domenica, Aprile 14, 2024
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Aumenta la disuguaglianza dei redditi. La guerra ai poveri del governo Meloni

Le recenti riforme implementate dal governo Meloni hanno iniziato a modellare la distribuzione della ricchezza in Italia in modo più disomogeneo. Con l’introduzione di tagli nel 2023 al beneficio noto come reddito di cittadinanza, ora limitato a sette mesi per individui ritenuti “occupabili”, e la sua sostituzione con una nuova misura, il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), offerto a un tasso mensile di 350 euro, si è assistito a un incremento dello 0,2% nell’indice di Gini, un indicatore della disuguaglianza economica.

Questi dettagli emergono da un’analisi minuziosa del rapporto annuale di Istat pubblicato di recente, anche se non prende in considerazione l’effetto dell’introduzione dell’Assegno di inclusione per famiglie con minori, disabili o persone sopra i 60 anni, una modifica successiva che esclude un segmento significativo precedentemente beneficiario di assistenza pubblica.

Un esame superficiale dei dati potrebbe suggerire un miglioramento: secondo l’Istat, le riforme fiscali e dei sussidi attuate hanno portato a una distribuzione più equa del reddito disponibile, con una leggera diminuzione dell’indice di Gini dal 31,9% al 31,7% e una riduzione del rischio di povertà di più di un punto percentuale, passando dal 20% al 18,8%.

Tuttavia, analizzando più dettagliatamente l’effetto specifico dei cambiamenti apportati al reddito di cittadinanza e all’introduzione dell’Sfl, si osserva un aumento dello 0,2% nell’indice di Gini.

Mensa poveri di piazzale Velasquez a Milano

La riduzione complessiva della disuguaglianza si deve in realtà agli aggiustamenti apportati all’assegno unico per i figli a carico e al rafforzamento delle misure di decontribuzione per lavoratori dipendenti a basso reddito, che hanno portato a una diminuzione dello 0,4% nella disuguaglianza. Per quanto riguarda la povertà, il calo è attribuibile esclusivamente alle modifiche all’assegno unico.

Il documento di Istat fornisce anche una stima preliminare del numero di famiglie che l’anno scorso hanno visto ridurre o eliminare il reddito di cittadinanza: circa 1 milione. Questa riduzione è dovuta in parte alle decisioni governative di accorciare i periodi di godimento del beneficio, ma è influenzata anche dall’assenza di aggiornamenti dei requisiti Isee per tenere conto dell’inflazione, lasciando molte famiglie senza sostegno nonostante un calo del potere d’acquisto.

Coloro che hanno subito tagli hanno perso in media 1.663 euro all’anno, ovvero circa 138 euro al mese, incidendo principalmente sulle famiglie appartenenti al quinto più povero della distribuzione dei redditi. Le famiglie beneficiarie sono state poco più di 1 milione, il 20% in meno rispetto al 2022, con la maggior parte che ha riscontrato una diminuzione del beneficio rispetto all’anno precedente.

Infine, l’analisi sull’assegno unico e sulla decontribuzione mostra che ci sono stati beneficiari e perdenti. Le modifiche all’assegno introdotte nel 2023 hanno portato a un incremento medio di 719 euro rispetto al 2022 per il 92,3% delle famiglie, mentre un 7,7% delle famiglie, prevalentemente quelle più povere, ha sperimentato una perdita media di 376 euro.

Relativamente alla riduzione del cuneo fiscale, circa 11 milioni di famiglie hanno beneficiato di un aumento medio dei redditi disponibili di 537 euro rispetto all’anno precedente, ma quasi 1 milione di famiglie ha subito una perdita media di 518 euro a causa del superamento della soglia di reddito che dava diritto a benefici supplementari.

Fila mensa poveri vialeToscana a Milano
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