mercoledì, Settembre 28, 2022
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I sindacati britannici chiedono un salario minimo di 15 sterline l’ora

Trades Union Congress, il Tuc, congresso dei sindacati britannici, chiede al governo un salario minimo a 15 sterline (al cambio attuale 17,8 euro) entro il 2030, per fronteggiare la crisi economica causata dall’inflazione e dal costo delle bollette.

Il salario minimo in Uk è attualmente di 9,50 sterline l’ora per le persone di età pari o superiore a 23 anni e di 9,18 sterline per le persone di età compresa tra 21 e 22 anni e inferiore per i più giovani. Il Tuc afferma che i lavoratori guadagnano in media 88 sterline al mese in meno rispetto al 2008.

Secondo Frances O’Grady, segretaria generale del Tuc, “Milioni di lavoratori sottopagati vivono al limte della sussistenza, lottando per cavarsela, e ora vengono spinti sull’orlo del baratro per pagare le bollette e fronteggiare i prezzi alle stelle .

“Per troppo tempo ai lavoratori è stato detto che le aziende non possono permettersi di pagarli di più – ha affermato dal congresso O’Grady – Ma ancora e ancora l’evidenza ha dimostrato che le imprese continuano a realizzare profitti e ad aumentare i posti di lavoro. Possiamo permetterci stipendi più alti”.

Intanto un’inchiesta della Bbc ha accertato che più di tre milioni di famiglie in Gran Bretagna stavano ancora aspettando di ricevere il sussidio di 150 sterline promesso il 1° luglio scorso dal governo per aiutare le famiglie a pagare le bollette.

Sulla questione si svolge anche lo scontro tra i candidati dei Tory per succedere al premier uscente Boris Johnson. Secondo lo sfavorito Rishi Sunak il blocco totale delle bollette non è attuabile e propone piuttosto un taglio dell’Iva il pacchetto di sostegno esistente, da lui varato come ministro delle Finanze, con un maggiore sostegno per le famiglie a basso reddito e i pensionati.

La favorita per la corsa a premier Lizz Truss (che in un audio “rubato” e pubblicato dal Guardian definisce i lavoratori britannici “privi di abilità e applicazione”) propone invece di scatenare una “rivoluzione delle piccole imprese” tagliando le tasse ai commercianti e generici aiuti ai più poveri.

Soluzioni che stanno contrapponendo frontalmente gli aspiranti premier ai sindacati, impegnati in un’ondata di scioperi come non si vedeva da quasi mezzo secolo. Dietro le richieste economiche in realtà si nascondono le conseguenze di un decennio di tagli ai servizi pubblici e ai regimi di assistenza sociale.

Secondo il Fondo monetario internazionale, la disuguaglianza è aumentata più rapidamente nel Regno Unito che in qualsiasi altra parte d’Europa ad eccezione dell’Estonia, da quando i prezzi dell’energia hanno iniziato a salire quest’anno.

Frances O’Grady

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