martedì, Settembre 27, 2022
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Donne e straniere: le vittime nascoste della pandemia

456mila sono i posti di lavoro bruciati a causa della pandemia. Questo il dato fornito dal 31° Dossier Statistico Immigrazione presentato dal centro studi e ricerche IDOS a Roma, il 28 ottobre scorso. Le statistiche che catturano più l’attenzione sono quelle riferite alla degli stranieri residenti: del totale dei posti persi, 159mila è il dato riferito agli stranieri, più di un terzo del totale (-6,4%), e di questi 109mila alle donne, che da sole rappresentano un quarto delle perdite totali. Se si considera che gli stranieri residenti in Italia rappresentano l’8,5% della popolazione (di cui oltre il 51% donne) e che fino al 2020 il 42% dei lavoratori stranieri erano donne, risulta questa, dunque, la categoria più colpita dal calo dell’occupazione guardando i dati. Il fattore cittadinanza, coniugato al fattore del genere, penalizza la categoria delle donne straniere più di ogni altra.

Il tasso di occupazione risente della perdita del 2% dei posti totali, di cui il 4% riferito alle donne straniere, il doppio rispetto agli uomini stranieri, che ricoprono il 2,2% del totale delle perdite, mentre se si guarda al dato delle donne italiane (-0,6%) aumenta di circa 8 volte la distanza tra queste e le loro corrispettive immigrate. E’ da considerarsi anche il fatto che i settori maggiormente penalizzati dalla pandemia, come quello del turismo, dei servizi e del commercio (-15% stranieri, – 4,7% italiani, ISTAT), sono tutti settori ad alto tasso di occupazione femminile. A dispetto delle corrispettive italiane, che si dividono in circa 20 possibili percorsi lavorativi, le donne straniere sono penalizzate anche nella scelta della carriera: più della metà di quelle impiegate si divide in tre professioni, tra collaboratrici domestiche e badanti (il 39,7%) o addette alle pulizie di uffici. Queste tre categorie risultano, inoltre, le più colpite non solo dalle restrizioni dovute al virus, dal contagio da Covid-19, se si guarda ai numeri delle denuncie di contagio provenienti da lavoratori stranieri (il 14,3% del totale nel 2020): 8 contagi su 10 riguardano le donne, anche in quanto esse rappresentano la fetta più ampia di dipendenti stranieri.

I dati riferiti alla tipologia del contratto, infine, definisce con nitidezza il fatto che ad essere colpite dalla perdita dei posti sono quelle che erano già penalizzate da prima. Se si guarda alle perdite di chi aveva un contratto a tempo determinato, hanno perso il posto il 14,6% degli stranieri a fronte del 12,4% rappresentato da italiani. Il margine diventa più evidente guardando a chi, tra quelli che avevano un contratto a tempo indeterminato, ha perso il posto di lavoro: di questi il 3,4% in meno è riferito agli stranieri mentre l’1,1% agli italiani. Ma è tra i lavoratori autonomi, categoria già in crisi prima della pandemia, che si registra il divario più ampio, con il 9,2% dei lavoratori stranieri ad aver perso il posto contro il 2,5% di italiani. Se è vero che il quadro descritto fa emergere le donne, le immigrate, in quanto categoria più penalizzata , non poco incide il fattore della cittadinanza: è il fatto di essere straniero in sé a penalizzare la stabilità lavorativa. Per quanto svantaggiate ne risultino le donne anche gli uomini stranieri risultano maggiormente svantaggiati a confronto con la componente femminile lavorativa che gode invece del privilegio della cittadinanza.

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