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E’ morto a 102 anni negli Usa l’uomo che odiava i nazisti dell’Illinois

Qualche lettore ricorderà la celebre battuta contenuta nel film “Blues Brothers”, La frase di John Belushi, quando i due fratelli restano imbrigliati con lamacchina in un ingorgo e scoprono che è dovuto a un raduno di neonazisti.

“Io li odio i nazisti dell’Illinois”, dice Belushi a Dan Aykroyd, che spinge a quel punto il pedale dell’acceleratore, costringendo i nazisti a tuffarsi nel fiume sottostante per evitare di essere investiti. Chissà se John Landis, il regista, attinse per quella scena alla vera vita di Ben Stern, morto a fine febbraio a 102 anni.

Nel 1977, la decisione di un’organizzazione neonazista di svolgere una dimostrazione a Skokie, Illinois, scatenò l’indignazione di Ben Stern. Questo sopravvissuto all’orrore di nove campi di sterminio non poteva concepire come fosse permesso ai seguaci di Hitler di manifestare negli Usa, specialmente nella sua città adottiva di Skokie, a prevalenza ebraica e dimora di numerosi sopravvissuti alla Shoah.

L’idea di una parata neonazista in questo sobborgo di Chicago era per Stern paragonabile a un ritorno forzato nei campi di sterminio, come affermò in un’intervento su un canale TV locale dell’epoca.

La proposta di raduno agitò la comunità di Skokie per un intero anno, innescando un dibattito sul diritto alla libertà di espressione che vide contrapporsi il villaggio e la sezione di Chicago del National Socialist Party of America, supportata legalmente dall’American Civil Liberties Union.

Stern si trasformò in un fervente attivista, motivato anche dalle parole del suo rispettato rabbino della Skokie Central Congregation, Lawrence Montrose. Durante il sermone di Yom Kippur del 1977, Montrose consigliò di ignorare la marcia nazista, consiglio che Stern non poté accettare. Dichiarò pubblicamente il suo dissenso durante il documentario “Near Normal Man” del 2016, sottolineando la sua decisione di non cedere di fronte all’odio nazista.

In risposta, Stern iniziò a mobilitarsi, scrivendo lettere, interagendo con i media e partecipando a trasmissioni televisive. La sua azione pubblica lo espose a minacce di morte, tanto da convincerlo ad acquistare un’arma per autodifesa.

Aprì un ufficio a Skokie, da cui guidò una campagna di sensibilizzazione culminata nell’invio di petizioni a varie organizzazioni religiose e civili, sollevando un’eccezione al Primo Emendamento in risposta alla retorica neonazista. La mobilitazione raccolse ampio sostegno, evidenziato dalla consegna di decine di migliaia di firme alla Corte Suprema dell’Illinois.

Nonostante diversi tentativi legali a livello statale e federale, la corte dell’Illinois nel 1978 riconobbe il diritto costituzionale dei nazisti a sfilare. Stern si è spento il 28 febbraio scorso a Berkeley, California, all’età di 102 anni, come annunciato dalla figlia Charlene.

Nato Bendit Sztern a Varsavia nel 1921, la sua vita fu segnata dall’invasione tedesca della Polonia e dalle tragiche perdite familiari durante l’Olocausto. La sua sopravvivenza attraverso diversi campi di sterminio e la successiva ricerca dei superstiti della sua famiglia lo portarono infine a stabilirsi negli Usa, dove si ricostruì una nuova vita.

Il suo impegno contro la minaccia neonazista a Skokie nel 1977 rifletteva un’intolleranza verso l’odio che minacciava la sua comunità. Anche se Skokie evitò alla fine la dimostrazione nazista, la battaglia legale sollevò questioni fondamentali sul bilanciamento tra libertà di espressione e responsabilità civile.

Oltre alla sua attività pubblica, Stern ha lasciato un’eredità familiare e comunitaria di resistenza e impegno contro l’ingiustizia, marcando anche con la sua presenza le proteste contro il suprematismo bianco a Berkeley nel 2017, dimostrando il suo incrollabile impegno alla solidarietà contro l’odio razziale e il nazismo.

Ben Stern
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