giovedì, Luglio 18, 2024
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Fallisce a Berlino il referendum sul clima. Quorum mancato e pioggia di no

Il referendum di domenica scorsa per far diventare Berlino carbon neutral entro il 2030 è clamorosamente fallito e farà riflettere a lungo il movimento ambientalista. Nella capitale tedesca ha votato meno del 25% degli aventi diritto, facendo mancare il quorum alla consultazione. Ma il dato su cui riflettere è costituito dalla striminzita vittoria con il 50,9% dei sì, nonostante 260 mila persone si fossero mobilitate firmando a favore del referendum.

I no all’ipotesi che Berlino diventasse neutrale dal punto di vista climatico entro il 2030, ovvero 15 anni prima di quanto previsto e rispetto al resto del Paese, hanno raccolto pochi meno consensi dei sì, raggiungendo il 48,7%. E questo nonostante nessuna forza politica abbia fatto un’esplicita campagna per il no.

I no sono stati espressi in maggior parte nella cintura periferica della capitale, in alcuni casi con una percentuale di due terzi di no contro un terzo di sì, mentre l’approvazione è stata schiacciante nei distretti all’interno dell’anello della S-Bahn. La mancanza di mobilitazione nelle periferie è ritenuta una causa del voto negativo da alcune delle sigle che hanno promosso il referendum.

Difficilmente la sconfitta avrebbe potuto essere più netta, anche se è la quarta volta su otto consultazioni in pochi anni che un referendum slegato da altre elezioni non raggiunge il quorum a Berlino. Il dato su cui riflettono associazioni e movimenti è comunque politico. Errori commessi nella campagna elettorale sono adesso al vaglio delle organizzazioni.

A Berlino, città ritenuta di sinistra, nell’autunno 2021, una netta maggioranza ha votato in un referendum per l’esproprio delle grandi società immobiliari. Sembra contraddittorio quindi che sulla protezione del clima non sia stata espressa altrettanta sensibilità dai berlinesi, nonostante le notizie sui cambiamenti climatici dominino le cronache, tra inondazioni e siccità.

Molte critiche sono state espresse dalle associazioni al partito dei Verdi al governo, per il tardivo appoggio al referendum, arrivato dopo che anche da quella parte politica erano emerse una serie di rilievi alla fattibilità e ai costi del programma di anticipazione al 2030 della neutralità climatica di Berlino.

All’inizio della scorsa settimana l’ Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC, aveva nuovamente avvertito che gli sforzi compiuti finora per combattere il riscaldamento globale sono tutt’altro che sufficienti. Le condizioni quindi c’erano tutte per volgere in positivo la consultazione referendaria.

Le forze populiste e di destra della capitale non avevano avuto infatti il coraggio di fare una campagna apertamente contraria alla proposta referendaria, nonostante nei fatti costituiscano un grosso freno a un’efficace politica di protezione del clima. Mentre aumenta la coscienza mondiale sul fenomeno l’argomento continua a trovare poca risonanza nelle decisioni concrete. Anche le misure più semplici da attuare, come il limite di velocità sulle autostrade, non possono essere applicate.

Non tutto è perduto comunque. Resta ai promotori del referendum il risultato di aver mobilitato oltre mezzo milione di berlinesi su un tema che, come si è visto, non porta voti ai partiti che a livello nazionale gestiscono la nazione e la capitale.

La coalizione Rosso-Verde di governo preferisce conservare il proprio minimo consenso elettorale piuttosto che impegnarsi in progetti di ampio respiro e di salute pubblica. La prosecuzione della lotta per il clima iniziata a Berlino può quindi diventare vincente abbracciando una visione più ampia della questione ambientale, legandola all’intera questione sociale che grava sul paese.

In questo modo potrà esercitare una maggiore pressione sul sistema politico, non confinandola a singole iniziative e pressare le forze di governo. Secondo alcune associazioni il tema del rapporto tra il referendum di Berlino e le implicazioni politiche generali non è stato sviluppato del tutto durante la campagna elettorale.

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