mercoledì, Aprile 17, 2024
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In Sardegna battuta d’arresto per la destra

Duemila voti in più, sui 750 mila in totale, segnano la vittoria alle regionali in Sardegna della candidata del centrosinistra e vicepresidente di M5s Alessandra Todde sul centrodestra guidato da Paolo Truzzu. Duemila voti su cui adesso s’innestano diecimila riflessioni e intestazioni di vittoria. Ma il dato importante da rilevare è in realtà molto semplice: se hai una parvenza di proposta politica credibile il centrodestra lo batti. Todde è la prima Presidente donna dell’isola.

E’ stato un voto molto meno locale del previsto, che riguarda da vicino la politica nazionale di entrambi gli schieramenti, perchè i due principali candidati sono stati frutto di una mediazione politica a Roma. L’aria è cambiata, al centrodestra è andata male e lo sanno bene. Ha perso FdI con il candidato imposto da Giorgia Meloni, alla ricerca di “traditori” fin da stamattina, secondo i cronisti di Palazzo Chigi, ha perso la Lega di Salvini ridotta al 3,5% dei voti, ha perso Forza italia con Tajani neoleader nonostante abbia superato la Lega.

E’ abbastanza per dire che ha vinto il centrosinistra? A Roma l’espressione dialettale “ariconsolamose con l’ajetto”, consolarsi da un evento negativo con un tornaconto non eccezionale, si adatta perfettamente alla situazione. Perchè difficilmente la situazione sarda può essere estesa al resto d’Italia. La barriera abbattuta però alimenta la riscossa da un mito affermatosi degli ultimi mesi: Giorgia Meloni non è imbattibile. E questo almeno fa morale.

Quello che sembrava un connubio di portata almeno decennale tra la destra e il paese è già finito dopo due anni. La crisi economica si fa sentire e inoltre la Sardegna è stata guidata davvero male in questi ultimi anni, per ammissione degli stessi esponenti isolani del centrodestra. Truzzu risultava uno dei sindaci meno amati d’Italia ma la Meloni lo ha voluto imporre comunque, preda di un delirio d’onnipotenza che oggi la costringe a scendere a patti con i suoi alleati e a trovare nuovi equilibri nel suo governo.

Dall’altra parte però i nodi da sciogliere restano gli stessi di prima del voto in Sardegna. Intanto qui è stato eletto un candidato dei cinque stelle e non è affatto certo che il partito di Giuseppe Conte ricambi a breve il favore ai Democratici di Elly Schlein,la quale ha però dimostrato anche alla minoranza interna guidata da Bonaccini che l’unica formula al momento per sconfiggere la destra è il campo largo. Da qui a guidarlo il campo largo però ce ne corre: al momento ha vinto Conte e farà pesare questo risultato nella coalizione.

Alessandra Todde

Bisogna poi aggiungere un paio di osservazioni che riguardano lo stato della democrazia. Ha votato il 52% degli aventi diritto, tra i quali, tolto il 90% dei voti andato ai due principali schieramenti, il10% rimane senza rappresentanza nel consiglio regionale a causa della soglia di sbarramento. Renato Soru da indipendente, sostenuto anche da Rifondazione Comunista, ha preso l’8,6% e l’1%ha preso la lista civica di Lucia Chessa.

Tra astensionisti e candidati rimasti fuori dal consiglio c’è un indubbio deficit di democrazia, che lascia ai margini della politica sia metà della popolazione con diritto di voto che il dieci per cento di chi ha votato. Non è un elemento che si può trascurare crogiolandosi nella soddisfazione per aver sconfitto la destra. Oltretutto nel caso di Soru si tratta di una candidatura strettamente legata al territorio, nata in contrapposizione all’ingerenza di Roma sul voto locale.

La Sardegna è una Regione a Statuto Speciale e dovrà rimarcare la propria autonomia, soprattutto in un momento in cui l’autonomia viene minacciata dal progetto Calderoli. Insieme alle altre Regioni del Sud, grazie alle scelte del governo Meloni, si ritroverà con meno risorse e meno autonomia.

Riuscirà la neonata giunta Todde ad attuare un’idea di sviluppo di transizione verde, energetica e digitale? Riuscirà là dove ha fallito il centrodestra in una politica d’inclusione sociale in una terra con un’alta percentuale di povertà? “Vengono qui e non sanno nulla della Sardegna”, aveva lamentato proprio Renato Soru in campagna elettorale, toccando un nervo scoperto dei programmi.

Perchè oltre le formule alchemiche, e lontane dai cittadini, delle alleanze dei partiti imposte da Roma, è soltanto sul terreno concreto che sarà possibile capire se esiste su tutto il territorio nazionale una proposta economica e sociale della sinistra alternativa a quella del governo Meloni. Se son rose fioriranno.

Di MarcovalerioLoi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=84107669
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