martedì, Settembre 27, 2022
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Congo, il governo chiede al portavoce della missione Onu di andarsene

Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha chiesto la partenza di Mathias Gilman, portavoce della Missione delle Nazioni Unite nel Paese, conosciuta come Monusco. Lo ha reso noto una dichiarazione del ministro degli Affari Esteri, Christophe Lutundula, che è anche vicepremier, pubblicata ieri su Twitter ma stilata già il 28 luglio scorso. .

“Il governo apprezzerà molto che vengano presi accordi per far sì che il signor Gillman (portavoce della missione Onu in Congo, ndr) lasci il territorio il prima possibile”, ha dichiarato Lutundula. “Il governo ritiene che la presenza di questo funzionario sul territorio nazionale non sia in grado di promuovere un clima di fiducia e serenità reciproca così essenziale tra le istituzioni congolesi e la Monusco”.

Gillman aveva dichiarato che la Monusco non può affrontare il gruppo armato M23, il più strutturato militarmente tra i gruppi ribelli, nel nord est del Paese, riversando sui congolesi la responsabilità per gli scontri armati nell’area.

Pochi giorni fa, come avevamo raccontato, il personale militare della Monusco aveva aperto il fuoco mentre tornava nella Repubblica Democratica del Congo dopo il congedo dal loro paese d’origine. L’episodio era stato condannato fermamente anche dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

La Monusco sotto varie forme è di stanza nella Repubblica Democratica del Congo dal 1999, ma con scarso successo. Nonostante la presenza dell’Onu infatti almeno 200 mila persone, metà erano bambini, dice l’Unicef, soltanto nello scorso marzo hanno dovuto abbandonare la loro terra.

I tafferugli e gli incidenti che hanno coinvolto le forze di pace e i manifestanti che si oppongono alla presenza delle Nazioni Unite nell’est della Repubblica Democratica del Congo hanno fin qua causato 36 morti e quasi 170 feriti. Il mese scorso, i soldati assegnati alla Monusco sono stati accusati di aver sparato proiettili veri contro i manifestanti mentre combattevano per contenere i manifestanti violenti che “attaccavano e saccheggiavano” gli edifici delle Nazioni Unite, secondo la Reuters.

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