martedì, Settembre 27, 2022
HomeOpinioniBuddhismo e Capitalismo

Buddhismo e Capitalismo

di Alfredo Facchini

Per il Buddha, la natura transitoria della vita rende la sofferenza inevitabile. Onnipresente.

Siamo tormentati dalla paura di ammalarci, di perdere il lavoro, di perdere le persone a cui teniamo di più.

Quando invecchiamo perdiamo la nostra forma, prima fisica e poi mentale.

Insomma la sofferenza anche sotto forma d’insoddisfazione, irrealizzazione o disillusione accompagna tutto il corso della nostra vita.

Ma c’è una ulteriore fonte di sofferenza che Buddha non poteva neanche lontanamente immaginare: il Capitalismo, con i suoi frutti velenosi.

Consumismo morboso, smarrimento sociale e individuale, sfruttamento intensivo, legami volatili.

Il Capitalismo è senza volto. È ovunque e opera da secoli nei cinque continenti. Nell’indice Down Jones, così come nelle cripto valute, nella Russia di Putin, così come in Amazon. Perfino nella Cina di Xi Jinping.

Di mutazione in mutazione il Capitalismo sopravvive a se stesso.
Quello dal volto umano (Welfare) è stato stracciato dal neoliberismo, a sua volta soppiantato da un Capitalismo di ultima generazione che industrializza, ingegnerizza e commercializza tutto quanto è fatturabile.

Il Capitalismo considera gli umani come vasi da riempire fino all’orlo di cose materiali ed immateriali. Non esiste più la verità delle cose, ma solo la varietà delle cose.

Nelle merci al loro interno è incorporato il principio dell’autodistruzione, la data di scadenza. E proprio il deterioramento delle merci è il fine per cui le merci vengono prodotte.

Il Capitalismo è anche una dottrina: abbattute e abbandonate le ideologie del Novecento, non può esserci altro “Senso”, scopo di vita, se non quello del consumo e del godimento illimitato e all’infinito.

Ma non siamo “Noi” a decidere e a desiderare. Il gusto viene educato, l’emozione provocata, il corpo alterato. Pensiamo come loro ci hanno detto di pensare.

Alla fine ciò che possiedi, possiede te.

La condizione per cui questo si realizzi è che nulla si consolidi dentro e fuori di “Noi”. Tutto dev’essere fluido e volatile, per una successione continua di nuovi inizi.

Si sgretola così non solo la solidità delle relazioni, ma svanisce anche
l’idea di comunità, d’appartenenza,
dove nessuno è più compagno di strada, ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi.

Una competizione che ha stroncato il principio di solidarietà nei posti di lavoro. Il lavoratore è solo e deve fare in fretta, sempre di più costi quel che costi.

Quanto al futuro, il Capitalismo, lo lascia volentieri ai sognatori, agli ideologi, ai rivoluzionari, agli ecologisti. Con le ricorrenti conseguenze che conosciamo: rivolte, repressione, delusione, contrizione, riflusso.

Sfortunatamente, per fermare questa macchina infernale, che ingloba tutto e tutti, non basta gridare a squarciagola “Fuck the system”, e neanche un buddhismo sotto forma dell’ultima “app” per stressati.

Il più intelligente accademico marxista del nostro tempo, Slavoj Žižek, una volta disse che “l’atteggiamento meditativo “buddhista occidentale” è probabilmente il modo più efficiente per noi di partecipare pienamente alle dinamiche capitaliste pur mantenendo l’apparenza di sanità mentale”.

Difficile dargli torto. Sembrerebbe una contraddizione inaggirabile. Il rischio che le filosofie di vita orientali aiutino di più le persone ad adattarsi allo status quo, piuttosto che a trasformarlo è lampante.

by NASA’s Marshall Space Flight Center

Ma è altrettanto vero che piuttosto che finire spappolati da una cultura iper-competitiva, ultra-individualista che ci separa e ci aliena, sarebbe preferibile affidarsi ad una pratica di “consapevolezza”, almeno per fronteggiare gli aspetti più malvagi delle mille e mille contaminazioni cui siamo stati sottoposti nell’arco dell’esistenza.

Capire e interpretare come questi veleni operino dentro di noi gioverebbe a coloro che soffrono di più delle malattie del Capitalismo.
Il pensiero sano è quel pensiero che sa perché e cosa sta pensando.

L’obiettivo, come dice il Dalai Lama, è un Nirvana della società?

Stiamo con i piedi per terra. Trovo grandioso che sempre più persone ricerchino il modo per ridurre lo stress e concentrarsi meglio, ma è una pratica che non ci farà mai sentire come Neo in Matrix che prende la pillola rossa.

Le filosofie orientali, il buddhismo, la meditazione, la pratica della consapevolezza non sono la panacea di tutti i mali, ma sicuramente ci aiuteranno ad essere meno idioti.

“Essendo fallite tutte le rivoluzioni, l’unico modo per non farsi consumare dal consumismo è quello di digiunare, digiunare da qualsiasi cosa che non sia assolutamente indispensabile, digiunare dal comprare il superfluo. Se venissi ascoltato sarebbe la fine dell’economia. Ma se l’economia continua a imperversare come fa, sarà la fine del mondo”. [Tiziano Terzani]

Questo non è un passo avanti, questo è il passo avanti. Senza per questo rinunciare alle “lotte di strada”. Se vogliamo darle un nome la potremmo chiamare: “Resistenza Consapevole”.

Alfredo Facchini

RELATED ARTICLES

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

ARTICOLI CORRELATI