martedì, Aprile 16, 2024
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La Cina ha hackerato i dati sensibili di 40 milioni di elettori del Regno Unito

La Cina è accusata nel Regno Unito di un’incursione digitale con accessi ai dati personali di milioni di elettori britannici, tramite un attacco al sistema di sorveglianza elettorale. Le autorità stanno adesso valutando l’ipotesi di imporre sanzioni agli individui ritenuti responsabili di questo intervento, attribuito al governo cinese, come annunciato dal vice primo ministro Oliver Dowden.

Quest’ultimo si appresta a rivelare i particolari dell’episodio al Parlamento, evidenziando che gli attacchi hanno colpito la Commissione Elettorale e oltre 40 membri del parlamento in un’operazione di hacking iniziata nell’agosto del 2021 ma scoperta solo nell’ottobre del 2022.

Andrew Bowie, ministro del Nucleare, ha affermato la determinazione del governo a difendere con ogni mezzo la democrazia del paese. Ha sottolineato l’importanza degli investimenti effettuati per rafforzare le difese cyber e le capacità delle agenzie di intelligence britanniche.

Nel frattempo, si attende un discorso del ministro degli Esteri David Cameron, rivolto ai membri conservatori, per discutere l’incremento della minaccia cinese. Collegare gli aggressori alla Cina, membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, significherebbe un’escalation della tensione diplomatica tra i due paesi.

Si sostiene che gli hacker abbiano ottenuto dati quali nomi e indirizzi di tutti gli elettori registrati in Gran Bretagna dal 2014 al 2022, episodio che il governo ha descritto come un assalto alle fondamenta democratiche del paese.

La reazione del governo segue un periodo di relazioni apparentemente meno tese con la Cina, criticato da esponenti conservatori, tra cui l’ex leader del partito Iain Duncan Smith, per l’atteggiamento conciliante di Lord Cameron verso il gigante asiatico.

Anche quattro parlamentari, i deputati Ian Duncan Smith, Tim Loughton, Stewart McDonald e David Alton, tutti membri dell’Alleanza interparlamentare sulla Cina (Ipac), hanno subito evidenti tentativi di hacking.

Questo avvenimento giunge in un contesto in cui il Regno Unito, e nello specifico il premier Rishi Sunak, è stato precedentemente criticato per aver “addolcito” la propria politica nei confronti di aziende cinesi implicate in violazioni dei diritti umani, oltre ad aver cercato di incrementare gli investimenti cinesi nel paese, descritto come “aperto agli affari” nonostante le controversie sui diritti umani.

Oltre alla pessima figura sul piano tecnologico, l’incapacità di garantire la sicurezza dei dati degli elettori, nonostante le ingenti somme spese dal governo, Rishi Sunak deve affrontare l’accusa di essere riluttante a chiedere conto alla Cina dei suo abusi.

Foto di Sora Shimazaki: https://www.pexels.com
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