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Aumentata all’11,5% l’indigenza nelle famiglie monogenitoriali italiane

Negli ultimi 30 anni, il numero di famiglie monogenitoriali è notevolmente aumentato. Fino alla metà degli anni ’90, c’erano meno di 500.000 nuclei familiari con un solo genitore e almeno un figlio minore di 18 anni. E’ il risultato di una ricerca di Openpolis insieme all’impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Negli ultimi anni, il numero di queste famiglie è aumentato progressivamente, superando il milione nel biennio 2015-2016. Nel 2021, erano presenti 1.062.000 famiglie monogenitoriali, in diminuzione rispetto al biennio 2019-2020, ma in aumento del 10% rispetto al 2012, quando erano 966.000.

La maggior parte delle famiglie monogenitoriali ha un figlio tra i 6 e i 13 anni (42,8%), seguito da quelle con figli tra i 14 e i 17 anni (28,5%). Le madri sono il genitore di riferimento nella maggioranza dei casi, rappresentando l’86,4% dei nuclei monogenitoriali con figli a carico, secondo una stima dell’Istat del 2018.

La situazione lavorativa delle madri sole è varia, ma la maggior parte di loro ha un lavoro (63,8%), anche se tale percentuale è diminuita dopo la crisi economica degli anni 2000-2010. Nel 2016, il 24,4% delle madri sole era inattivo e quasi il 12% era disoccupato.

Questa dinamica mette le famiglie monogenitoriali con figli a carico in una situazione spesso precaria dal punto di vista economico. I dati più recenti sulla povertà confermano che queste famiglie sono più a rischio di povertà assoluta e alimentare, con conseguenze dirette sulla vita dei bambini.

Nel 2021, oltre 5,6 milioni di persone si sono trovate in povertà assoluta, di cui quasi 1,4 milioni erano bambini e ragazzi sotto i 18 anni. L’incidenza della povertà minorile è aumentata dopo l’emergenza Covid, colpendo in particolare le famiglie numerose e quelle con un solo genitore.

In media, circa l’7,5% delle famiglie è in povertà assoluta, ma tra i nuclei monoparentali con figli minorenni, più di uno su dieci si trova in questa condizione. Ciò significa che i genitori single e i figli più piccoli spesso vivono in condizioni di grande indigenza, con limitate possibilità di acquisto anche dei beni di prima necessità.

Prima della pandemia, la povertà alimentare era particolarmente diffusa tra le famiglie monogenitoriali. Nel 2019, quasi il 13% di queste famiglie ha dichiarato di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni. Anche nei successivi anni 2020 e 2021, la percentuale è rimasta elevata, superando il 9%.

Le mense scolastiche svolgono un ruolo chiave nel contrastare la povertà alimentare minorile. È importante promuovere l’estensione e l’accessibilità economica delle mense a tutte le famiglie, indifferentemente dal reddito. Questa iniziativa è particolarmente importante per le famiglie monogenitoriali che si trovano spesso in condizioni di povertà, dove un genitore con difficoltà finanziarie deve sostenere uno o più figli piccoli.

È quindi fondamentale approfondire la diffusione delle mense sul territorio nazionale, soprattutto nelle aree con una maggiore presenza di famiglie monogenitoriali. Una mappatura delle giovani famiglie monogenitoriali condotta dall’Istat durante l’ultimo censimento generale nel 2011 ha fornito alcune informazioni su questo aspetto.

Tuttavia, bisogna considerare che questi dati sono limitati a causa della loro obsolescenza. Nonostante ciò, sono ancora il principale punto di riferimento per analizzare il fenomeno e consentono una suddivisione dei dati a livello comunale. Questa mappatura è stata utilizzata dall’Istituto di statistica e dai decisori politici per sviluppare un indicatore importante per le politiche pubbliche, quello della vulnerabilità sociale e materiale.

Durante il censimento del 2011, l’incidenza delle giovani famiglie monogenitoriali, con un genitore di età inferiore ai 35 anni, rappresentava l’1% del totale delle famiglie. La percentuale variava dal 1,3% nel Lazio allo 0,6% in Basilicata.

Analizzando i dati, è emerso che solo 449 comuni, corrispondenti al 5,5% del totale di oltre 8.000 comuni esistenti nel 2011, presentavano un’incidenza di famiglie monogenitoriali pari o superiore al 2%. Questo significa che in quei comuni l’incidenza era almeno il doppio della media nazionale di quell’anno.

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