venerdì, Febbraio 3, 2023
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La caduta di Liz Truss deve preoccupare anche la sinistra

Ciò che deve sopra ogni altra cosa far riflettere del destino di Liz Truss, è che la sua politica anti popolare non è stata affondata dai colpiti, dal popolo, dai lavoratori e dalle organizzazioni che li rappresentano. Presentata come la massima espressione del liberismo sfrenato, appena ha messo in pratica il suo credo economico si è dovuta dimettere. Come scrive oggi il New York Times, Liz Truss credeva nei mercati, ma i mercati non credevano in lei.

Il suo “mini budget”, 45 miliardi di sterline di tagli alle imposte sulle società, sul reddito e sui salari concentrandosi sui ricchi, insieme a 60 miliardi di sterline di sostegno alla spesa energetica, non è nemmeno arrivato in Parlamento. E’ bastato l’annuncio per fare in modo che la sterlina britannica scendesse al suo valore più basso rispetto al dollaro e la Banca d’Inghilterra fosse costretta a intervenire per evitare che il crollo arrivasse a toccare il sistema pensionistico.

Oltre l’incapacità personale, tipica dei fanatici, che ritengono le proprie idee coincidenti con come funziona il mondo, c’è un altro fattore che ha portato alla caduta della Truss. Nonostante il sistema economico dominante sia incentrato sul liberismo spietato è stato lo stesso sistema a rifiutare l’aspirazione ultraliberista della ormai ex premier britannica.

La banca centrale britannica si è irrigidita e ha detto che la sua missione di salvataggio del sistema pensionistico della nazione, che si regge sul mercato obbligazionario “golden edge” (obbligazioni ritenute di qualità certificata emesse da governi nazionali e da organizzazioni private ritenute stabili), finiva lì. D’ora in poi, ha sostenuto l’istituto centrale, i fondi pensione saranno autonomi, che, tradotto, significa che verranno affidati ai capricci del mercato, come il resto dei titoli.

Questo passaggio non è stato evidenziato dai giornali come meritava, perchè ha delle implicazioni che vanno molto oltre il Regno Unito. Tutto il mondo occidentale ha visto fin qui gli interventi di sostegno delle proprie banche centrali durante gli andamenti negativi dei mercati, per tenere in piedi soprattutto i sistemi previdenziali. Fin qui le banche centrali, negli ultimi anni almeno, avevano tenuto bassi i tassi per indurre anche i privati a rischiare negli investimenti.

L’inflazione crescente ha cambiato però le carte in tavola e le banche adesso vogliono alzare i tassi per contrastarla. Il risultato è un avvertimento a tutti i governi, non soltanto a quello caduto rovinosamente di Liz Truss: se un governo vuole prendere dei rischi (qualsiasi governo, di destra con restrizione della spesa sociale o di sinistra con ampliamento della spesa sociale) lo fa a suo rischio e pericolo sfidando un mercato in cui noi non interverremo più con nessun salvataggio.

Naturalmente nessun governo al mondo può permettersi di compromettere ciò che resta del sistema pensionistico, che riguarda fette sempre maggiori della popolazione con l’aumento delle aspettative di vita. Più tagli le tasse e più aumento i tassi, è la sintesi della lezione che la banca centrale britannica ha inviato al mondo. E infatti la pressione per aumentare i tassi in tutto il mondo è diventata più forte ovunque dopo la crisi inglese.

La conseguenza di questa decisione economica è la mano ancora più stretta di prima intorno al collo della politica, l’ininfluenza di chi vince le elezioni rispetto alle decisioni prese dalle banche centrali. Con una differenza fondamentale: il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea e stampa quindi la propria valuta basando i propri debiti su quella valuta, potendo decidere quindi in autonomia un’eventuale svalutazione, autonomia negata a tutti gli altri Paesi della Ue che ruotano intorno a un’unica Banca centrale.

I mercati monetari puniscono qualsiasi modifica dell’equilibrio tra stati e mercati, quelle proposte da destra come quelle proposte da sinistra. C’è poco da esultare dunque per la caduta rovinosa della Truss, nonostante la soddisfazione per la scomparsa politica di un’estremista arrogante e classista. Quello che non accade sotto la spinta di una mobilitazione popolare ma per volontà dei mercati è una sconfitta della democrazia anche se colpisce un antidemocratico conclamato.

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