mercoledì, Luglio 17, 2024
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Criminalizzate e diffamate in Europa le proteste pacifiche anti governative

Amnesty International ha pubblicato oggi un rapporto che dipinge un quadro inquietante sulle crescenti restrizioni e repressioni delle proteste pacifiche in Europa. L’indagine, che ha coinvolto 21 paesi tra cui Germania, Italia, Regno Unito e altri, rivela come i governi stiano limitando il diritto di riunione pacifica e adottando misure repressive per soffocare il dissenso.

Il rapporto intitolato “Sottoprotetto e eccessivamente limitato: lo stato del diritto di protestare in 21 paesi in Europa” mette in luce una serie di pratiche preoccupanti. Tra queste, leggi repressive, uso sproporzionato della forza, arresti e procedimenti giudiziari arbitrari, oltre a restrizioni ingiustificate o discriminatorie.

Inoltre, il crescente utilizzo di tecnologie di sorveglianza invasive porta a una deterrenza e intimidazione sistematica del diritto di manifestare.

Secondo Julia Duchrow, segretaria generale di Amnesty International in Germania, la protesta pacifica ha avuto un ruolo cruciale nella storia per ottenere i diritti e le libertà che oggi diamo per scontati.

Tuttavia, attualmente, in Europa, chi protesta pacificamente è spesso denigrato, ostacolato e punito illegalmente dalle autorità. Amnesty International rileva un uso eccessivo della forza da parte della polizia contro i manifestanti pacifici, compreso l’uso di armi meno letali, che in alcuni casi equivale a tortura.

La ricerca ha anche scoperto che in almeno tredici dei 21 paesi esaminati, tra cui la Germania, vi è una mancanza di individuazione di responsabilità tra le forze dell’ordine.

Le autorità stanno inoltre utilizzando tecnologie avanzate per monitorare su larga scala i manifestanti, comprese la raccolta e l’archiviazione dei dati tramite il riconoscimento facciale. Amnesty International ha chiesto il divieto totale di tali tecnologie.

Il rapporto evidenzia una tendenza crescente alla diffamazione dei manifestanti da parte delle autorità. I manifestanti vengono spesso etichettati come “terroristi”, “criminali”, “agenti stranieri”, “anarchici” ed “estremisti”.

Questa retorica negativa è utilizzata per giustificare l’introduzione di leggi sempre più restrittive. Tale atteggiamento si è manifestato in modo particolare in risposta alle proteste di solidarietà con la Palestina e all’attivismo climatico.

In Germania, Italia, Spagna e Turchia, gli attivisti climatici sono stati definiti “eco-terroristi” e sono stati presi di mira con misure contro la criminalità organizzata e leggi relative al terrorismo.

In Germania, alcuni attivisti climatici devono rispondere in tribunale dell’accusa di formazione di un’organizzazione criminale ai sensi della sezione 129 del codice penale, un fatto che Amnesty considera un attacco all’intero movimento per il clima.

Germania, Italia e Regno Unito hanno adottato misure preventive che permettono alle autorità di escludere persone da determinati luoghi o attività future, o addirittura di detenerle per impedire loro di partecipare a proteste.

“Climate Change Camp Protest” by Andrew* is licensed under CC BY-SA 2.0.

Queste misure, insieme alla sorveglianza di massa arbitraria e alle rigide misure di polizia, creano un “effetto agghiacciante” che scoraggia la partecipazione agli assembramenti. Questo fenomeno colpisce in modo sproporzionato le persone emarginate e quelle già vittime di discriminazione e violenza.

Il rapporto rileva che in Polonia e Turchia, le proteste LGBTI+ sono soggette a crescenti livelli di restrizioni discriminatorie e molestie da parte delle autorità. In tutta Europa, le proteste in solidarietà con la Palestina vengono limitate o vietate, spesso con misure sproporzionate che rafforzano pregiudizi e stereotipi razzisti.

Ad esempio, a Berlino, tutte le manifestazioni previste per commemorare la Nakba palestinese nel 2022 e nel 2023 sono state vietate a causa di stereotipi discriminatori sui partecipanti attesi.

Nell’ambito del rapporto, Amnesty International ha esaminato Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Serbia, Slovenia, Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria, Turchia e Regno Unito.

La ricerca ha messo in luce come le autorità europee stiano utilizzando una serie di strategie per limitare le proteste pacifiche, creando un ambiente ostile per i manifestanti e minando i diritti fondamentali.

Amnesty International chiede un cambio radicale nell’approccio delle autorità europee verso le proteste pacifiche. Piuttosto che reprimere il dissenso, i governi dovrebbero facilitare e proteggere il diritto di protestare, essenziale per la democrazia e la difesa dei diritti umani.

La criminalizzazione delle proteste politiche deve cessare, e le tecnologie di sorveglianza di massa devono essere vietate per garantire la privacy e la libertà di espressione.

Il rapporto di Amnesty International fa parte della campagna globale “Proteggi la protesta”, che sostiene il diritto alla protesta in tutto il mondo, e rappresenta un appello urgente per la protezione dei diritti civili e delle libertà fondamentali in Europa.

“G20 climate camp police kettling protesters” by Charlotte Gilhooly from London, England is licensed under CC BY 2.0.
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