sabato, Settembre 24, 2022
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Il Pd e la Costituzione italiana

di Alberto Benzoni

L’amore che il Pd nutre per la Costituzione italiana e la sua aspirazione ad essere eletto a baluardo principale a sua difesa equivale al desiderio, questo inespresso, della volpe a vedersi affidata la protezione del pollaio.

Con l’unica e non banale differenza che, nel primo caso, il pollaio che si intende difendere non c’è più; perché è stato distrutto, nel corso di questi ultimi trent’anni, con il contributo attivo di chi oggi vorrebbe proteggerlo.

Per rendersene conto, basterebbe leggere il testo. A partire dall’art 1 ( L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ), per finire con l’art.99 ( ruolo del Cnel).

Fatelo, con spirito libero e con quel minimo di rispetto dovuto alle parole scritte. Per capire, da subito, che non vi trovate soltanto di fronte a una Costituzione inattuata magari perché i suoi alati principi si sono trovati di fronte alle resistenze del mondo reale. Ma, cosa molto più grave, di fronte a una Costituzione tradita, anzi capovolta ( che si tratti di diritto al lavoro e della necessità di garantirlo, di diritto di asilo, del ruolo dei partiti, di fiscalità progressiva, di limiti alla libertà dell’iniziativa privata, di espropri per pubblica utilità, di parità salariale uomo/donna, della modifica del titolo V e, soprattutto, del ripudio della guerra e dell’obbligo, per dichiararla, di una delibera del Parlamento ).

E questo, per tacere, di una situazione di vero e proprio caos istituzionale, comunque contraddistinto dal fatto che l’Italia non è più una democrazia parlamentare. E questo perché le Camere ( e, in particolare quella dei deputati ), elette con una legge chiaramente anticostituzionale , sono diventate organi di registrazione passiva di decisioni prese in altre sedi. E che i parlamentare vivono una condizione di totale subalternità, temperata dalla possibilità di cambiare casacca.

Ci si dirà che la Costituzione, così come altre leggi promosse dalla sinistra, è una legge/manifesto. Grande impegno nel vararla; disinteresse totale nel promuoverne e garantirne l’attuazione.
E ci si dirà, ancora, che la nostra Legge fondamentale è nata in un clima politico, in tutto e per tutto diverso da quello di questi ultimi trent’anni. E che quello che chiamiamo tradimento è, in realtà, un fatale superamento. Tutto vero. Tutto giusto. Ma se così stanno le cose sta a noi trarne le inevitabili conseguenze.

La prima è quella enunciata all’inizio di questa nota e che riproponiamo ora nella sua forma più brutale: “chi , come il Pd, posa a difensore della costituzione imbroglia in primo luogo sé stesso: perché del testo originario e del suo spirito informatore non è rimasto quasi nulla; e perché il Pd stesso ha contribuito, più di qualsiasi altro, alla sua distruzione”.

La seconda è che è impossibile pensare, qui e oggi, ad ulteriori cambiamenti dall’alto o magari ad una sua riscrittura consensuale. Nel primo caso perché non ci sono i numeri. Nel secondo, perché manca totalmente qualsiasi “comune sentire”.

E allora ? E allora, l’unica via d’uscita è quello di “cambiare il clima”. Tenendo bene a mente che il clima si cambia non con i dibattiti e le analisi ma con le lotte: per la pace e contro la cultura della guerra; per il diritto al lavoro; contro le disuguaglianza; per l’integrazione; contro la devastazione del territorio e così via.

Rovesciare la corrente, senza fare sconti a nessuno. Sarà lunga. Sarà dura. Ma la strada è quella. E non ce ne sono altre.

Alberto Benzoni

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