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I mancati interventi per la siccità in Sicilia mentre si finanzia il Ponte

Lo studio Community Valore acqua per l’Italia di The European House – Ambrosetti ci spiega che in Sicilia, lo stress idrico, il rapporto tra i prelievi idrici totali e la disponibilità dell’acqua di superficie e sotterranea, ha toccato nel 2023 il valore più alto con 5 su 5.

In queste ore l’emergenza ha toccato di nuovo un punto altissimo. In Sicilia, la siccità sta devastando le coltivazioni e il bestiame, aggravata da infrastrutture idriche inadeguate e ritardi politici.

I voucher per il fieno, vitali per nutrire il bestiame, non sono ancora stati approvati. La terza commissione dell’Assemblea regionale, che doveva deliberare sul tema, è stata rinviata per mancanza di numero legale.

Gli agricoltori siciliani, colpiti duramente dalla siccità, devono usare autobotti per salvare le colture residue. Le province di Enna e Caltanissetta sono tra le più colpite, con gravi perdite occupazionali.

Che la Sicilia sia tra le quattro regioni con il maggiore tasso di criticità, con Basilicata, Calabria e Puglia, è cosa nota, eppure come ogni anno, come se fosse un’emergenza dell’ultimo momento, d’improvviso con l’arrivo dell’estate i gironali scoprono la siccità.

Nel febbraio scorso, mentre il Consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina approvava l’aggiornamento del progetto definitivo per il Ponte, la Regione Sicilia era costretta a proclamare lo stato di calamità naturale su tutto il territorio per mancanza di piogge adeguate.

Sembrebbe una beffa o un paradosso, si tratta invece di vera delinquenzialità politica sulla pelle dei siciliani. La Regione era a rischio collasso per una emergenza siccità senza precedenti già quattro mesi fa.

A essere colpita è l’intera economia dell’isola, agricoltori e allevatori rimasti senza foraggio verde, a causa della mancanza di scorte di fieno che invece erano state danneggiate dalle piogge anomale del maggio 2023.

Mentre i giornali pubblicano oggi con “sorpresa” le immagini degli animali che arrivano a mangiare fanfgo nel tentativo di trovare un po’ d’acqua, lo stato di crisi e di emergenza nel settore idrico potabile fino al 31 dicembre di quest’anno è già in vigore in sei province: Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo e Trapani.

Pochi mesi fa, sempre a febbraio, un comunicato della giunta regionale Schifani proclamava che “il governo regionale ha incaricato l’Unità di crisi di individuare possibili interventi strutturali da eseguire con urgenza per fronteggiare la carenza idrica, salvaguardare gli allevamenti zootecnici e le produzioni delle aziende agricole garantendo sufficienti volumi d’acqua”.

Ci si chiede a buon diritto: cosa è stato fatto? Perchè per il momento è evidente e davanti agli occhi di tutti soltanto quello che non è stato fatto. e non soltanto dalla giunta regionale ma anche dal governo nazionale.

L’Osservatorio distrettuale permanente per gli utilizzi idrici del distretto Sicilia il mese scorso aveva spiegato che a metà luglio, meno di un mese da adesso, il lago Fanaco nel palermitano sarà totalmente esaurito. Le scarse piogge di marzo sono già evaporate.

Ma il disastro va ben oltre. attualmente sono disponibili in tutta la Sicilia, per evitare di estinguere la specie ittiche, 289 milioni di metri cubi d’acqua, solo 154 milioni quelli realmente utilizzabili, che corrispondono alla metà di giugno 2023.

Il governo Meloni ha stanziato tra i 6 e i 7 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina​. Per affrontare la siccità in Sicilia, secondo Coldiretti, sarebbero necessari almeno 3 miliardi di euro per un piano di intervento urgente che comprenda la costruzione di nuovi invasi e la manutenzione delle reti idriche.

Con la metà della spesa stanziata per qualcosa che non c’è si potrebbe salvare ciò che già c’è: la terra, l’agricoltura, gli allevamenti. Per non parlare delle esigenze dei cittadini, che per bere acqua possono far ricorso soltanto alle bottiglie comprate a spese loro.

Il 2023 era stato il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica di lungo periodo. I primi mesi dell’anno avevano già fatto capire che il 2024 sarebbe stato il quinto. Già a inizio anno era stato ipotizzato il razionamento dell’acqua, che infatti è già in corso in 150 comuni siciliani.

Secondo dati dell’Osservatorio delle Acque della Regione Siciliana, negli ultimi dieci anni, le precipitazioni medie annuali sono diminuite di circa il 20%. Questo ha portato a una riduzione delle riserve idriche nei bacini e nelle falde acquifere.

La Sicilia ha sperimentato un aumento delle temperature medie, con estati più calde e prolungate. Nel 2022 e 2023, si sono registrate ondate di calore estremo con temperature che hanno superato i 40°C, aggravando ulteriormente la situazione della siccità.

Le riserve idriche nei principali bacini della Sicilia, come già detto, sono al di sotto della media storica. Per esempio, il lago di Piana degli Albanesi e il lago di Pozzillo, due dei principali invasi dell’isola, hanno registrato livelli d’acqua molto bassi, mettendo a rischio l’approvvigionamento idrico per l’irrigazione agricola e l’uso domestico.

La siccità ha avuto un impatto devastante sull’agricoltura siciliana, un settore chiave per l’economia dell’isola. Colture come agrumi, olive, uva e grano sono state gravemente colpite. Secondo Coldiretti Sicilia, nel 2023, si è stimato che le perdite per il settore agricolo a causa della siccità siano ammontate a oltre 200 milioni di euro.

Le infrastrutture idriche in Sicilia sono obsolete e inefficienti. La dispersione d’acqua lungo la rete di distribuzione è un problema cronico, con perdite stimate fino al 40% in alcune aree. Questo peggiora ulteriormente la crisi idrica durante periodi di siccità.

Per affrontare la scarsità d’acqua, sono stati avviati progetti per la costruzione di impianti di desalinizzazione. Questi impianti sono progettati per convertire l’acqua marina in acqua potabile, ma il loro alto costo e il consumo energetico rappresentano sfide che le autorità locali e nazionali non hanno saputo e voluto affrontare, destinando risorse a progetti faronici e discutibili come il Ponte sullo Stretto.

Questa è una realtà che sfiora la delinquenzialità per le conseguenze devastanti sull’economia regionale e sulla vita delle persone. Il Presidente della Regione Schifani ha annunciato il via libera del governo al piano d’interventi per 20 milioni di euro per la rifunzionalizzazione di pozzi e sorgenti, l’acquisto e la sistemazione di autobotti, la riparazione di alcune reti di interconnessione.

Oggi è la “Giornata contro la desertificazione”, un fenomeno che oltre alla Sicilia riguarda tutto il Sud d’Italia. L’assenza di precipitazioni e le carenze delle infrastrutture che dovrebbero garantire alle aziende l’acqua necessaria ha di fatto bloccato i lavori nelle campagne meridionali.

Oltre agli altri danni citati, Coldiretti calcola che a causa della mancanza di acqua sono stati persi 33 mila posti di lavoro principalmente tra Sicilia e Puglia. Nel frattempo ci si chiede quanti posti di lavoro portrà invece il Ponte sullo Stretto. Nel frattempo i siciliani restano a secco.

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