domenica, Giugno 16, 2024
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Congo, missili sui campi profughi di Goma, 14 morti e 35 feriti

Due attacchi missilistici hanno devastato i campi profughi nella periferia di Goma, nel Congo, provocando la morte di 14 persone, inclusi sei bambini, e il ferimento di altre 35, secondo quanto riferito dalle autorità.

Le strutture colpite si trovano nelle baraccopoli di Mugunga, vicino al lago Kivu, dove più di 200.000 individui risiedono in tende costruite autonomamente. Queste persone hanno cercato rifugio nella periferia di Goma, una città di oltre un milione di abitanti, fuggendo dagli scontri tra l’esercito congolese e i ribelli dell’M23 nelle montagne circostanti. Ora, questi campi sono diventati il bersaglio degli attacchi.

Negli ultimi tempi, l’M23 ha esteso il proprio controllo su un vasto territorio del Nord Kivu, confinante con Ruanda e Uganda, e ha assediato l’importante centro urbano di Goma. Di recente, il 1° maggio, i ribelli hanno occupato anche Rubaya, circa 50 chilometri a ovest di Goma, luogo noto per i suoi ricchi giacimenti di coltan, essenziale per la produzione di componenti elettronici a livello globale.

Le accuse sono volate da entrambi i lati in seguito agli attacchi. L’esercito congolese ha immediatamente incolpato l’M23 per i lanci dei proiettili, sostenendo che questo ha comportato la necessità di fortificare i campi. D’altra parte, l’M23 ha accusato l’esercito congolese, le milizie “patriottiche” Wazalendo e i mercenari alleati di bombardare i campi e di posizionarvi artiglieria pesante, proponendosi addirittura di trasportare gli sfollati nei loro villaggi originari con l’assistenza di organizzazioni umanitarie.

Patrick Muyaya, portavoce del governo congolese, ha puntato il dito contro “l’esercito ruandese e i suoi alleati terroristi dell’M23” per il bombardamento, mentre il presidente congolese Felix Tshisekedi, di ritorno anticipato da una visita di stato a Parigi, ha ricevuto l’invito dal presidente francese Emmanuel Macron a richiedere al Ruanda il ritiro delle sue truppe.

Dal canto suo, il governo statunitense, tramite il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller, ha condannato l’attacco, mentre Yolande Makolo, portavoce del governo ruandese, ha definito le accuse americane di attacco al campo come “ridicole” e “assurde”, attribuendo tali azioni alle milizie hutu FDLR e alle milizie congolesi Wazalendo, che agirebbero in connivenza con l’esercito congolese.

Bintou Keita, capo della missione ONU in Congo (MONUSCO), ha condannato l’attacco e ha chiesto al governo congolese di prendere provvedimenti per perseguire i responsabili e proteggere i campi.

Un’ulteriore escalation si è verificata con un’esplosione a Minova, circa 40 chilometri a sud-ovest di Goma, facendo temere un’avanzata dell’M23 verso la provincia del Sud Kivu. Questa tensione si riflette anche nella ritirata delle forze di pace delle Nazioni Unite dalla regione, iniziata con la fine della loro missione in Sud Kivu il 30 aprile, lasciando il controllo delle operazioni aeree e dei droni all’esercito congolese dall’aeroporto di Kavumu, a Bukavu.

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