sabato, Ottobre 1, 2022
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Dobbiamo eliminare i dibattiti

Il dibattito dovrebbe essere il grande motore della democrazia liberale, eppure si fa sempre più strada l’idea che sia diventato inutile ai fini dell’evoluzione sociale. Io non solo concordo con la sua inutilità ma propongo, dalle prossime elezioni in poi, di eliminarlo definitivamente dal nostro orizzonte.

Il dibattito presuppone la retorica, quella branca del sapere che i dizionari descrivono come “arte del parlare e dello scrivere”, riferendosi a un passato più vicino a Cicerone che a noi. Il suo secondo significato infatti, quello attuale, è impietoso, la classifica come un linguaggio ampolloso, ricco di orpelli, ma povero di contenuti.

“Voglio restituire alle donne il diritto di non abortire”.

La frase della Meloni è il punto di arrivo degli esempi che possiamo fare sull’inutilità del dibattito. A partire dal fatto che il diritto all’aborto presuppone già il diritto di non abortire. Quella frase è dunque rivolta soltanto a chi è già contrario all’aborto e senza artifici retorici. Maschera quindi come “diritto” un nonsenso assoluto dialettico, che mira all’esatto contrario, togliere il diritto all’aborto.

Oggi Cicerone contro un algoritmo basato su una frase del genere non avrebbe scampo e Catilina, anzichè essere costretto alla fuga per la sua congiura, diventerebbe Console con un plebiscito. Esiste un’ampia bibliografia ormai a dimostrare che le fake news servono a radicare un convincimento già presente in chi le riceve e non a modificarlo.

Quattro anni fa a San Francisco due esseri umani sfidarono in una gara di retorica la macchina Ibm Project Debater. A differenza del computer che già nel 1998 aveva battuto il campione mondiale di scacchi Kasparov, con le regole indiscutibili del gioco, per stabilire chi avrebbe vinto quel dibattito fu necessario un pubblico umano.

I giornali dell’epoca si dividono tra chi assegna senza dubbio la vittoria a Ibm Project Debater e chi annota un pareggio. Nessuno ebbe il coraggio di dare la vittoria all’umano, anzi agli umani, che in quel caso erano Noa Ovadia, campionessa nazionale di dibattito israeliano nel 2016, e Dan Zafrir, su cui non ho trovato altre notizie.

Project Debater, la cui interfaccia era dotata di una voce femminile, è un’intelligenza artificiale allenata a costruire argomentazioni e controbattere alle obiezioni che le vengono poste. Oggi naturalmente è ancora più evoluta rispetto a quattro anni fa, quando s’inceppò un paio di volte ripetendo la stessa frase.

Nonostante quindi il discorso non fluido e una concatenazione delle frasi non sempre chiara, leggo dalle cronache, il pubblico votò a favore di Project Debater. Se la sfida con gli scacchi è basata sull’oggettività delle mosse la sfida dialettica si basa sulla persuasione. La macchina, nel caso di Project Debater, ha quindi persuaso gli umani.

La macchina si basa sulle concatenazioni logiche e la memoria di milioni di articoli e libri. L’essere umano, almeno fino a qualche tempo fa, sul significato della sua espressione dialettica. Quindi il vero sconfitto in questo caso, nel confronto con la macchina e nella proposizione del dibattito politico attuale, è il significato.

Il significato è legato alla nostra esistenza come esseri sociali, non soltanto dalle concatenazioni retoriche e logiche delle frasi, comprende i concetti di giusto e sbagliato, buono e cattivo, è un processo d’interazione sociale. La Meloni ha usato un artificio retorico che ha senso per una macchina e non per le persone.

Quella sull’aborto è soltanto il coronamento di una falsità retorica presente nella campagna elettorale, la più grave. Altri artifici retorici, come quello sul voto inutile, un altro nonsenso logico, vanno comunque nella direzione di svuotare il dibattito politico di significato reale, lasciando un’impressione e non un senso.

Secondo la giornalista Olivia Solon, che seguì la sfida per The Guardian, la macchina “mancava di precisione linguistica e chiarezza argomentativa”. Ma il pubblico decretò la sua vittoria nel dibattito. Viene meno quindi anche il consolatorio assunto che è comunque l’essere umano a impostare la macchina.

Ecco perchè ormai il dibattito è inutile. Ed ecco perchè la Meloni vincerà le elezioni. Dopo anni di svuotamento di significato della realtà oggettiva, anni di “narrazioni”, di revisionismo storico, di “questo lo dice lei”, la stupidità ontologica di una macchina è diventata la stupidità collettiva di un popolo.

by IBM Research
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