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La Banca Centrale Europea lascia i tassi al livello più alto degli ultimi 25 anni

Ieri, giovedì 7 marzo, la Banca Centrale Europea ha deciso di non modificare i tassi di interesse, segnando la quarta volta consecutiva senza variazioni, nonostante i segnali positivi nella lotta all’inflazione elevata.

Il tasso di deposito è rimasto invariato al 4%, il livello più elevato negli ultimi venticinque anni. I responsabili delle decisioni della banca stanno valutando la tempistica per una possibile riduzione dei tassi, sottolineando la necessità di ulteriori conferme di una decelerazione nell’aumento dei prezzi prima di agire. La banca ha evidenziato che l’aumento dei salari continua a pressare l’inflazione interna.

“Con i miglioramenti osservati finora nel rallentamento dell’inflazione, ci sentiamo più ottimisti”, ha dichiarato Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, durante una conferenza stampa a Francoforte. “Tuttavia, la nostra fiducia non è ancora sufficiente e abbiamo bisogno di maggiori conferme”.

Il mese scorso, l’inflazione annuale nell’area dell’euro è diminuita al 2,6%, avvicinandosi all’obiettivo del 2% fissato dalla banca. Tuttavia, la prudenza nel ridurre i tassi troppo velocemente per evitare di riaccendere le pressioni inflazionistiche è palpabile tra i responsabili della politica monetaria. Gli analisti hanno suggerito che la strada verso il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione sarà irta di ostacoli.

La recente relazione sull’inflazione ha rivelato un tasso principale per febbraio più elevato del previsto, così come un aumento maggiore del previsto dell’inflazione core, escludendo i prezzi di energia e alimentari. Questo ha portato gli investitori a ridimensionare le loro previsioni su un taglio dei tassi a giugno.

Tuttavia, la Banca Centrale Europea ha rivisto al ribasso le sue proiezioni sull’inflazione, prevedendo ora una media del 2% che dovrebbe raggiungere l’obiettivo l’anno prossimo, per poi scendere all’1,9% nel 2026.

“Avremo più informazioni in aprile, ma ne sapremo molto di più in giugno”, ha affermato Lagarde, indicando la possibile tempistica per future decisioni sui tassi.

Altri istituti centrali a livello mondiale si trovano di fronte a sfide simili riguardo alla determinazione del momento adeguato per abbassare i tassi. In diverse nazioni occidentali si sono fatti progressi nel contenimento dell’inflazione, ma persiste la preoccupazione che non sia stata completamente domata.

Negli Stati Uniti, Jerome H. Powell, presidente della Federal Reserve, ha indicato l’intenzione di tagliare i tassi quest’anno, cercando tuttavia maggiore sicurezza sul superamento dell’inflazione. Analogamente, Huw Pill, capo economista della Banca d’Inghilterra, ha espresso cautela riguardo a un eccessivo ottimismo sull’inflazione.

L’andamento dei salari è diventato un punto focale per le decisioni future sui tassi nella zona euro, con la BCE che attende gli aggiustamenti salariali annuali da parte delle aziende, tipici dell’inizio dell’anno in Europa. Lagarde ha sottolineato l’importanza di monitorare i salari come principale determinante dell’inflazione nei servizi.

La pressione per ridurre i tassi d’interesse mira a stimolare un’economia europea rallentata dai tassi elevati. L’area dell’euro ha registrato una crescita dello 0,5% nel 2023, con previsioni di espansione dello 0,6% per quest’anno, al di sotto delle aspettative precedenti.

Lagarde ha commentato che l’economia rimane debole, con consumatori cauti nella spesa, investimenti in calo e un calo delle esportazioni aziendali. Si anticipa una ripresa economica graduale nel corso dell’anno.

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