lunedì, Aprile 15, 2024
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In Iran ha votato soltanto il 41% della popolazione

Il primo marzo ha segnato un momento critico per l’Iran, poiché gli elettori sono stati chiamati alle urne per rinnovare due organi chiave della governance del paese: l’Assemblea consultiva islamica e il Consiglio degli Esperti dell’Orientamento. L’affluenza registrata al 41% ha evitato il crollo della partecipazione che molti avevano previsto e che avrebbe potuto segnalare una crisi di legittimità per la Repubblica islamica. Questo dato, seppur modesto, assume una rilevanza particolare nel contesto politico iraniano, specialmente in considerazione del fatto che le autorità hanno deciso di posticipare la chiusura delle urne di sei ore, un chiaro tentativo di massimizzare la partecipazione elettorale.

Il processo elettorale in Iran è notoriamente influenzato dalla preselezione dei candidati operata dai Guardiani della Costituzione, un organo composto da teologi e giurisperiti che ha il potere di approvare o respingere le candidature in base a criteri che spesso riflettono l’orientamento politico-religioso dominante. Questa pratica ha condotto alla creazione di un ambiente elettorale in cui gli esiti sembrano largamente predeterminati, con una netta preferenza per i candidati allineati con il campo dei principalisti, i quali hanno consolidato la loro presenza nel parlamento negli ultimi anni.

Nonostante il contesto di controllo e limitazione della competizione politica, l’affluenza del 41% si colloca in un quadro di relativa stabilità rispetto alle elezioni legislative del 2020, che avevano visto una partecipazione leggermente superiore al 42%. Tale dato assume particolare significato alla luce delle proteste scatenatesi nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, una studentessa curdo-iraniana, che hanno sollevato questioni di ampia portata sulla repressione statale e sulle libertà civili, ma che non sembrano aver inciso significativamente sull’affluenza elettorale.

Foto di pv746 da Pixabay

I 285 seggi del Majlis, il parlamento iraniano, di cui 5 riservati alle minoranze religiose, saranno occupati da rappresentanti che, in gran parte, riflettono le proporzioni di forza già presenti nella politica iraniana. Questo perpetua la predominanza del campo dei principalisti, che ha visto una crescita sostanziale negli ultimi quattro anni. La loro influenza è ulteriormente evidenziata dalla figura dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, il cui percorso politico incarna le tensioni e le dinamiche interne al sistema teocratico iraniano.

La preselezione dei candidati da parte dei Guardiani della Costituzione ha avuto un impatto particolarmente negativo sul campo riformista, il quale ha denunciato l’applicazione arbitraria dei criteri di eleggibilità. Questo ha portato a una situazione in cui diversi collegi elettorali si sono trovati con un candidato unico, riducendo ulteriormente la competizione e la scelta democratica per gli elettori.

Tra i punti salienti di questa tornata elettorale c’è la partecipazione del presidente in carica Ebrahim Raisi nel collegio del Khorasan, un dettaglio che sottolinea la volontà del sistema politico di indirizzare le scelte future, in particolare in vista della selezione del terzo Rahbar, il leader supremo, dopo Ruhollah Khomeini e l’attuale Ali Khamenei. Questo contesto richiede una mediazione delicata tra il mantenimento del centralismo teocratico e le aspirazioni di una nuova generazione di leader laici, che cercano un ruolo più significativo nel futuro del paese.

Infine, la campagna per la partecipazione elettorale ha riflettuto una tensione tra il desiderio di consolidare la base popolare della Repubblica islamica e il timore di influenze esterne ostili. Questo dualismo sottolinea le sfide che l’Iran affronta sul palcoscenico internazionale, tra aspirazioni regionali, relazioni con potenze globali come Russia e Cina, e la necessità di navigare le acque turbolente della politica mediorientale. In questo contesto complesso, la produzione di armi e la cooperazione militare emergono come temi chiave, riflettendo la ricerca di sicurezza e sovranità in un mondo segnato da tensioni e rivalità.

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