sabato, Settembre 24, 2022
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Germania, a 30 anni dal pogrom razzista di Rostock-Lichtenhagen

Dal 22 al 24 agosto 1992 in Germania si verificò nel distretto di Lichtenhagen a Rostock, il più grande attacco xenofobo contro i migranti dalla fine della seconda guerra mondiale. All’attacco contro il centro di accoglienza centrale per richiedenti asilo e all’ostello per lavoratori vietnamiti parteciparono con sassi e molotov diverse centinaia di militanti di estrema destra, mentre circa 3 mila persone del quartiere guardavano applaudendo. [

In Germania in questi giorni si è scatenato un dibattito su quanto accaduto trent’anni fa. Molti commentatori sostengono che oltre a una società che non ancora elaborato quanto accadde, non c’è stata e non c’è ancora oggi nessuna traccia di un’assunzione di responsabilità da parte del mondo politico.

Anche perchè, come ricorda Die Tageszeitung, “gi attacchi razzisti contro persone che sono parte integrante della società tedesca non si sono mai fermati dopo Rostock-Lichtenhagen”. Molin per esempio, e Solingen poi Heidenau e Hanau. Con il comune denominatore dell’integrazione razziale. Spesso rendendo quasi vittime gli assalitori, capovolgendo la realtà dei fatti per non ammettere che i razzisti vogliono uccidere persone che non rientrano nella loro ideologia sprezzante.

Le vittime della violenza di destra non sono ancora state risarcite, nè materialmente nè nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità. Il razzismo, scrive Die Tageszeitung, fa parte della società tedesca. Le dichiarazioni di persone “fieramente” antidemocratiche elette nelle istituzioni sono diventate socialmente accettabili come le loro affermazioni razziste o antisemite, “fino ai più alti livelli di governo”, annota il quotidiano tedesco.

L’attacco xenofobo di Rostock-Lichtenhagen, nonostante siano passati trent’anni, è tutt’altro che finito. La polizia non fu in grado o non volle porre fine al più grave attacco razzista in Germania dalla seconda guerra mondiale e addirittura nella memoria quel pogrom viene definito “rivolta”.

Già alcuni giorni prima dei disordini del 1992, su alcuni giornali erano stati pubblicati velati avvertimenti ma la polizia e i politici non diedero risposte. Fuori dall’edificio dove erano alloggiati i rifugiati, diverse centinaia di richiedenti asilo si erano accampati per giorni con scarso o nessun accesso alle strutture di base. Nessuno intervenne e la situazione aumentò le tensioni.

Tra il 22 e il 26 agosto 1992 si verificarono 370 fermi e partirono 408 indagini preliminari relative ai disordini. La rivolta il primo giorno iniziò con i giovani del quartiere che lanciavano pietre. Vennero raggiunti da elementi neonazisti a cui si unì al terzo giorno, osservando senza intervenire, anzi applaudendo, una folla xenofoba più numerosa della polizia. Mentre l’edificio bruciava i nazisti provarono a bloccare le porte. Soltanto il caso volle che non ci fossero morti alla fine di quelle giornate.

by strassenstriche.net
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