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Dall’Unicef accuse alla Spagna per la povertà minorile

L’Unicef ha lanciato un avvertimento alla Spagna riguardo alla protezione dell’infanzia, definendo la situazione attuale come “preoccupante”. In vista delle elezioni del 23 luglio, l’organizzazione ha chiesto ai partiti politici di presentare proposte concrete e ambiziose per la tutela dei bambini e degli adolescenti, sottolineando l’importanza di ascoltarli.

José María Vera, direttore esecutivo dell’Unicef, ha spiegato che hanno avviato una serie di incontri con i vari partiti politici a livello nazionale per discutere delle proposte dell’organizzazione. In particolare, si è richiesta maggiore concretezza e ambizione riguardo alla violenza e alla salute mentale, ambiti in cui l’Unicef chiede azioni più incisive. Attualmente, la Spagna presenta il terzo peggiore dato sulla povertà infantile in Europa, con un bambino su tre a rischio di povertà o esclusione sociale.

Vera ha evidenziato che gli aiuti sociali in Spagna riducono la povertà infantile di 9 punti percentuali rispetto alla media europea, che è del 15%. Inoltre, ha sottolineato che il 13,2% dei minori vive in alloggi sovraffollati, evidenziando come sia un lusso avere alloggi dignitosi per molte famiglie. Tra le proposte dell’Unicef spiccano l’aumento degli investimenti nell’infanzia al 2,5% del PIL (attualmente all’1,6%) e l’estensione dell’assegno per l’educazione dei figli fino ai 18 anni.

L’organizzazione ha anche segnalato che il 50% delle vittime di violenza sono minori. Vera ha affermato che i bambini in Spagna subiscono violenza nel loro ambiente quotidiano, sia a scuola che in famiglia o sui social network, e che rappresenta una delle maggiori minacce per il loro benessere, con un numero in costante aumento. Pertanto, è necessario istituire la figura di un coordinatore dell’assistenza e della protezione nelle istituzioni educative, anche se l’applicazione di questa figura varia notevolmente tra le diverse regioni del paese.

Il direttore dell’Unicef Spagna ha espresso preoccupazione per i migliaia di bambini e adolescenti che si trovano sotto il sistema di protezione e ha richiesto azioni più decisive affinché i minori possano crescere in un ambiente familiare sicuro, denunciando anche le situazioni vissute dai bambini migranti, in particolare le campagne di stigmatizzazione e odio che spesso li coinvolgono.

Inoltre, è stato evidenziato il bisogno urgente di un aumento significativo dell’assistenza psicologica fornita dal sistema pubblico, poiché il 15% degli adolescenti tra gli 11 e i 18 anni presenta sintomi depressivi gravi o moderati.

L’Unicef ha raccolto anche le proposte provenienti dai ragazzi stessi, tra cui spicca quella di Daniel, 14 anni, che suggerisce di incorporare metodologie pratiche provenienti da altri paesi nell’ambito dell’istruzione o di riciclare gli insegnanti che hanno perso la motivazione nel loro lavoro in classe.

Un altro aspetto su cui l’Unicef chiede interventi è l’impatto della tecnologia, garantendo ai minori le competenze necessarie per proteggersi sui social media, considerando che il tasso di cyberbullismo raggiunge il 22,5%. Nonostante le sfide, José María Vera ha sottolineato che c’è ancora speranza, poiché esistono dati concreti che possono stimolare un cambiamento positivo. Ha quindi invitato i partiti politici a “ascoltare” i bambini e gli adolescenti e a tenere conto di quale tipo di paese vogliono costruire. L’Unicef ha anche richiesto di abilitare il diritto di voto a partire dai 16 anni per le elezioni municipali.

Parallelamente, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato un rapporto sull’abbandono scolastico in Spagna, sottolineando l’importanza di identificare le scuole vulnerabili e promuovere l’inclusione, l’equità e il benessere per ridurre l’abbandono scolastico nel paese. L’OCSE ha presentato una serie di proposte per un piano d’azione finalizzato a ridurre l’abbandono scolastico, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e la Commissione europea. Tra le proposte, si suggerisce di adottare un approccio comune per identificare le scuole vulnerabili, sviluppando un indice di vulnerabilità scolastica comparabile a livello nazionale e utilizzandolo per guidare e fornire supporto a queste scuole.

Il Segretario di Stato per l’Istruzione, José Manuel Bar, ha sottolineato che l’abbandono scolastico rappresenta un’ingiustizia sociale, generando grandi disuguaglianze e rendendo gli studenti che abbandonano la scuola più vulnerabili per il loro futuro lavorativo. Bar ha evidenziato che nonostante un progresso significativo nel ridurre l’abbandono scolastico, la Spagna deve ancora fare di più per raggiungere l’obiettivo di un tasso di abbandono inferiore al 9% entro il 2030.

In conclusione, sia l’Unicef che l’OCSE stanno sollevando importanti questioni riguardanti la protezione dell’infanzia e l’educazione in Spagna. È essenziale che i partiti politici ascoltino queste preoccupazioni e presentino proposte concrete e ambiziose per garantire il benessere e il futuro dei bambini e degli adolescenti nel paese.

by Antonio Marín Segovia
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