sabato, Ottobre 1, 2022
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La guerra del Bangladesh contro l’inflazione

Come si è scritto molto in questi giorni da Russia e Ucraina dipende circa un terzo della fornitura mondiale di grano e, di questo terzo, l’Ucraina fornisce circa il 10%. Inoltre l’80% dei semi di soia sono forniti dai due paesi in guerra. Molti paesi dell’Africa e del Medio Oriente dipendono da milioni di tonnellate di grano esportate da Russia e Ucraina. Molti anche i paesi asiatici che importano cereali da entrambi i paesi.

Ma la Marina russa ha bloccato i porti ucraini del Mar Nero, bloccando le esportazioni. Oltre al blocco del Mar Nero ci sono le sanzioni occidentali imposte alla Russia. Due elementi che contribuiscono alla crisi alimentare globale.

Inoltre gli aumenti riguardano il prezzo dell’olio combustibile. La Russia forniva il 25% della produzione mondiale di fertilizzanti e anche queste esportazioni sono bloccate. L’Onu e la Fao prevedono che i prezzi alimentari globali, già aumentati considerevolmente, possano aumentare di un altro 20%, con effetti immaginabili a livello globale.

La campagna russa in Ucraina si è aggiunta alla crisi della pandemia da covid e il mondo è sull’orlo di una grave crisi economica e alimentare come non si vedeva dalla seconda guerra mondiale.

L’accordo tra Russia e Ucraina sulle esportazioni di grano attraverso il Mar Nero mostra adesso qualche apertura nella speranza di ridurre la crisi. L’accordo è stato mediato dalle Nazioni Unite e dalla Turchia, membro della Nato, dopo due mesi di negoziati.

Sebbene l’impatto della crisi alimentare globale non abbia colpito direttamente il Bangladesh, il prezzo dei prodotti alimentari nel paese è aumentato a dismisura sia per gli effetti della guerra che per gli speculatori locali che hanno aumentato nel frattempo le scorte per aumentare ulteriormente i profitti in seguito.

Il mese scorso il governo ha iniziato a ridurre l’erogazione di corrente elettrica per due ore al giorno. A fianco di questo provvedimento alcuni uffici pubblici e le banche hanno ridotto gli orari di apertura. Le scuole hanno ridotto di un giorno le loro attività aggiungendo alla chiusura del venerdì quella del sabato.

I prezzi della benzina sono aumentati del 50%, provocando una serie di manifestazioni che hanno portato in piazza milioni di persone in tutto il Paese.

I manifestanti sono scesi in piazza nelle ultime settimane dopo che il governo ha aumentato i prezzi della benzina di oltre il 50%.

A luglio, il Bangladesh è diventata la terza nazione dell’Asia meridionale a chiedere un prestito al Fondo monetario internazionale, dopo Sri Lanka e Pakistan.

Il governo ha provato a correre ai ripari. Ha ridotto del 20% il costo del carburante delle auto pubbliche.ha ridotto del 25% le spese nel settore energetico. Ma ha anche sospeso cinquanta progetti economici relativamente meno importanti, riducendo del il 25% il costo di altri cinquecento progetti di sviluppo per l’economia del Paese.

Altre misure sono state i divieti i acquisto di tutti i tipi di autoveicoli pubblici, il 50% in meno per l’acquisto di computer e accessori elettronici, di apparecchiature elettriche. Anche le spese per la formazione interna del personale è stata sospesa.

L’inflazione dei prezzi sui generi alimentari rimane in ogni caso ai massimi pluriennali, come sta accadendo secondo la Banca Mondiale in tutti i paesi dell’Asia meridionale. Per fronteggiarla il Bangladesh ha ridotto le tariffe sull’importazione di riso, ha aumentato la spesa per l’agricoltura, introdotto maggiori sussidi per l’acquisto dei fertilizzanti e ha dato soldi in contanti come incentivo per i produttori.

Queste misure molto drastiche hanno prodotto un primo risultato molto importante secondo la Banca Mondiale con l’inflazione dei prezzi alimentari all’8,3% contro l’80% dello Sri Lanka e il 26% del Pakistan.

Per il momento la crisi alimentare in Bangladesh è stata contenuta con un auto imposizione dell’austerity nella spesa da parte del governo. Ma per 166 milioni di persone un ulteriore aggravamento della crisi potrebbe significare non avere più il pane.

by Asian Development Bank
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