domenica, Giugno 16, 2024
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Il meta antifascismo

All’inizio di questa campagna elettorale per le elezioni europee, che sancisce definitivamente che dell’Europa non importa niente a nessuno, visto l’uso a esclusivo consumo interno della competizione, piomba sulle nostre teste la polemica sul fascismo, una volta l’anno, come Natale o Pasqua, soltanto intorno al 25 aprile e per pochi giorni, poi si riprende la vita normale, timbrato il cartellino.

Viviamo nell’era del trionfo dei metadati. Che, spiegato in breve, sono la cifra del nostro tempo, non riguardano i contenuti ma tutto quello che c’è intorno. Tu scrivi un’email a tuo cugino e i metadati sono giorno e ora d’invio, il tuo provider di posta, il tuo provider internet, il browser o il client di posta che hai usato, il luogo da cui hai usato il pc per spedire, il sistema operativo del tuo pc. Insomma: tutto tranne quello che hai scritto a tuo cugino, il contenuto del messaggio.

Ormai tutta la nostra vita ruota intorno ai metadati, usati principalmente dai vari grandi fratelli, da Meta a Google ad Apple e via dicendo, per capire cosa mangi, cosa indossi, con chi fai sesso, e poi venderti prodotti coerenti con i tuoi metadati. Le parole chiave non fanno distinzione se tu hai citato una cosa per dire che la detesti, una volta usata quella parola l’oggetto da vendere legato a quella parola ti apparirà nelle pubblicità di quando navighi sui social o nel web.

Il problema serio è che anche l’informazione e la cultura non danno più importanza ai contenuti e ruotano intorno ai metadati. Ne è una dimostrazione quanto sta accadendo intorno al servizio pubblico radiotelevisivo e, da ultimo, al testo dello scrittore Antonio Scurati.

Anche l’antifascismo si è trasformato in un metadato. diventa battaglia antifascista difendere compensi da cento milioni di euro di conduttori di festival e programmi televisivi, dopo che hai permesso tu per primo, con le tue leggi, di smantellare i diritti dei lavoratori con il Jobs act e oggi, che uno sia laureato in fisica biomolecolare o faccia il cameriere con o senza tre master o porti le pizze a casa sempre 5 euro l’ora vale. Due pesi e due misure, ma un unico metadato.

Che gli attuali esponenti del governo siano diversamente intelligenti è ormai acclarato, a partire dalla comunicazione della loro dabbenaggine. Conservano la fiamma del simbolo del Movimento Sociale del repubblichino fascista e collaboratore dei nazisti Giorgio Almirante e poi si offendono quando glielo ricordi. D’altronde che ti puoi aspettare da gente che si propone come ortodossa nazionalista, ultimo baluardo della tradizione italica e chiama il ministero per celebrarla del “made in Italy” all’inglese?

Inutile quindi soffermarsi sulla politica ormai priva di equivoci di chi, democraticamente eletto, oggi come ieri della democrazia si fa beffe, ieri col manganello e oggi col telecomando.

Il problema è far passare un testo superficiale e scolastico, un metadato dell’antifascismo, come quello prodotto da Antonio Scurati, per manifesto dell’antifascismo del 2024. Un testo banale, un bignami dell’antifascismo di maniera che se è comprensibile che dia fastidio ai volenterosi servitori della maggioranza di governo, non si capisce davvero come possa diventare un simbolo della contrapposizione a quello stesso governo.

Il simbolo di quel testo semmai è il metadato, tutto quello che c’è intorno, come è stato gestito, la voglia di rivalsa dei fascisti emarginati per anni in Rai a cui non sembra vero di poter comandare impuniti col fez a via Teulada. Operatori della comunicazione talmente ignoranti in comunicazione da non aver capito l’effetto domino, o effetto Dumini in questo caso (il capo della squadra che uccise Matteotti, ndr), che avrebbero provocato con la loro censura.

Il metadato è lo scontro innescato alla vigila del 25 aprile da chi con l’istituzionalizzazione di questa data deprivata di spirito vitale, ha reso il fascismo più attuale dell’antifascismo, continuando a celebrare un rito che si richiama a valori che per prima la sinistra ha tradito. Ma va bene tutto per qualche voto in più, in vista dele elezioni europee. tutto purchè non si parli di programmi in cui l’antifascismo sia vivo e non morto, ancora letto in base al 1924, cento anni fa, e non al 2024. Il metadato dell’antifascismo, appunto, ciò che c’è intorno e non il contenuto.

Paradossalmente sono proprio i fascisti vecchi e nuovi ad avere, al contrario, un’idea ben precisa dell’Europa da contrapporre al vuoto pneumatico d’idee sull’Europa di tutti gli altri. Ce l’hanno eccome un’idea, molte idee, una più pericolosa dell’altra.

Vogliono un Europa con i confini chiusi, dove i diritti civili, dall’aborto alla libera circolazione di persone e di merci, siano dichiarati illegali, dove le persone e le merci siano sottoposti a dazi nazionalistici, dove la laicità dello Stato va a farsi benedire, dove persino i basilari principi liberali e liberisti siano ritenuti un estremismo pari al comunismo bolscevico rispetto al corporativismo nazionalista proposto dagli Orban e dalle Meloni, dove ti vogliono imporre di mangiare il formaggio a casa e al ristorante e un’ora al giorno di ascolto obbligatorio di Povia, dove le università della vita sostituiscano quelle accademiche, dove basta che paghi e ti puoi laureare per corrispondenza in medicina e poi ammazzare legalmente un paziente a casa tua, dove se hai soldi ti curi privatamente e se sei povero crepi, dove i governi decidono con chi puoi scopare e come, dove dall’Iran è stata esportata la polizia morale che t’impone cosa indossare e cosa mostrare, soltanto che è una polizia morale al contrario, che t’impone marchi che traggono profitto da donne e bambini che cuciono vestiti per un dollaro al giorno come se fosse normale.

Certo, se gli odierni antifascisti fanno parte di quegli stessi partiti che prima ancora dei fascisti hanno approvato leggi per mandare a morire i migranti in mare, se con i fascisti ci hai governato allegramente mentre bevevano il mojito, se prima ancora dei fascisti hai ripulito tu le città con la scusa del “decoro urbano” spazzando via chi è costretto a dormire per strada, se prima dei fascisti hai messo tu “antifascista” su dei camion i Rom perchè chi scendeva all’aeroporto di Roma non vedesse le baraccopoli che disturbavano il Festival del Cinema, senza offrirgli una sistemazione in cambio, se prima dei fascisti sei stato tu a trasformare il Paese in un B&B a cielo aperto, dove meno abbienti, studenti e anziani non possono permettersi un affitto, se non ti sei indignato quando la polizia manganellava chi protestava contro il greenpass e oggi trovi “fascista” la polizia che manganella gli studenti, se hai gridato, allo scandalo quando hanno vietato un seminario su Dostoevskij perchè la Russia aveva invaso l’Ucraina ma oggi trovi “antifascista” vietare la collaborazione tra le università italiane e quelle israeliane, se ti dichiari antifascista e poi da buon fascista contesti la presenza legittimata dalla storia della Brigata Ebraica alle celebrazioni del 25 aprile, ecco, allora poi stupisciti, grida al fascismo dilagante degli altri, aggrappati pure all’esercitazione scolastica di Scurati, perchè la verità è che la tua labile cultura è esattamente quella che ha aperto la strada all’estrema destra in tutta Europa e tu non sei la soluzione del problema ma sei esattamente il problema.

Il testo del monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile e l’antifascismo:

“Lo attesero sottocasa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.

Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania.
In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944.

Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.
Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?

Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.
Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana.”
Antonio Scurati

Linda Vignato PDM 1.0 DEED
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1 commento

  1. Hai perfettamente ragione, come ho già sottolineato nelle mie pagine. La ricostruzione di Scurati non è soltanto insufficiente a livello storico, ma anche poco educativa. Si va in televisione per arringare il demos con una filippica contro qualcuno? O non sarebbe forse più utile rivolgersi alle giovani generazioni prendendo ciò che di positivo e inconfutabile ha la Liberazione, ovvero la fine di regimi dittatoriali e razzisti?
    Che poi sia semplice scrivere un testo più approfondito di quello di Scurati, definendo meglio questo fascismo che collaborò con i nazisti ti dico tranquillamente che no, non è per nulla facile. Non è un discorso da comizio elettorale. Ti faccio un esempio emblematico. Sai dove ho trovato la prova di una collaborazione tra fascisti e nazisti per una strage del 1944? In una relazione del prefetto Enrico Vezzalini. E mi fermo qui.

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