domenica, Aprile 14, 2024
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Il Bundestag tedesco ammette i crimini contro i civili in Afghanistan

Il recente rapporto preliminare redatto da una commissione di studio del Bundestag, che analizza l’intervento tedesco in Afghanistan, ha sollevato critiche severe e spietate sui fallimenti dell’esercito tedesco, del Ministero della Difesa e dei governi che si sono succeduti nel corso degli anni. Il documento, lungo oltre trecento pagine, evidenzia gravi carenze in termini di comunicazione, cooperazione, e una gestione delle risorse che ha comportato spese miliardarie senza risultati concreti, dimostrando una marcata ignoranza della situazione sul campo.

Il rapporto, tuttavia, tralascia un aspetto fondamentale: il bilancio delle vittime afghane. Mentre fornisce dati precisi sul numero di tedeschi deceduti nel corso delle operazioni ventennali – 66 in totale, tra cui 59 soldati, tre agenti di polizia e quattro civili – dedica pochissimo spazio alle perdite afghane, limitandosi a menzionare brevemente la responsabilità delle forze internazionali nella maggior parte delle vittime civili causate da attacchi aerei.

Durante il conflitto, guidato prima dall’ONU e poi dalla NATO, oltre 176 mila afghani hanno perso la vita, inclusi circa 50 mila civili. Questi numeri, considerati minimi, sono destinati ad aumentare, dato che molte vittime degli alleati occidentali, inclusa la Germania, non sono state adeguatamente documentate. Le difficoltà di accesso per osservatori dei diritti umani e giornalisti in molte aree hanno limitato la registrazione delle operazioni militari e degli attacchi di droni.

Foto di WikiImages da Pixabay

Casi di crimini di guerra commessi dalle truppe occidentali sono emersi solo a conflitto inoltrato o concluso, come le violenze perpetrate dalle forze speciali britanniche e australiane contro civili innocenti. Inoltre, le operazioni di droni, fortemente dipendenti dalla base aerea di Ramstein in Germania, hanno continuato a seminare morte, trascurando le vittime civili di tali attacchi.

La scarsa attenzione riservata alle vittime afghane dell’intervento occidentale pone interrogativi profondi sull’equità e sulla giustizia del trattamento riservato ai diversi attori coinvolti. Il bombardamento di Kunduz nel 2009, che ha provocato la morte di numerosi civili, rimane un episodio controverso senza un adeguato risarcimento per le famiglie delle vittime.

La Germania, partecipando attivamente al conflitto e stringendo alleanze con elementi corrotti all’interno dell’Afghanistan, ha contribuito alla perdita di vite innocenti, una verità che solo ora sta emergendo, seppur parzialmente, attraverso l’analisi e la critica interna. La lezione da apprendere è l’importanza di un approccio più riflessivo e responsabile nelle future operazioni internazionali, con un’attenzione maggiore verso le conseguenze umane delle decisioni politiche e militari.

Foto di Amber Clay da Pixabay
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