lunedì, Settembre 26, 2022
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Il record di occupati in Italia è un dato falso

Nella geniale spiegazione offerta dal poeta romano Trilussa in merito al funzionamento delle statistiche rientrano anche gli ultimi dati Istat sull’andamento del mercato del lavoro a giugno. Per i pochi che ancora non conoscessero la questione, spiegava Trilussa, la statistica è quella cosa per cui io mangio un pollo intero e tu niente ma risulta che abbiamo mangiato mezzo pollo a testa. Il tasso di occupazione segna un record positivo, 60,1%, circa 15 milioni di persone, il livello più alto da quando esiste questa rilevazione nel lontano 1977. Nel frattempo anche il Prodotto Interno Lordo cresce un po’, dell’1% per l’esattezza nel secondo trimestre rispetto al primo.

Va sottolineato intanto che il totale degli occupati, oltre 23 milioni, è calcolato in base a un nuovo metodo dell’Istat, cioè il lavoratore torna a essere definito occupato se torna a lavorare nello stesso posto al termine di almeno tre mesi di cassa integrazione. Quindi le aziende che avevano chiesto la cassa integrazione nella fase acuta della pandemia da Covid risultano aver assunto. A questo dato bisogna aggiungere l’invecchiamento generale della popolazione, in sostanza il fatto che le persone con più anni sono quelle maggiormente legate a condizioni di lavoro a tempo indeterminato. Dal 2010 in poi il numero di persone in età da lavoro dai 18 e fino a 65 anni è diminuito di 1,5 milioni di persone. Migliorano le percentuali in sostanza ma il numero assoluto decresce. Il famoso pollo di Trilussa.

C’è un altro record sempre rispetto al 1977 che non trova spazio nei titoli di giornale. Quello dei precari, che hanno raggiunto tre milioni e centomila unità. I precari sono diminuiti di 3 mila unità. Ma, spiega lo stesso Istat, essendo quello a termine diventato una sorta di contratto di ingresso, il meno tremila potrebbe voler dire che il rubinetto delle assunzioni si è chiuso e con l’inserimento dei cassintegrati contati due volte le assunzioni sarebbero in realtà molto ridotte rispetto al dato che forma il titolo sui giornali.

L’altro aspetto colpevolmente ignorato dai giornali riguarda il tasso di disoccupazione. E’ vero che nel suo complesso generale è in calo allo 8,1%, ma sale all’inquietante cifra del 23,1% tra i giovani. Quest’ultimo è il dato vero su cui riflettere. Perchè come abbiamo visto, utilizzando semplicemente i dati forniti onestamente dall’Istat, la lettura dei numeri è diversa dal mercato del lavoro delle persone fisiche.

Intanto per l’aumento dell’età media della popolazione e poi per la crescita di disoccupazione giovanile, elemento su cui dovrebbe ruotare il futuro economico e sociale di un Paese che al contrario invecchia senza prospettive di sviluppo.

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