giovedì, Luglio 18, 2024
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Diecimila detenuti in più dei posti disponibili. Il rapporto di Antigone

Al 31 marzo 2024, il numero di detenuti ammontava a 61.049, superando la capacità ufficiale degli istituti di detenzione, fissata a 51.178 posti. Questi dati emergono dal ventesimo Rapporto di Antigone sulle condizioni carcerarie, che evidenzia un incremento sostanziale della popolazione carceraria, particolarmente marcato nell’ultimo anno. Se nel 2020, a seguito di misure atte a ridurre il numero dei detenuti durante la pandemia, si era registrata una diminuzione di 7.405 persone, i numeri sono rapidamente risaliti.

Dopo un minore aumento di 770 persone nel 2021, si sono verificate crescite più significative di 2.062 persone nel 2022 e di 3.970 persone nel 2023. Con un aumento medio di 331 detenuti al mese nell’ultimo anno, la tendenza sembra destinata a portare la popolazione carceraria oltre le 65.000 unità entro la fine del 2024.

Nonostante ciò, il rapporto sottolinea che l’incremento della popolazione carceraria non trova giustificazione nei tassi di criminalità, che anzi mostrano un declino. Tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2023, i reati commessi in Italia sono stati 1.228.454, il 5,5% in meno rispetto all’anno precedente. Negli ultimi nove anni, i crimini segnalati hanno continuamente diminuito, tranne che nel biennio 2020-2022, quando si è osservato un temporaneo aumento dovuto al calo registrato durante la pandemia.

Analizzando i tipi di reati del 2023, si notano 315 omicidi, con 115 vittime femminili. I dati del ministero della Giustizia mostrano che i reati contro il patrimonio sono i più frequenti, con 34.126 casi e un aumento del 6,5% rispetto al 2022. Seguono i reati contro la persona, con 26.211 casi (aumento del 7,4%) e i reati legati agli stupefacenti, con 20.566 casi (aumento del 6,35%).

Il governo, dal suo insediamento nel settembre 2022, ha introdotto diverse nuove categorie di reati e modificato alcune norme penali esistenti. Queste includono il decreto sulle occupazioni abusive, l’induzione all’accattonaggio, e sanzioni più severe per chi aggredisce funzionari pubblici.

L’affollamento nelle carceri è al 119,3% a livello nazionale, con punte del 152,1% in Puglia, 143,9% in Lombardia e 134,4% in Veneto. L’affollamento medio, considerando le sezioni temporaneamente chiuse, sale al 125,6%. I costi per la costruzione di nuovi istituti e per l’assunzione di nuovo personale sono elevati, con stime che prevedono la necessità di costruire circa 40 nuove strutture carcerarie per un investimento di 1,2 miliardi di euro.

In termini di costi di detenzione, un detenuto in carcere costa circa 150 euro al giorno, mentre chi beneficia di misure alternative costa 50 euro al giorno. Inoltre, il tasso di recidiva per chi usufruisce di misure alternative è significativamente più basso rispetto a chi sconta l’intera pena in carcere. Se 12.000 detenuti potessero accedere a misure alternative, si potrebbe risparmiare circa 438 milioni di euro all’anno, fondi che potrebbero essere reinvestiti in prevenzione e supporto.

Come scrive Antigone nell’editoriale di presentazione del suo rapporto: “Il carcere deve essere un luogo dove ci si emancipa dal crimine e dove siano offerte concrete opportunità di recupero sociale. Il carcere non deve annichilire il senso critico o essere un luogo dove le persone private della libertà siano costrette a vivere nella paura e a camminare con la testa bassa”.

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