionare le anomalie e promuovere controlli.

Questa proposta legislativa, promossa dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, mira a prevenire inutili istituzionalizzazioni e affidamenti a tempo indeterminato di minori distaccati dalle loro famiglie, assicurando il rispetto del principio dell’interesse superiore del minore.

Nel registro nazionale saranno elencate le strutture di assistenza, sia pubbliche che private, le comunità familiari e le famiglie affidatarie. Creato dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, questo registro offrirà una panoramica provinciale sulla distribuzione dei minori e sulla disponibilità di famiglie e istituzioni per l’affidamento.

I dati, forniti dalle regioni e dagli enti locali, saranno analizzati dall’Osservatorio Nazionale, che si occuperà di monitorare la situazione e segnalare eventuali anomalie alle autorità competenti.

Nel frattempo, le nuove Linee di indirizzo, elaborate da un gruppo di esperti presso il Ministero del Lavoro e approvate dalla Conferenza Stato-Regioni, rappresentano un passo avanti per il futuro dell’affidamento. Queste linee guida necessitano ora dell’approvazione delle Regioni per diventare operative, un passaggio cruciale per tradurre iniziative promettenti in un programma effettivo di sostegno.

Tuttavia, fino ad ora, nessuna Regione ha iniziato il processo di ratifica. Le linee guida mettono in luce l’importanza di principi chiave come il diritto alla continuità affettiva e l’ascolto dei minori, oltre a sottolineare la necessità di interventi appropriati e mirati per ogni situazione specifica. Un punto di enfasi è la prevenzione dell’allontanamento dei minori, promuovendo piuttosto la riunificazione delle famiglie in difficoltà.

Il documento incoraggia a superare l’approccio punitivo verso le famiglie in difficoltà, favorendo invece il sostegno e l’assistenza. In questa ottica, bambini e genitori sono considerati portatori di risorse, e non oggetto di diagnosi e interventi.

Tra le proposte vi sono diversi tipi di affidamento, compreso quello intrafamiliare e il sostegno a forme di solidarietà tra famiglie, nonché l’affidamento diurno o part-time, con un’attenzione particolare alla fascia d’età 0-5 anni per i quali è preferibile evitare l’inserimento in strutture d’accoglienza.

La strategia globale richiede la collaborazione tra comuni, servizi sociali e sanitari, e l’autorità giudiziaria minorile. Questo approccio integrato mira a valorizzare il ruolo del volontariato e del privato sociale attraverso accordi programmatici condivisi.

Le nuove direttive affrontano anche l’affidamento di orfani di crimini domestici, sottolineando la necessità di mantenere le relazioni affettive consolidate, sempre nell’ottica del superiore interesse del minore. Con queste innovazioni, le direttive puntano a modellare gli interventi sui bisogni reali dei minori, considerando le loro specificità e promuovendo una riunificazione familiare graduale e supportata da tutti gli attori coinvolti nel progetto di affidamento.

Questo approccio si estende anche alle famiglie affidatarie, che possono essere sia nuclei con figli minori sia singoli individui valutati idonei dai servizi sociali per condurre un progetto di affiancamento e sostegno. Importante è il principio secondo cui la famiglia affidataria non sostituisce quella naturale, ma si aggiunge ad essa offrendo cura, educazione e relazioni, nel rispetto dei genitori biologici e delle eventuali disposizioni giuridiche.

Il documento distingue varie forme di affidamento, come quella consensuale e giudiziale, intrafamiliare e eterofamiliare, e modalità diverse quali l’affidamento diurno, parziale e residenziale, su misura per le necessità del bambino.

Viene posta particolare enfasi sulla preferenza per l’affidamento familiare nella fascia 0-5 anni e sulla necessità di minimizzare, ove possibile, l’inserimento in strutture d’accoglienza. Inoltre, le nuove Linee di indirizzo pongono l’accento sulla cooperazione tra comuni, servizi sociali e sanitari, e autorità giudiziaria minorile per garantire un approccio coordinato e completo.

Le nuove Linee di indirizzo non trascurano l’importanza di accompagnare il minore anche oltre i 18 anni, con la possibilità di estendere il supporto fino ai 25 anni, per assicurare un adeguato sostegno durante il percorso di studi universitari. Questo aspetto evidenzia la volontà di adattare gli interventi alle reali esigenze del minore, tenendo conto delle sue condizioni psicofisiche, della nazionalità, e delle eventuali situazioni di disagio vissute in famiglia.

Infine, il documento sottolinea la necessità di un approccio delicato e costruttivo nei confronti delle famiglie dei bambini, promuovendo la possibilità di un recupero delle competenze genitoriali verso la riunificazione familiare.

Un obiettivo che richiede un impegno collettivo e graduale, supportato da tutti i soggetti coinvolti nel progetto di affidamento, per raggiungere insieme il benessere del minore nel rispetto dei suoi diritti e delle sue necessità.

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