domenica, Aprile 14, 2024
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I Comuni si ribellano al disprezzo per i poveri del governo Meloni

Assistenti sociali e Comuni avevano lanciato l’allarme già nel luglio scorso, quando era ormai certo che il Redditto di Cittadinanza sarebbe stato eliminato dal solerte governo di Giorgia Meloni.

La lotta contro i poveri del governo Meloni è in linea con il disprezzo verso i meno abbienti espresso dai governi di estrema destra in Europa, da quello di Orban in Ungheria a quello di Rishi Sunak nel Regno Unito, che è arrivato a proporre una legge per arrestare i senzatetto che emanano “cattivo odore”. Anche a costo di violare le direttive dell’Unione Europea, il governo Meloni si è rifiutato di legiferare sul salario minimo.

In una situazione di rapporti di forza non modificabili al momento sul piano nazionale, la risposta al danno dell’aver tolto a un milione di persone il Reddito di Cittadinanza, che ha provocato gravi problemi di sopravvivenza, arriva la risposta dei Comuni.

L’esecutivo aveva originariamente messo da parte l’idea, tuttavia la proposta di stabilire un salario orario minimo di 9 euro sta ora trovando terreno fertile a livello locale, nei consigli comunali.

Firenze si distingue come il primo comune italiano ad adottare il salario orario minimo come criterio vincolante per ogni affidamento di lavori o servizi. “Qualsiasi impresa che collabora con il comune dovrà garantire un compenso orario minimo di 9 euro ai propri dipendenti”, ha proclamato il primo cittadino Dario Nardella il 19 marzo.

Identico vincolo è stato stabilito da Josi Gerardo Della Ragione, giovane sindaco di Bacoli, Campania, ieri: “Tutti coloro che forniranno servizi al comune o vinceranno gare per concessioni dovranno assicurare che ogni lavoratore percepisca almeno 9 euro l’ora. In questo modo proteggiamo lavoratori come bagnini, baristi, operai e altri che ricevono salari insufficienti”.

Sempre in Campania, a Pellezzano, il sindaco Francesco Morra ha promulgato una misura concordata all’unanimità che prevede l’organizzazione di incontri con i sindacati al fine di stabilire un salario orario minimo di 9 euro per tutti i contratti gestiti dal comune.

Già a dicembre, il consiglio comunale di Livorno aveva approvato un emendamento che imponeva un salario minimo di 9 euro l’ora per i dipendenti comunali e per chiunque fosse impiegato in lavori commissionati dal comune. Questa condizione è ora un requisito essenziale nei bandi di gara comunali per garantire a tutti i lavoratori il diritto al salario minimo predetto.

Lo scorso ottobre il comune di Modena aveva approvato una mozione che chiedeva al Governo di ripensare le politiche di contrasto alla povertà e all’inclusione, in sostanza di non abolire il Reddito di Cittadinanza.

Si aggiunge alla rivolta dei Comuni il consiglio comunale di Pesaro, che ha votato una mozione che impegna il sindaco Ricci e la giunta a tornare all’attacco con il Governo per chiedere di ripristinare il reddito di cittadinanza. “Troppi poveri in fila ai servizi sociali”, si legge nel testo approvato.

Che i comuni sarebbero stati i primi a essere danneggiati dall’abolizione del Reddito di Cittadinanza lo aveva capito per primo il Presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro. Sottolineando fin dall’estate scorsa anche il ruolo opaco giocato dall’Inps nella partita contro i poveri.

Per il presidente Anci “l’Inps ha fatto errori nella forma e nella sostanza della comunicazione. Dove il lavoro si trova i Centri per l’impiego potranno assolvere al loro compito, ma dove c’è disoccupazione ci saranno problemi. Dal 2024 finiscono anche i fondi per gli affitti e i cittadini busseranno ai Comuni”.

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