giovedì, Giugno 20, 2024
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Immigrazione, da 12 anni in Italia chiusi i flussi per i lavoratori domestici

“Il mercato del lavoro italiano ha forte bisogno di manodopera aggiuntiva dall’estero, sia per carenza sia per indisponibilità di quella autoctona. E il settore domestico ne è un esempio: su 961 mila domestici regolari censiti dall’Inps nel 2021, 672 mila erano stranieri (circa il 70%) e di questi ben 514 mila provenienti da paesi non comunitari. Nonostante questo, inspiegabilmente da oltre 10 anni le quote dedicate al comparto domestico nei Decreti Flussi sono del tutto inadeguate rispetto al fabbisogno effettivo, né sono mai state determinate sulla base di una esatta misurazione del fabbisogno, come invece è avvenuto per le imprese.

Le ricadute sul comparto sono pesanti: oggi le famiglie hanno grandi difficoltà a trovare personale disposto ad occuparsi di anziani, disabili e non autosufficienti, le cosiddette badanti. Ma non solo: introvabili stanno diventando anche colf e baby sitter”. È quanto dichiarano i presidenti di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, e del Centro Studi e Ricerche IDOS, rispettivamente Andrea Zini e Luca Di Sciullo, in una nota congiunta.

“Quello della carenza di personale domestico – dichiara Andrea Zini di Assindatcolf – è un fenomeno destinato a crescere non solo a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, che porterà all’inevitabile aumento della richiesta di assistenza alla persona non autosufficiente, ma anche della forza lavoro impiegata nel settore. Gli under 30 rappresentano, infatti, solo il 7% del totale mentre diventa consistente la fascia di lavoratori compresa tra i 30 ed i 54 anni (il 57%) e gli over 55 (il 35,3%), in aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente.

Questo significa che nel prossimo decennio molti domestici oggi in forza saranno in pensione o vicini all’età della pensione. Se a questo si sommano le cessazioni per altri motivi, come migrazioni, rientri in patria e cambio attività, la situazione rischia di diventare allarmante. Per affrontarla servono incentivi economici da parte dello Stato ma soprattutto nuove norme che disciplinino l’ingresso per motivi di lavoro. In attesa occorre una programmazione regolare dei flussi di ingresso basata sulle reali necessità delle famiglie”.

“Con l’intento di fornire al Governo un valido strumento per riattivare, dopo 12 anni, una programmazione dei flussi che si basi finalmente sulle reali esigenze di manodopera aggiuntiva del mercato italiano, soprattutto in un comparto nevralgico come quello domestico, il prossimo 23 marzo il Centro Studi e Ricerche IDOS presenterà a Roma, insieme ad Assindatcolf, un proprio studio che stima la quota aggiuntiva di lavoratori stranieri dall’estero di cui il comparto stesso ha bisogno per coprire le proprie carenze strutturali; quota che, inglobata in una sperabile riattivazione della programmazione dei flussi, potrebbe contribuire a contrastare, mediante quest’ultima, il largo ricorso all’impiego in nero dei lavoratori stranieri nel comparto, alla luce del fatto che attualmente il numero di lavoratori domestici non in regola è stimato essere addirittura equivalente, nel complesso, a quello dei lavoratori regolari”- dichiara Luca Di Sciullo Presidente Centro Studi e Ricerche IDOS.

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