mercoledì, Aprile 17, 2024
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Cutro: un anno dopo la strage i migranti continuano a morire in mare

Nel corso del 2023, anno segnato dalla tragica strage di Cutro avvenuta il 26 febbraio, con oltre 90 vittime a breve distanza dalle coste calabresi, le autorità italiane hanno trattato più di 1.000 eventi di sbarco come operazioni di polizia, coinvolgendo quasi 40.000 individui, che rappresentano poco oltre un quarto del totale degli arrivi marittimi.

Questa pratica, come riportato da Altreconomia grazie a dati esclusivi forniti dal ministero dell’Interno, persiste nonostante le critiche per la confusione tra attività di law enforcement e missioni di ricerca e soccorso, soprattutto alla luce delle indagini in corso da parte della Procura di Crotone sul disastro di Cutro.

Dal Mediterraneo, nel 2023, sono giunte in Italia 157.651 persone, con Guinea, Tunisia, Costa d’Avorio, Bangladesh ed Egitto come principali paesi di provenienza, che insieme costituiscono quasi metà degli arrivi. I minori non accompagnati ammontano a 17.319. La Tunisia si conferma il principale punto di partenza, con oltre 97.000 persone su un totale di 157.000. Seguono la Libia, con 52.000 partenze, e a grande distanza la Turchia, l’Algeria, il Libano e persino Cipro.

Gli arrivi dalla Tunisia hanno raggiunto picchi di oltre 20.000 persone al mese, ma da ottobre 2023 si è registrato un netto calo, con meno di 1.900 sbarchi in quel mese e circa 5.000 nei due mesi successivi.

Altreconomia sottolinea l’importanza di Lampedusa come principale porto di sbarco, con quasi 110.000 arrivi nell’ultimo anno, evidenziando come l’isola sia stata utilizzata per alimentare la percezione di un’emergenza immigrazione insostenibile e rallentare i trasferimenti verso la terraferma, specialmente nell’estate 2023.

L’indagine di Altreconomia evidenzia anche il ruolo marginale delle ONG nel soccorso marittimo, contrariamente all’opinione pubblica italiana. Nel 2023, le organizzazioni non governative hanno salvato e sbarcato meno di 9.000 persone, poco più del 5% del totale. Le navi umanitarie sono state spesso dirottate verso porti distanti, con Brindisi come primo porto per numero di sbarcati.

Secondo una stima della Ong Sos Humanity, le pratiche adottate dalle autorità italiane hanno causato una perdita di 374 giorni di operatività per le navi umanitarie, in un anno in cui sono state registrate ufficialmente almeno 2.500 morti per annegamento.

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