mercoledì, Aprile 17, 2024
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Il lavoro forzato genera ogni anno profitti per 236 miliardi di dollari

Nel suo ultimo rapporto, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) evidenzia che il lavoro forzato nel settore privato è responsabile di guadagni illeciti per 236 miliardi di dollari all’anno, segnando un incremento del 37% rispetto al 2014. Questa crescita è attribuita sia all’aumento delle persone costrette a lavorare contro la loro volontà sia ai maggiori profitti ricavati dal loro sfruttamento.

La ricerca “Profitti e povertà: l’economia del lavoro forzato” rivela che i trafficanti e gli sfruttatori realizzano circa 10.000 dollari di profitto per ogni vittima, un incremento rispetto ai 8.269 dollari di dieci anni fa. I profitti illeciti derivanti dal lavoro forzato variano geograficamente, con l’Europa e l’Asia centrale in testa, seguite da Asia e Pacifico, Americhe, Africa e Paesi arabi.

In termini di profitto per vittima, il maggior guadagno si registra nuovamente in Europa e Asia centrale. Lo sfruttamento sessuale forzato genera il 73% del totale dei profitti illeciti, nonostante costituisca solo il 27% delle vittime di lavoro forzato privato, con un guadagno medio per vittima significativamente superiore rispetto ad altre forme di sfruttamento.

L’industria, seguita dai servizi, l’agricoltura e il lavoro domestico, rappresenta i settori con i maggiori profitti illeciti. Questi guadagni non raggiungono i lavoratori ma rimangono in mano agli sfruttatori. Nel 2021, circa 27,6 milioni di persone erano vittime di lavoro forzato, ovvero 3,5 persone ogni mille nel mondo, con un aumento di 2,7 milioni di persone rispetto al 2016.

Il Direttore Generale dell’ILO, Gilbert F. Houngbo, sottolinea l’importanza di un intervento globale per eliminare queste pratiche, che non solo perpetuano la povertà ma attaccano la dignità umana.

Il rapporto dell’ILO enfatizza la necessità di interventi normativi per bloccare i profitti illeciti e assicurare i responsabili, proponendo il rafforzamento dei quadri legali, la formazione per le forze dell’ordine, ispezioni del lavoro mirate e una maggiore cooperazione tra le autorità.

Tuttavia, si afferma che le sole misure repressive non bastano per eradicare il lavoro forzato, che deve essere affrontato con un approccio olistico che miri alle cause radicate e protegga le vittime. Il Protocollo del 2014 alla Convenzione sul lavoro forzato fornisce una base per un’azione coordinata a livello internazionale.

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