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In cosa consiste l’autonomia differenziata

Il Senato ha approvato nel gennaio scorso il disegno di legge sull’Autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 30 astenuti. Il provvedimento deve essere esaminato dalla Camera dei Deputati.

Il ddl definisce le procedure legislative e amministrative da seguire per l’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione, che prevede la possibilità di accordare, alle Regioni a Statuto ordinario, una serie di materie di competenza esclusiva. Dovrà essere seguito da un’intesa tra lo Stato e le Regioni che chiedono l’autonomia differenziata. Le richieste avvengono su iniziativa delle stesse regioni.

L’Autonomia differenziata è una modifica legislativa nata nel 2001 che ha portato alla revisione del Titolo V della Costituzione Italiana. Fu promossa dal centrosinistra e ha introdotto all’articolo 117 della Costituzione una novità sostanziale. La norma infatti indica 17 materie di competenza esclusiva dello Stato (tra cui la politica estera e monetaria, la difesa, la giurisdizione, le dogane, la moneta e la tutela del risparmio, le leggi elettorali, le norme generali sull’istruzione, etc.) per poi lasciare tutte le altre materie alla legislazione delle singole Regioni.

In pratica le Regioni sono diventate responsabili di tutti i settori normativi non espressamente attribuiti allo Stato.

Inoltre l’articolo 116 della Costituzione permette alle Regioni ordinarie di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Questo significa che le Regioni possono esigere dallo Stato maggiori poteri e una maggiore autonomia rispetto a quanto era previsto in precedenza, potendo così gestire in modo più indipendente alcuni aspetti del loro territorio e delle loro competenze, mentre fin qui la loro autonomia è stata sostanzialmente limitata.

L’attuale introduzione di ulteriori forme e condizioni particolari di Autonomia differenziata, proprio come previsto dall’articolo 116 della Costituzione, avviene oggi tramite una legge ordinaria rinforzata dello Stato. Questo tipo di legge richiede un processo legislativo specifico: deve essere approvata da entrambe le Camere del Parlamento Italiano con la maggioranza assoluta dei loro componenti. In altre parole, per diventare efficace, la legge non solo necessita del sostegno della maggioranza dei presenti durante il voto, ma deve ottenere il favore della maggioranza dell’intero organo legislativo.

Il disegno di legge Calderoli, composto da 11 articoli, si dedica a stabilire in modo dettagliato le procedure legislative e amministrative necessarie per attuare il terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione.

Le Regioni italiane, attraverso un processo di negoziazione con lo Stato previsto dalla nuova legge, hanno la possibilità di richiedere l’attribuzione di competenze in un massimo di 23 differenti materie, tra cui settori cruciali come la tutela della salute, istruzione, sport, ambiente, energia, trasporti, cultura e commercio estero. Non esiste un numero minimo di materie che una Regione può richiedere. Veneto e Lombardia hanno già chiesto di poter decidere su tutte le 23 materie.

Dopo l’entrata in vigore del disegno di legge potranno partire le trattative fra Stato e Regioni, che avranno 5 mesi di tempo per raggiungere un accordo. Questo accordo può avere una durata massima di 10 anni, dopodiché può essere rinnovato.

Tuttavia, per la maggior parte delle materie il trasferimento è subordinato alla definizione dei i livelli e gli importi dei Lep, i Livelli Essenziali delle Prestazioni.

Il governo ha un periodo di 24 mesi per emanare uno o più decreti legislativi che stabiliscano i Lep. In alternativa, l’accordo può essere concluso in anticipo, a condizione che venga dato un preavviso di almeno 12 mesi.

Vediamo adesso nel dettaglio cosa sono i Lep, elemento fondamentale nel processo di concessione di maggiori forme di autonomia alle Regioni.

I Lep rappresentano i criteri che definiscono il livello minimo di servizi che deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Si tratta degli standard minimi di servizio indispensabili per attuare i diritti sociali e civili tutelati dalla Costituzione. In pratica, essi stabiliscono le condizioni base che ogni Regione, nonostante l’autonomia acquisita, deve rispettare per assicurare che i cittadini ricevano un livello di servizio adeguato e omogeneo in tutta Italia, indipendentemente dalle specifiche competenze trasferite.

La legge quadro prevede la preventiva individuazione dei Lep per istruzione, ambiente, sicurezza sul lavoro, ricerca scientifica e tecnologica, salute, alimentazione, ordinamento sportivo, governo del territorio, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e navigazione, comunicazione, energia, e beni culturali.

Il disegno di legge introduce una clausola di salvaguardia, specificata nell’articolo 11, che funge da misura di sicurezza. Questa clausola permette al governo di intervenire e sostituirsi alle Regioni, alle città metropolitane, alle Province e ai Comuni nel caso in cui questi enti non rispettino gli obblighi derivanti da trattati internazionali, dalla normativa comunitaria, oppure in situazioni di grave pericolo per la sicurezza pubblica.

La riforma dovrebbe essere attuata mantenendo invariato il bilancio statale, indicando così la necessità di un approccio finanziario equilibrato e sostenibile che non comporti oneri aggiuntivi per lo Stato.

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