lunedì, Settembre 26, 2022
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Dalla Francia una speranza per gli ultimi

Io non so se il programma di Jean-Luc Mélenchon sia effettivamente realizzabile, e non per i soldi che richiede ma per le sue conseguenze politiche a catena, so soltanto che è un programma realmente alternativo alla mediocrità politica e sociale dominante, un programma che ha riacceso una speranza nel popolo anti liberista. E’ giusto che oggi in Francia si tirino addosso le pietre a sinistra per quel mezzo milione di voti circa che ha impedito a Melenchon di andare al ballottaggio, ma qui, a sud della Francia, sarebbe più indicato che anzichè sul mezzo milione di voti mancante riflettessimo su quei 7 milioni 714 mila 949 di voti presenti, raccolti rivendicando la fuoriuscita dalla, parole sue, “allucinazione neo liberale”.

Nonostante il partito comunista francese e quello socialista si presentassero con delle loro liste, il blocco sociale che Melenchon ha riunito di lavoratori salariati in bilico, precari cognitivi e no, disoccupati, quelli che noi in Italia chiamiamo partire Iva e sono liberi professionisti, più liberi purtroppo che occupati nella loro professione, agricoltori e parte dei piccoli imprenditori, tutti con in comune l’espulsione o la messa ai margini dal sistema economico negli ultimi venti anni, tutto questo blocco di sfruttati è figlio diretto delle istanze che nel secolo scorso rappresentavano appunto socialisti e comunisti e non soltanto in Francia. Questo è stato il merito politico di Melanchon: riportare al centro della scena politica come una forza unita gli sfruttati, gli ultimi. Impresa che fino a poche settimane fa sembrava ormai affidata esclusivamente a papa Francesco.

Certo, è probabile che sul covid o sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ci siano posizioni molto diverse tra gli elettori di Melenchon, ma è stato proprio questo il vero elemento vincente della sua coalizione, andare alla radice strutturale delle divisioni sociali puntando l’indice contro le politiche economiche di governo della destra liberale di Macron e le proposte protezionistiche e xenofobe della destra illiberale di Le Pen e cugini. Non solo. Mentre si sviluppava in tutta Europa un populismo sfascista di destra contro tutto e tutti, lo Stato, i partiti, i sindacati, la Costituzione stessa, anzichè chiudersi in difesa di un passato che non esiste più Melenchon fin dalle scorse presidenziali ha accettato e rilanciato la sfida per la convocazione di un’Assemblea Costituente, proposta giudicata analoga a un colpo di stato dalla sinistra storica. Nella sostanza, a una società in movimento Melenchon ha detto di volersi muovere e non di restare a guardare la dissoluzione delle conquiste sociali rimpiangendo i bei tempi che furono.

Il salario minimo a 1400 euro netti al mese, la pensione a 60 anni, l’ampliamento della sanità pubblica, porre fine all’agricoltura intensiva, porre fine agli abusi sugli animali, il diritto a disporre del proprio corpo, il diritto a morire con dignità, abbassare e bloccare i prezzi sui prodotti di prima necessità, ridurre il potere assoluto del Presidente della Repubblica, arrivare al 100% di energia rinnovabile. Questi alcuni punti del programma di Melenchon, come si vede richieste di assoluto buon senso, esiterei persino nel definirle socialdemocratiche, toccano la vita quotidiana materiale e complessiva delle persone e della loro storia. Oddio, magari la proposta di limitare da 1 a 20 il divario tra lo stipendio più basso e quello più alto nella stessa azienda, indica una lettura della vita non liberista e, a me, piace molto. Per quanto riguarda la copertura economica delle proposte, sono decenni che veniamo presi in giro da presunte mancanze di soldi che si rivelano tali soltanto verso i cittadini ma non mancano mai quando si tratta di finanziare banche, industria della morte, spese militari, per cui si tratta di indirizzare verso i cittadini le spese che oggi sono rivolte a beneficio del “sistema”.

Sembra fantascienza rispetto al livello del dibattito politico in Italia, eppure in gioco non c’è il sol dell’avvenire ma soltanto la possibilità per milioni di esclusi di rivedere il sole domani a pancia piena dopo aver dormito sotto un tetto sicuro. Abbiamo trovato la guida quindi, la fuoriuscita della sinistra europea dall’incubo del sinistro Blairismo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo capire che le proposte di Melenchon sono in chiave nazionale francese. Sul piatto delle controversie troviamo Europa e Immigrazione. Pur criticando la politica anti-migranti del governo Macron e denunciando in particolare la legge in materia di asilo, Mélenchon ha ripetuto più volte la sua ostilità alla libertà di movimento, affermando che la borghesia utilizza gli immigrati per fare pressione sui salari e i benefici sociali dei francesi, il che farebbe sembrare il padronato a favore dell’immigrazione e tutti gli sfruttati di Francia come componenti di due eserciti diversi.

Il punto più importante per estrarre o meno elementi del programma di Melenchon, estendibili al di fuori della Francia, riguarda la posizione della Francia negli assetti europei. Gli elementi di populismo di sinistra presenti nel suo programma se da una parte recuperano un elettorato abbandonato dai tradizionali partiti di sinistra dall’altra ripropongono una chiave nazionalista, oggi la chiamiamo sovranista, che di sinistra non è. Accanto alla denuncia sull’attuale gestione dell’Unione Europea da parte di banchieri e tecnocrati, c’è la pretesa di costruire un asse che più che rovesciare la linea politica della Ue riscriva i rapporti di forza a favore della Francia a fronte di un alleato tedesco indebolito dall’uscita di scena della Merkel e dalle conseguenze della crisi energetica dovuta alle sanzioni verso la Russia. Sul fronte dei rapporti internazionali a sinistra non va poi dimenticato che Melenchon chiese al Partito della Sinistra Europea, tra i cui banchi sedeva a Bruxelles, l’espulsione di Syriza dopo che il premier greco Tsipras aveva accettato le condizioni imposte al suo Paese dalla Troika. E se da una parte la capitolazione della Grecia alle richieste della Bce ha provocato una frattura reale nei rapporti della sinistra europea, la richiesta non fu accolta e Melenchon ruppe anche con Die Linke e Podemos.

Certo è che sembra di assistere a una discussione su temi alti e complessivi che fa apparire ancora più miserevole lo stato di quanto si pone a sinistra del Pd in Italia.

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