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La Cina minaccia la pesca tradizionale

L’ONG Environmental Justice Foundation (EJF) ha rilevato gravi irregolarità nella flotta peschereccia cinese che opera nel sud-ovest dell’Oceano Indiano, evidenziando pratiche di pesca illegale, violazioni dei diritti umani dell’equipaggio e danni significativi alla pesca tradizionale dell’Africa orientale.

Questi problemi sono stati scoperti nel corso di indagini dettagliate avviate dall’EJF nel 2020, che includevano l’analisi dei dati di tracciamento delle navi.

Il massiccio investimento cinese in quest’area, nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI), comunemente nota come la Nuova Via della Seta, non ha portato alcun vantaggio alle comunità di pescatori locali.

Al contrario, l’EJF segnala un incremento della pesca illegale e dell’uccisione di specie marine protette, il che sta compromettendo seriamente gli ecosistemi marini della regione.

Gli equipaggi delle navi tonniere cinesi, intervistati dall’EJF, hanno rivelato di aver subito violazioni dei diritti umani e di aver assistito a pratiche illegali di pesca. Inoltre, più dell’80% dei lavoratori di altre flotte ha denunciato abusi fisici e tra il 50 e l’80% degli intervistati ha segnalato la cattura e mutilazione intenzionale di specie marine in pericolo di estinzione.

L’indagine dell’EJF ha anche scoperto quattro decessi a bordo di queste navi tra il 2017 e il 2023, incluso un caso sospetto di suicidio. Aggravante è il fatto che il 73% delle navi esaminate è registrato negli elenchi di importatori dell’Unione Europea, il che potrebbe implicare che i consumatori europei stiano inconsapevolmente sostenendo queste pratiche illecite e le violazioni dei diritti umani.

South China Sea. The fishing ships, ea” by Asitimes is licensed under CC BY 2.0.

Parallelamente, un problema analogo si sta manifestando nell’Oceano Atlantico, dove l’espansione della flotta cinese ha suscitato preoccupazioni significative in Argentina, Cile e Perù per la pesca su larga scala e non regolamentata nelle loro acque territoriali.

Questo ha portato a un impoverimento delle riserve ittiche e a danni alla biodiversità, essendo queste acque cruciali per la nidificazione degli uccelli marini e per l’alimentazione dei mammiferi marini.

Per affrontare questa sfida, a partire da aprile, la Guardia Costiera degli Stati Uniti e la Marina argentina inizieranno esercitazioni congiunte per combattere la pesca illegale cinese nell’Atlantico.

La USS James, un cacciatorpediniere della Guardia Costiera statunitense, collaborerà con le navi argentine per tentare di frenare queste pratiche dannose. Inoltre, è stato riportato che quasi 3.000 pescherecci di acque profonde operano sotto bandiera cinese globalmente, con circa 400 di essi attivi nell’Atlantico sud-occidentale.

Questa iniziativa congiunta tra USA e Argentina si inserisce in un contesto di maggiore cooperazione internazionale che vede gli Stati Uniti impegnati nel combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) a livello globale.

Dal 2020, con il lancio di una nuova strategia guidata dalla Guardia Costiera, gli USA hanno rafforzato le partnership marittime anche con Ecuador, Perù e Cile, in un sforzo continuo per garantire la sicurezza delle risorse marine.

La situazione è così grave che anche le autorità locali in Patagonia e figure politiche come il presidente Milei hanno espresso forte preoccupazione e una chiara posizione critica nei confronti delle attività cinesi nelle loro acque, segnalando l’urgenza di un intervento efficace e di collaborazione internazionale per tutelare l’integrità delle risorse marine e dei diritti umani.

“china fish market” by timetrax23 is licensed under CC BY-SA 2.0.
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