domenica, Giugno 16, 2024
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In Giappone i Tokuryū stanno prendendo il posto della Yakuza

Negli ultimi tempi, il Giappone ha implementato normative severe contro la criminalità organizzata, spingendo le organizzazioni come la yakuza nell’ombra. Questo ha però aperto la strada a una nuova forma di criminalità, quella dei tokuryū, individui che operano quasi alla stregua di gangster, ma che rimangono nascosti grazie all’anonimato e alla mancanza di una struttura organizzativa definita. Persone ordinarie vengono sempre più coinvolte in attività illecite, spesso tramite impieghi part-time poco chiari che sfumano la linea tra cittadini onesti e malavitosi.

I tokuryū si differenziano dalla yakuza per la loro mancanza di una gerarchia stabilita e per la vastità geografica delle loro operazioni, che si estendono a volte anche all’estero, come dimostra il caso del gruppo criminale guidato da Rufy dalle Filippine.

Un caso recente ha visto il ritrovamento di una coppia assassinata a Nasu, nella prefettura di Tochigi, dove l’identificazione dei responsabili si è rivelata complicata, data la mancanza di legami evidenti tra i sospetti e l’anonimo mandante.

L’Agenzia nazionale di polizia ha coniato il termine “tokuryū” per descrivere questi criminali di nuovo tipo, unendo le parole giapponesi per “anonimo” e “fluido”, caratteristiche che ben si addicono a questi individui spesso sconosciuti tra loro e capaci di riorganizzarsi rapidamente.

Alcuni di questi individui mantengono ancora legami con le organizzazioni criminali tradizionali, versando loro una parte dei profitti, secondo quanto riferito dall’NPA.

“Fukuoka City Graffiti” by Debs (ò‿ó)♪ is licensed under CC BY 2.0.

Noboru Hirosue, esperto in criminologia e ex funzionario del Ministero della Giustizia, attribuisce la diffusione dei tokuryū alle leggi contro la criminalità organizzata, che rendono illegale anche solo l’appartenenza a tali gruppi. Queste misure hanno forzato i membri della yakuza a trovare nuove vie, spesso in settori meno visibili e più frammentati della criminalità.

Hirosue osserva che le restrizioni hanno spinto anche individui comuni, come studenti e lavoratori part-time, verso la criminalità, attratti dalle promesse di facili guadagni su internet. Tuttavia, molti di loro non sembrano far parte di vere e proprie organizzazioni criminali ma piuttosto agire in modo indipendente, complicando ulteriormente il compito delle forze dell’ordine.

Per contrastare questa crescente minaccia, ad aprile l’NPA ha istituito una forza speciale composta da 500 investigatori dislocati in sette prefetture giapponesi, concentrandosi in particolare su crimini come truffe e frodi.

Yasuhiro Tsuyuki, commissario generale dell’NPA, ha sottolineato la sfida di affrontare la criminalità che trascende i confini prefettizi e la necessità di abbattere le barriere tra diverse forze di polizia per combattere efficacemente il fenomeno.

I dati dell’NPA mostrano che oltre 10.000 arresti dal settembre 2021 al febbraio includono persone classificate come tokuryū, con una significativa percentuale che non mostra legami con gruppi criminali organizzati tradizionali.

L’adozione di nuove tecnologie e strategie è essenziale per identificare e catturare i leader di queste reti criminali, spesso invisibili e difficilmente rintracciabili. Hirosue sottolinea che, nonostante gli sforzi, i capi rimangono spesso irraggiungibili, e la maggior parte degli arrestati sono solo piccoli esecutori, mettendo in luce la complessità e le sfide persistenti nella lotta alla criminalità moderna in Giappone.

“Yakuza” by nihonkarafr is licensed under CC BY 2.0.
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