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La Carta di Bertinoro, per fermare le morti sul lavoro in agricoltura e nel lavoro isolato

di Davide Fabbri*

L’11 gennaio 2023 presso il Circolo culturale La Rimbomba di Bertinoro si è tenuto un seminario sul tema delle morti sul lavoro a cui hanno partecipato diverse persone (lavoratori, operatori sanitari e dell’informazione, giuristi, sindacalisti) interessate a realizzare una concreta strategia di prevenzione.

Il convegno seminariale, come da programma, si è concentrato su quegli eventi mortali che spesso non sono inclusi nelle statistiche ufficiali, anche perché riguardano lavoratori che non usufruiscono di particolari tutele assicurative; parliamo di eventi luttuosi che si verificano nel comparto agricoltura, riguardano molto spesso (non sempre) persone in età avanzata e che molto frequentemente operano in condizioni di isolamento lavorativo. Le attività all’origine di questi eventi sfuggono quasi sempre, per vari motivi, alle attività di vigilanza degli organi ispettivi.

Con la presente Carta di Bertinoro, con questo nostro appello proponiamo dunque l’avvio di una campagna di indagine e di intervento che tenga conto delle specifiche condizioni materiali di questo comparto. Questa campagna deve prevedere le seguenti attività:

• Il prosieguo di iniziative analoghe al seminario di Bertinoro che ha visto la partecipazione attiva di vari soggetti istituzionali e non, che potrebbero sviluppare in futuro significative sinergie nel campo della prevenzione nel lavoro agricolo e nel “lavoro isolato” in generale e comunque nella prevenzione della salute occupazionale in senso lato; sono giunte informazioni importanti anche da soggetti che non hanno potuto partecipare fisicamente al seminario ma che ne condividono le
finalità (per esempio a proposito di alcune attrezzature “a rischio” utilizzate in agricoltura in regioni meridionali).

• Considerata la peculiarità delle questioni discusse (lavoratori anziani, lavoro in solitario, attività in proprio senza lavoratori dipendenti e senza particolari coperture assicurative, condizioni di marginalità territoriale) che rendono difficile l’intervento ispettivo tradizionale più facilmente agibile per le aziende di grandi dimensioni e più “visibili” nel territorio, è necessario avviare procedure specifiche per l’individuazione e per l’abbattimento dei rischi.

• Le procedure specifiche devono prevedere:

a) cooperazione e sinergia tra sindaci, Ausl, Ispettorato del lavoro, associazionismo, sindacati, per la ricerca attiva delle situazioni che necessitano di interventi di prevenzione e bonifica dei rischi (trattori, macchine agricole, attrezzature, vigilanza sulla idoneità psico-fisica con particolare riferimento alla età, al genere e al paese di provenienza); la ricerca attiva (indagine e intervento) potrebbe/dovrebbe essere preceduta da una istruttoria pubblica sul tema indetta dal sindaco nel suo ruolo di autorità sanitaria locale;

b) il supporto tramite eventuale consulenza gratuita fornita dai Comuni e dagli organi ispettivi per l’individuazione e la bonifica dei rischi;

c) la fornitura di supporto economico agli interventi di bonifica e alla dotazione di strumenti anche di prevenzione secondaria (fornitura di sensoristica modello “uomo a terra”, ovviamente estensibile dal lavoro agricolo al “lavoro in solitario” in genere); l’adozione anche solo di mezzi di prevenzione secondaria, se fosse
stata più tempestiva, avrebbe comportato, negli ultimi anni, una considerevole riduzione di eventi mortali; infine: i fattori di rischio da “Intercettare” devono essere anche quelli “ambientali” presenti nel territorio (ricordiamo la recente morte di due lavoratori immigrati per intossicazione da ossido di carbonio nella nota baraccopoli di Borgo Mezzanone in provincia di Foggia).

Auspichiamo infine che almeno parte dei finanziamenti europei per l’agricoltura (circa 95 milioni di euro, di cui si è avuta notizia nelle scorse settimane) sia finalizzata anche alla crescita delle condizioni di sicurezza di lavoratrici e lavoratori.

La presente Carta di Bertinoro sul lavoro in agricoltura e sul “lavoro isolato” propone pertanto L’AVVIO DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE DI PREVENZIONE A SOSTEGNO DI UN’AREA DI SOGGETTI PARTICOLARMENTE FRAGILI (PER MARGINALITA’ DEL CONTESTO LAVORATIVO, PER ETA’, PER CONDIZIONI DI LAVORO IN SOLITARIO, PER ESPOSIZIONE A EVIDENTI E GRAVI RISCHI NON BONIFICATI) DA CONDURRE CON LA RICERCA ATTIVA DELLE SITUAZIONI DI RISCHIO CHE PASSI ATTRAVERSO LA CONVOCAZIONE DI ISTRUTTORIE PUBBLICHE COMUNALI PRECEDUTE E SEGUITE DA ORDINANZE SINDACALI FINALIZZATE ANCHE AD INDAGINI CONOSCITIVE (censimento dei trattori, delle attrezzature e di tutti gli altri fattori di rischio).

Questo nostro appello viene inviato:

• all’ANCI – ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMUNI ITALIANI, con l’auspicio che non risponda col “silenzio” come ha fatto rispetto al nostro recente appello per una azione di contrasto all’uso e alla produzione di fuochi artificiali; un “silenzio” che purtroppo ha contribuito all’inquinamento e alla crescita del numero dei feriti;

• in particolare ai sindaci di Comuni italiani in cui risultano essersi verificati eventi critici o mortali (gli ultimo eventi si sono verificati a Falconara Albanese, Montescudo, Cesena, Licata, Cessalto, Barberino del Mugello;

• agli organi di vigilanza

• alle associazioni di categoria

• alle associazioni di volontariato

• alle organizzazioni sindacali

• al governo attualmente in carica.

Sottolineiamo che diversi anni fa fu inviata (dalla Rete per l’ecologia sociale e dall’associazione Salute pubblica di Brindisi) una proposta alla Regione Puglia per il monitoraggio e la vigilanza in agricoltura e in altri comparti lavorativi a rischio, previa costituzione di una èquipe che (nell’ipotesi formulata) avrebbe dovuto effettuare una ricerca attiva nel territorio; la proposta non registrò nessun segnale di attenzione; qualche anno dopo la Magistratura ha però dovuto prendere atto e condannare per reati di “omicidio colposo e riduzione in condizioni di schiavitù” accertati nel comparto agricolo; certamente quella proposta non avrebbe “risolto tutto” ma era pur sempre una ragionevole proposta, rimasta inascoltata, di una strategia di prevenzione.

Auspichiamo che questa volta ci sia una maggiore attenzione, da parte di tutti, alle proposte della presente Carta di Bertinoro – Lavoro in agricoltura e lavoro isolato.

Primi firmatari:
• Vito Totire, medico del lavoro, coordinatore
Rete Nazionale Lavoro Sicuro
• Davide Fabbri, blogger indipendente,
presidente del Circolo culturale La Rimbomba di
Bertinoro, referente della provincia di Forlì-
Cesena della Rete Nazionale Lavoro Sicuro
• Daniele Barbieri, giornalista e blogger
• Savio Galvani, referente della provincia di
Rimini della Rete Nazionale Lavoro Sicuro

Si raccolgono le adesioni ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
Davide Fabbri – Telefono e Whatsapp 333.1296915 – email: davidefabbriblogger@gmail.com
Vito Totire – Telefono e Whatsapp 333 4147329 – email: vitototire@gmail.com

*Blogger indipendente di Cesena

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