domenica, Maggio 19, 2024
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I nuovi gattopardi – Affari siciliani


Il termine “gattopardo” in Sicilia, e più in generale in Italia, ha assunto una connotazione simbolica grazie al celebre romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel contesto socio-politico siciliano, il “gattopardo” rappresenta l’idea del cambiamento che nasconde, in realtà, una sostanziale continuità. Questo concetto si riferisce alla capacità delle classi dirigenti di adattarsi alle nuove situazioni senza veri cambiamenti strutturali, mantenendo così inalterati i propri privilegi e potere.

La frase emblematica del romanzo, “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, riflette questa visione, dove le apparenti trasformazioni celano una profonda staticità. Il “gattopardo” diviene così simbolo di un’illusoria evoluzione che maschera un’immobilismo radicato, un fenomeno osservabile in molte dinamiche sociali e politiche italiane post-unitarie.

Sebbene il libro di Giuseppe Tomasi di Lampedus sia uscito nel 1958, il “gattopardismo” è un concetto ancora vivido e pertinente, riflettendo un atteggiamento culturale radicato verso il cambiamento e la gestione del potere in Sicilia. Ne troviamo conferma leggendo “I nuovi gattopardi – Affari siciliani”, il nuovo libro scritto dal mazarese Fabrizio Hopps, pubblicato da Angelo Mazzotta. A presentarlo nei giorni scorsi a Marsala, in provincia di Trapani, lo stesso autore, coadiuvato da Patrizia Sileoni e Barbara Lottero.

Il romanzo dipinge un panorama desolante dei corridoi del potere in Sicilia, dominati da personaggi privi di nobiltà, tra politici, burocrati e colletti bianchi. Al centro della narrazione c’è Giovanni Vassallo, un presidente della Regione corrotto e senza scrupoli, che sfrutta il suo potere per arricchirsi tramite illegalità, tangenti e raccomandazioni.

Il protagonista del romanzo è Santo Fileccia, autista del presidente, un uomo all’incrocio decisivo della sua vita. Sebbene legato da un rapporto di amicizia con Vassallo, Santo è profondamente diverso da lui. Quando si presenta l’opportunità di partecipare a un affare losco – una maxi tangente per la costruzione del primo termovalorizzatore dell’isola – Santo si ritrova a fare i conti con il proprio senso morale. Vassallo lo incarica di fungere da prestanome in un complesso giro di denaro che coinvolge conti esteri e società offshore.

Santo, tuttavia, è tormentato dalla vista della sua terra devastata dai “Nuovi Gattopardi”, che sembrano privare la Sicilia di ogni speranza e futuro. La sua anima inquieta anela a una vita lontana da queste trame oscure, fatta di semplicità e amore per la sua Angela, che rappresenta il polo opposto delle “festazze” scandite da escort e cocaina a cui è abituata l’elite al potere.

Con una prosa tagliente, Hopps non critica soltanto la classe politica ma l’intera struttura burocratica di quella che viene chiamata “mamma Regione”, una macchina complessa stratificata in vari livelli di potere e responsabilità. Il libro si conclude con un finale a sorpresa che lascia il lettore appagato, riflettendo sulla possibile redenzione di chi sceglie la strada della giustizia e dell’onore, nonostante le tentazioni del potere e della corruzione.

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