mercoledì, Luglio 17, 2024
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In India Modi trucca le carte per nascondere la povertà

Nonostante la riconferma elettorale, non tutto è andato per il verso giusto a Narendra Modi, di nuovo premier dell’India. A capo del paese con la maggiore crescita economica degli ultimi anni e un altro forte balzo stimato dai mercati nel prossimo decennio, sul punto di scalzare, anche per questioni denografiche, la potente economia cinese, Modi si aspettava un plebiscito che non c’è stato.

Gli osservatori occidentali sono sempre poco attenti al fenomeno sociale che proviene da un paese così complesso e articolato come l’India, scosso alcune volte da conflitti interni molto forti, tutt’altro che pacificato, un elemento che oltre alle considerazioni politiche susicta incertezze nel mondo economico, sia quello delle grandi società quotate in borsa che in quello della vita quotidiana di tante persone che vivono al di sotto della soglia di povertà.

All’inizio dell’anno, il Primo Ministro indiano Narendra Modi aveva inaugurato con grande enfasi un nuovo tempio indù, descrivendo l’evento come un momento storico per l’India, un avvenimento sfarzoso che sembrava progettato per consolidare il suo terzo mandato.

Tuttavia, meno di cinque mesi dopo, proprio gli elettori di quel distretto, l’Uttar Pradesh, in cui il Bharatiya Janata Party (BJP), il partito di Modi, aveva una sua roccaforte, lo hanno punito nell’urna.

Un malcontento che riflette una crescente insoddisfazione nelle regioni più povere del paese, segnando un drastico calo di sostegno per Modi e il BJP, che ora devono contare sugli alleati per mantenere il potere, cosa che non accadeva dal 2014.

L’Uttar Pradesh è lo stato più popoloso dell’India. Proprio lì si è verificato il più significativo spostamento elettorale contro il BJP. Una ribellione collettiva da parte di milioni di persone lasciate indietro da un’economia che, pur crescendo rapidamente, ha creato una disuguaglianza sempre più marcata.

Mentre l’India registra una crescita annua dell’8%, con un aumento dei miliardari e della classe media, oltre 600 milioni di indiani vivono con meno di 3,65 dollari al giorno, soglia di povertà della Banca Mondiale per i paesi a basso e medio reddito.

La sorpresa elettorale ha scosso gli investitori, che avevano puntato sulla politica economica pro-business di Modi. I mercati azionari hanno subito una delle peggiori giornate degli ultimi quattro anni dopo la pubblicazione dei risultati elettorali. Gautam Adani, il magnate diventato l’uomo più ricco dell’Asia sotto l’egida di Modi, ha visto la sua fortuna diminuire di 25 miliardi di dollari.

Secondo Will Scholes, gestore di fondi per il Premier Miton Emerging Markets Sustainable Fund, il modello di crescita centralizzato su cui aveva puntato Modi dovrà decentralizzarsi in futuro, per tentare un percorso più inclusivo, se il premier non vuole perdere del tutto il coinsenso elettorale.

ILRI CC BY-NC-ND 2.0

Il governo di Modi ha dichiarato di aver significativamente ridotto la povertà estrema, ma i dati raccontano una storia diversa. La disuguaglianza è aumentata durante il suo mandato, con l’1% più ricco della popolazione che guadagna quasi un quarto del reddito totale. La ricchezza combinata di Adani e Mukesh Ambani è ora più del doppio di quanto l’India spende annualmente per la difesa.

In India, la povertà rimane una sfida enorme, specialmente nelle aree rurali. Nell’Uttar Pradesh, ad esempio, molte comunità soffrono di mancanza di accesso all’acqua potabile e opportunità economiche limitate. La situazione è simile in Maharashtra, dove solo l’anno scorso quasi 3.000 agricoltori si sono suicidati a causa delle difficoltà economiche.

Nonostante la battuta d’arresto elettorale, Modi ha cercato di mantenere una facciata di fiducia, assicurandosi il sostegno di membri chiave della coalizione per continuare il suo mandato. Tuttavia, il suo governo dovrà affrontare le sfide di una crescente disuguaglianza e delle richieste di politiche più inclusive.

Il messaggio economico delle elezioni è chiaro: c’è un’urgente necessità di affrontare le realtà quotidiane degli indiani comuni. La crescita economica deve essere accompagnata da benefici tangibili per tutte le fasce della popolazione, e non solo per un’élite ristretta.

Tuttavia la strada intrapresa nelle prime settimane dopo il voto da odi sembra andare in una direzione opposta e anche dispotica. Anzichè prendere atto del grave problema della disparità, la Commissione di pianificazione indiana ha presentato una dichiarazione giurata alla Corte Suprema del paese per aggiornare la soglia di povertà del paese.

Lo ha fatto ritoccando verso il basso la soglia della povertà. Secondo il governo, gli indiani delle zone rurali che vivono con più di 26 rupie (0,54 dollari) al giorno saranno considerati al di sopra della soglia di povertà ufficiale, rendendoli non idonei all’assistenza governativa disponibile per coloro che vivono con meno. Per qualificarsi gli abitanti delle città devono vivere con meno di 32 rupie (0,67 dollari).

La soglia di povertà globale ufficiale della Banca Mondiale, nel frattempo, è pari a 1,25 dollari nel 2005. Un trucco deriso dalla comunità delle Ong interne e internazionali, un tentativo goffo di non prendere atto del mutamento sociale e dei fallimenti delle precedenti politiche governative nelle aree più povere.

Il paradosso di un Paese notoriamente povero come l’India, sotto la “gestione” Modi dell’economia è di vergognarsi della povertà e dei poveri. Piuttosto i giornalki più vicini al premier preferiscono vantarsi dei 69 miliardari, su una popolazione di 1,2 miliardi di persone, metà della quale vive in condizioni di estrema povertà. Aggiornando la soglia di povertà il governo fa scendere, solo come grafico e enon nella realtà, i poveri dal 50% al 34%.

La “cura” Modi, seppure con una crescita negli ultimi anni dell’economia indiana che non può essere sottovalutata, non ha dato i frutti sperati, Il governo vuole nascondere la povertà sotto il tappeto, dando l’immagine di un’India dove la classe media sta emergendo con prepotenza.

Modi deve però fare i conti con problemi come l’inflazione elevata e la corruzione dilagante. Questioni che rischiano d’incrinare le aspettative degli investitori e dei mercati sulle previsioni di crescita economica. Qualcosa comincia a scricchiolare nella “narrazione” di Modi e il balzo in avanti dell’economia indiana potrebbe essere minore di quanto vantato, prima però di ottenerlo, dal premier riconfermato per il terzo mandato.

Anche per questo Modi ha ritenuto di dover truccare i dati sulla povertà sui grafici, mentre non riesce a modifcare quelli delle strade, dove si continua a fare la fame, nonostante chi popola le aree depresse del Paese, facendogli mancare i voti aspettati, gli avesse già mandato un segnale molto chiaro.

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