mercoledì, Aprile 17, 2024
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Aumentano nel mondo le mutilazioni genitali femminili

Un recente studio dell’UNICEF rivela che oltre 230 milioni di donne e ragazze globalmente hanno subito mutilazioni genitali femminili, segnando un incremento di 30 milioni rispetto alle precedenti stime del 2016.

Nonostante in alcuni stati si noti una diminuzione di questa pratica grazie alla decisione di una nuova generazione di genitori di abbandonarla, in altri luoghi le misure legislative e le campagne di sensibilizzazione non hanno sortito effetti. Per esempio, in Burkina Faso, la percentuale di giovani donne tra i 15 e i 19 anni che hanno subito mutilazioni genitali è diminuita significativamente, passando dall’82% al 39% negli ultimi trent’anni. Tuttavia, in Somalia, dove si stima che il 99% delle donne abbia subito l’asportazione del clitoride, i tassi di prevalenza non hanno mostrato variazioni.

L’aumento demografico nei paesi con maggiore incidenza di questa pratica contribuisce all’incremento annuale del numero di ragazze esposte a questo rischio.

Claudia Cappa, specialista in tendenze globali delle mutilazioni genitali femminili presso l’UNICEF, sottolinea che il tasso di progresso è insufficiente rispetto alla crescita demografica nelle aree più colpite. Secondo l’UNICEF, per eliminare le mutilazioni genitali femminili entro il 2030, il ritmo del cambiamento dovrebbe accelerare di 27 volte rispetto a quello attuale.

In alcune nazioni che hanno registrato un calo della pratica, si teme ora un’inversione di tendenza a causa di conflitti e crisi climatiche che accrescono la vulnerabilità delle persone e le spingono a rifugiarsi nelle tradizioni comunitarie, come i gruppi religiosi che continuano a sostenere la pratica.

Il report mette in luce anche l’ampia diffusione di questa pratica a livello mondiale. Anche se più comune nei paesi dell’Africa sub-sahariana, è presente in alcune regioni del Medio Oriente e dell’Asia, e persiste in maniera clandestina tra le comunità di immigrati in Nord America ed Europa.

La metodologia utilizzata dall’UNICEF per calcolare queste cifre include sondaggi nazionali condotti in 31 paesi dove la pratica è prevalente, interrogando donne e uomini sulle proprie esperienze e opinioni riguardo alla continuazione della pratica.

Nazioni come il Burkina Faso hanno visto una significativa riduzione delle mutilazioni grazie alla criminalizzazione della pratica e al supporto di figure politiche influenti. In contrasto, in Somalia, nonostante alcuni tentativi di moderazione della pratica, la resistenza al cambiamento rimane forte.

La situazione è diversa in paesi come il Kenya, dove, grazie a campagne educative e al dialogo aperto, si è registrata una marcata diminuzione delle mutilazioni genitali femminili.

Nonostante le sfide, vi è una crescente consapevolezza e opposizione alla pratica, anche da parte degli uomini, in diverse regioni. Tuttavia, la paura delle ripercussioni sociali può ancora costringere alcune famiglie a conformarsi alla tradizione. L’UNICEF rimane ottimista, evidenziando la presenza di comunità pronte a rifiutare questa pratica dannosa.

by MONUSCO Photos
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