domenica, Aprile 14, 2024
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Crollano i ponti

Siamo probabilmente più stupiti noi italiani di quanto non lo siano gli statunitensi per il crollo del Francis Scott Key Bridge di Baltimora, dopo essere stato colpito da una nave da carico pesante.

Perchè, fin quando succede in Italia, come accadde con il ponte Morandi, si sa: da noi le tragedie con decine di morti dovute a incapacità politica, incompetenza tecnica, trascuratezza, ruberie, superficialità dei controlli, ormai non ci sorprendono più di tanto.

Ma che possa accadere negli Stati Uniti, quando una nave pesante come la Dali, battente bandiera di Singapore, si scontra con forza contro una delle supercolonne, o pilastri, della campata, generando una specie di reazione a catena catastrofica che fa venire giù tutto il ponte, quello sì, ci sorprende.

Ma come, pensavamo che almeno tecnicamente, e al netto della corruzione e dell’incuria italiana, gli americani fossero di gran lunga superiori a noi? E invece …

Benjamin W. Schafer, professore di ingegneria civile e dei sistemi alla Johns Hopkins University ha dichiarato: “Non è possibile ridistribuire i carichi. Non è stato progettato per queste cose. Nessun pilastro del ponte potrebbe resistere all’impatto con una nave delle dimensioni della Dali”.

Come dire: avevano previsto tutto ma non l’avaria di una nave in un posto dove passano le navi. Speriamo soltanto che questo incidente non faccia venire in mente strane idee a chi le tragedie le vuole scatenare di proposito.

Eppure nel crollo del Francis Scott Key Bridge possiamo leggere una metafora neanche tanto elaborata del nostro tempo. Nessun ponte sta restando in piedi. Nè quelli in cemento e acciaio nè quelli del dialogo e della pace tra i popoli e gli individui.

Sono crollati i ponti tra russi e ucraini, sono crollati, per quanto labili fossero, i ponti tra israeliani e palestinesi, tra Nord e Sud del mondo, tra Occidente e Oriente, tra chi ha fame e chi ha il cibo, tra analfabeti e studiosi. Si buttano giù i ponti senza preoccuparsi di quanto sarà difficile e lunga la ricostruzione.

Ci sono, ah se ci sono, quelli che li costruiscono ancora con tenacia i ponti. Volontari in zone di guerra, volontari che distribuiscono cibo e medicinali in posti del mondo di cui non riusciamo nemmeno a pronunciare il nome per quanto sono lontani geograficamente e culturalmente, volontari che cercano d’impedire ai migranti di affogare. Ma vengono zittiti ogni volta che aprono bocca.

Li trattano da scemoni, da inguaribili sognatori, da romantici un tanto al chilo, anche da cattocomunisti, come mi è stato rinfacciato ieri sera, mentre facevo questo ragionamento di cui sto scrivendo adesso con degli amici, con cui un tempo volevamo cambiare il mondo.

Prova a essere israeliano e affermare pubblicamente che i bambini morti a Gaza non sono di Hamas. Prova a essere palestinese e a dire pubblicamente che molti israeliani vogliono la pace e detestano Netanyahu. Prova a essere ucraino e leggere Dostoevskij in un bar. A essere russo e reclamare la libertà di stampa e di opinione. A essere di destra e dire ai tuoi che i migranti sono persone come te e me. A essere di sinistra e dire che far parlare gli altri era quello che ci distingueva una volta dai fascisti. Prova.

Ai ponti ormai si preferiscono i tunnel, meglio ancora se dell’orrore. Per andare da una parte all’altra, con la mente o con i piedi, devi avere un lasciapassare rilasciato da chi i ponti li bombarda, da chi decide per tutti chi ha il diritto di parlare e chi no.

Se soltanto ci fosse silenzio intorno a noi, visto che siamo dei cretinoni poco maturi che credono ancora alla potenza umanistica della dialettica, allora potremmo andare sulla riva del fiume rimasta senza collegamenti, per ricordarci che dall’altra parte ci sono soltanto altri disgraziati come noi.

Che come noi cercano semplicemente di sopravvivere alla violenza dei ricchi e del modello disumano di produzione liberista, dietro cui si mascherano i distruttori di ponti. Il Francis Scott Key Bridge è soltanto l’ultimo in ordine di tempo.

“Ponte Milvio HD” by Livioandronico2013 is licensed under CC BY-SA 4.0.
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