martedì, Settembre 27, 2022
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Cina, carestia e informazione come arma politica

“Le importazioni di cibo in Cina sono aumentate da 14 miliardi di dollari a 104,7 miliardi di dollari tra il 2003 e il 2017. Nel frattempo, le esportazioni di cibo sono aumentate da 20,2 miliardi di dollari a 59,6 miliardi di dollari. Ma la spaccatura indotta dal Covid ha aggravato una situazione già grave sul fronte alimentare”.
Il Beijing News è un giornale di Pechino di proprietà del Partito Comunista Cinese. Difficile quindi pensare che quanto pubblichi non corrisponda a un intento politico, a un’informazione di parte, onestamente di parte in quanto dichiarata. Va quindi letto in questo contesto anche l’articolo pubblicato oggi sull’edizione online del quotidiano. La particolarità però dell’articolo con cui Beijing News parla dei problemi alimentari della Cina è che, tramite l’Ani, Asian News International (agenzia stampa dell’India) riprende un articolo che il collega Federico Giuliani (autore di numerosi reportage sulla Cina) ha scritto per InsideOver, testata legata a Il Giornale, dedicata alla politica estera e in particolare alle guerre.

“Sotto la guida di Xi Jinping – scrive Beijing News riprendendo Giuliani – la Cina torna ai tempi del comunismo estremo di Mao Zedong e riporta alla memoria i ricordi della carestia ai tempi di Mao. Scrivendo per InsideOver, Federico Giuliani ha detto che Xi Jinping ha fatto della Cina il suo motto per diventare la superpotenza più forte del mondo, ma sta ripetendo gli stessi errori che sono stati commessi nell’era di Mao Zedong. La Cina torna ai tempi del comunismo estremo di Mao Zedong e riporta alla memoria i ricordi della carestia ai tempi di Mao”.

Il giornale del Partito Comunista Cinese riporta semplicemente le informazioni prese da Giuliani senza commenti ulteriori. Durante l’era di Mao, la causa principale della carestia fu uno sforzo mal concepito, eseguito con mezzi insufficienti, per raggiungere la Gran Bretagna nell’industrializzazione. “Il punto di vista tra illustri osservatori della Cina è che Xi Jinping abbia invertito le politiche economiche seguite dai suoi predecessori, Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao; politiche che avevano reso la Cina prospera”, ha affermato. I tentativi di Xi Jinping di seguire le orme di Mao nel 21° secolo non avrebbero funzionato.

Qualche problema sul fronte dei rapporti politici interni al Pcc evidentemente c’è se il giornale del partito riporta senza contrattaccare le notizie di Giuliani: “Si stima che dal 1959 almeno il 20% della terra arabile della Cina sia andata perduta a favore delle industrie. Solo il 10% circa della terra in Cina è arabile, contro il 20% degli Stati Uniti. La realtà di una carenza di cibo in Cina è così grave che nell’agosto 2020 il presidente Xi Jinping ha introdotto l'”Operazione Clean Plate” in base alla quale i commensali dei ristoranti devono mangiare tutto ciò che hanno ordinato”.

C’è però una parte dell’articolo di Giuliani che non viene riportata: “Sono state adottate misure draconiane per frenare il Covid-19 per garantire che le Olimpiadi invernali di Pechino non andassero storte … un rapporto sul Financial Times rivela che l’estensione di simili misure draconiane nelle aree rurali in alcune delle province considerate il granaio della Cina perpetuerà la crisi alimentare nei prossimi mesi … Mentre il lockdown a Shanghai e la conseguente crisi alimentare hanno attirato più attenzione internazionale, un terzo degli agricoltori di Jilin non dispone di scorte di fertilizzanti sufficienti all’inizio della stagione della semina a causa del divieto di circolazione e della chiusura dell’attività”.

In maniera che più asettica non si può il Beijing News dà spazio senza commenti allo scritto di Giuliani (https://www.insideover.com/society/food-crisis-in-xi-jinpings-china-brings-back-memory-of-mao-era-famine.html), circolato tramite l’Ani. La pubblicazione ha tutti gli aspetti di un’operazione politica per parlare all’interno del regime di Xi Jinping di questioni che più delicate non si può come la fame e la carestia in Cina. E’ troppo presto e troppo poco per parlare di uno scontro di potere nella gestione della crisi alimentare cinese in pieno ritorno della pandemia da covid. Ma il seme del dubbio sulla graniticità del regime cinese e sul totale controllo da parte di Xi Jinping intanto è stato gettato.

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