mercoledì, Settembre 28, 2022
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Il business della carità … per chi lavora nella carità

La fonte da cui dovrebbe scaturire questo dibattito è religiosa, ma le parole di Papa Francesco riguardano tutti coloro che lavorano intorno all’assistenza ai poveri. In questo caso parlava ai rappresentanti della Caritas spagnola: “Per favore, fate attenzione alle risorse, ma non cadete nel grande business della carità, dove il 40, 50, 60% delle risorse è destinato a pagare gli stipendi di quanti vi lavorano”.

Va detto che al testo scritto Bergoglio ha aggiunto molti passaggi a braccio, che hanno lasciato stupiti non poco i rappresentanti iberici: “Ci sono aziende in Europa, ci sono, scusate, movimenti di istituzioni di carità, che arrivano al 60%, credo sia troppo… Ma 40 e oltre% è destinato agli stipendi”, il monito di Francesco: “No. Meno mediazioni possibili! E quelle che ci sono, per quanto possibile, per vocazione, non come lavoro.’Vieni che ti do un lavoro in Caritas…’ No, no. Questo non va bene”.

Il discorso che il Papa ha rivolto ai rappresentanti della Caritas spagnola non deve però sorprendere. La polemica sui costi per mantenere in piedi strutture dedicate, almeno in teoria, ad aiutare gli altri, hanno caratterizzato istituzioni come la Fao la stessa Onu, accusate di essere carrozzoni che hanno più bisogno di denaro per pagare gli stipendi che per raggiungere gli obiettivi dei progetti di aiuto a popoli e nazioni in difficoltà.

La stessa chiesa cattolica d’altronde è stata in passato, e ancora è oggi, l’occasione per le fasce più povere della popolazione di studiare e assicurarsi tre pasti al giorno. Se frati e suore non hanno stipendio, un prete guadagna attualmente intorno ai 1100 euro al mese che arrivano a 1300 per un parroco e 3000 per un vescovo, fino ai 5000 euro mensili per un cardinale. Il papa precedente Benedetto XVI aveva portato a 2500 euro lo stipendio del pontefice ma Bergoglio ha rinunciato del tutto a beneficiarne. Fermo restando che il Papa può accedere illimitatamente all’Obolo di San Pietro.

“A motivarci, a farci raggiungere obiettivi programmati non sono i risultati ma il metterci dinanzi a una persona che è spezzata, che non trova il proprio posto, e accoglierla, aprire per lei cammini di recupero di modo che possa trovare se stessa, essendo capace, nonostante i suoi limiti e i nostri, di cercare il suo posto e di aprirsi agli altri e a Dio”, ha spiegato il Papa agli spagnoli, probabilmente più in grado di noi di comprendere a cosa si riferisse esattamente Bergoglio nel caso specifico.

“Parafrasando il Vangelo di Giovanni, se venissimo cercati e venissimo lodati solo perché la gente ha mangiato pane e per questo motivo ci sentissimo come re, staremmo tradendo il messaggio di Gesù” ha concluso.

E se le parole del Papa sono rivolte a chi condivide la sua fede, dobbiamo ricordare che a fianco dell’importante ruolo svolto da enti come la Caritas, negli anni è cresciuto un volontariato laico altrettanto efficiente, legato al fiorire di migliaia di associazioni. In questo senso le parole di Bergoglio hanno una dimensione universale che dovrebbe servire da monito non soltanto ai cattolici ma a tutti coloro che gestiscono il “business della carità”.

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