giovedì, Ottobre 6, 2022
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I falsi giovani e i veri bugiardi

Tra i pochi commentatori privi di fronzoli e banalità, Ilvo Diamanti è persona i cui articoli vanno letti perchè oltre a non essere banali sono basati sempre su ricerche serie. Naturalmente i dati sono lì apposta per essere interpretati e stavolta l’editorialista d’interpretazione ne ha sparata una non all’altezza della sua fama, semmai all’altezza o bassezza della fama del gruppo editoriale Gedi, sottosezione Repubblica. Si parte dai dati raccolti in molti Paesi dall’Osservatorio Europeo curato da Demos, per la Fondazione Unipolis, dedicato alla Sicurezza. La sicurezza come viene percepita dai cittadini tra pandemia, guerra e crisi economica, la paura che percorre il continente insomma. La ricerca ci racconta come alcune paure che precedevano la pandemia, quella dell’immigrazione su tutte, seppur retrocesse dinanzi a emergenze più attuali, restino latenti e pronte a riemergere con la crisi economica. Non desta meraviglia che tensioni e insoddisfazioni nei Paesi più forti economicamente nella Ue impauriscano il 40% dei cittadini.

Le sorprese si verificano arrivati alla voce “giovani”. Futuro bloccato, e qui cominciano le intepretazioni discutibili, dai “privilegi” conseguiti dalle generazioni precedenti. Naturalmente, non è scritto ma è implicito, su tutte l’accusa che colpevolizza maggiormente gli adulti riguarda il “privilegio” pensionistico, che toglierebbe risorse. In Italia il termine giovane riguarda ormai persone intorno ai 50 anni allontanando la vecchiaia, che ormai viene considerata tale in Italia a partire dai 74 anni contro i 68 della media europea. Questo frena e vincola le aspettative dei giovani veri, bloccati nelle possibilità di carriera e costretti ad emigrare in quanto svantaggiati nella “mobilità sociale”. Il problema c’è e sarebbe assurdo non vederlo. Quello culturale su tutti, a partire dall’esigenza di modificare l’economia per contrastare il riscaldamento globale, provocato, questo sì, dall’incapacità di chi, cresciuto in un mondo dove veniva fatto credere che le risorse naturali fossero illimitate, non riesce a prendere atto dell’insostenibilità economica e ambientale di quel modello.

Conclude Diamanti: “Mentre la vecchiaia avanza. E noi fatichiamo ad accettarla. Così, de-limitiamo il futuro. Dei giovani. E di tutti noi. Con il rischio di perdere di vista l’orizzonte. E dimenticare il passato. Per questo conviene ascoltare i giovani. E guardare avanti. Senza illudersi di fermare il tempo”. Senza illudersi di fermare il tempo, è il messaggio importante di questa lettura. Senza illudersi invece, vorremmo spiegare a Diamanti in un contraddittorio, che se le persone a 50 anni competono sul mercato del lavoro con quelli di venti anni dipenda dalla pigrizia dei cinquantenni, costretti per vivere a fare consegne di pizze e altre fatiche di cui farebbero volentieri a meno. Potrebbe chiedere conto Diamanti ai dirigenti del gruppo editoriale per cui lavora quante sono le persone che hanno prepensionato di poco al di sopra dei 50 anni, togliendo così ulteriori risorse ai giovani per le pensioni future e scaricando sullo Stato i costi della loro incapacità imprenditoriale.

Leggendo le righe di una persona di solito attenta come questo editorialista diventa chiaro come chi scrive di problemi sociali non ne abbia e soprattutto non conosca la miserabile, nel senso di miseria, concretezza che colpisce chi li ha. Per questo con un gruppo di persone giovani e precarie, coordinate da questo vecchio precario, abbiamo dato vita a Diogene, un quotidiano che parla della vita che non compare sugli altri giornali. La vita dei disgraziati, dei ladri di piccola tacca, dei poveracci, dei migranti, dei senzatetto, dei contadini, degli ultimi della terra dall’Italia alla Nuova Zelanda passando per l’India. E vi chiederemo soldi per questo, e li chiederemo agli enti pubblici e privati proprio perchè, noi come altri, siamo tagliati fuori da quell’economia che compie disastri attribuendoli a chi non decide il proprio futuro.

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