giovedì, Ottobre 6, 2022
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La macchina del capo …

Di tutti gli aspetti tragici legati al tentato golpe della destra statunitense il 6 gennaio con l’assalto a Capitol Hill, ce n’è uno, reso pubblico dalla testimonianza al Congresso dell’assistente presidenziale Cassidy Hutchinson, che corre il rischio di mutare in farsa l’intera vicenda.

La situazione è questa: Donald Trump sta imbonendo la folla in un comizio a poche centinaia di metri dal Congresso, il luogo istituzionale in cui sta per essere proclamata la vittoria di Joe Biden e ratificata la su elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America. Trump sa che alcuni dei suoi sostenitori sono armati, al punto che spiega ai consiglieri per la sicurezza, che vorrebbero evitare che la folla si raduni a pochi metri da lui, che sono suoi fan e non corre alcun pericolo. Alcune testimonanze riportano che non avrebbe battuto ciglio alla proposta di qualcuno dei più scatenati di andare al Congresso per impiccare il vicepresidemte Mike Pence, colpevole di non aver dichiarato irregolari le elezioni.

A quel punto Donald Trump sente l’odore di un possibile rovesciamento violento, almeno così dicono numerose testimonianze, e decide di mettersi in macchina per raggiungere il Congresso alla testa degli scalmanati. A quel punto, racconta Cassidy, avviene un fatto incredibile. Qualcuno del servizio di sicurezza del presidente con un po’ di sale in zucca tenta di fermarlo, ma Trump inizia a urlare “Sono il fottuto presidente, portatemi là”. Entra in macchina ma il servizio di sicurezza, parliamo della Cia in sostanza, lo blocca e impedisce all’autista di partire. A quel punto Trump avrebbe addirittura tentato di guidare la limousine presidenziale blindata e, qui divergono le versioni, qualcuno dice che avrebbe afferrato le spalle dell’autista per prendere lui la guida della macchina allungandosi sul volante, altri sostengono che sarebbero partiti un paio di cazzotti. In ogni caso lo hanno bloccato. Lui nega e con lui, dicono i bene informati, i membri della sicurezza, però anonimi, che hanno parlato con i giornalisti.

Vi ricordate la canzoncina che ci facevano cantare da piccoli “la macchina del capo ha un buco nella gomma”? Sarei curioso di sapere se esiste un’equivalente canzone nella tradizione anglostatunitense, ma a parte questo provate a immaginare una situazione analoga in Italia. Salvini e Meloni che prima si spingono per entrare in macchina e poi scoppia la rissa per chi deve guidare, con lui che millanta improbabili trascorsi da pilota e lei che gli spiega soave dove gli infilerà la leva del cambio se non si toglie subito dal volante. Finchè la destra sarà divisa la macchina non partirà. Il problema sarà quando uno solo sarà al comando in quel mondo.

Ma sopra ogni altra considerazione non posso fare a meno di rilevare che in ogni manifestazione golpista o comunque autoritaria, l’aspetto farsesco tenda a mascherare il pericolo reale rappresentato da queste persone. Gli italiani ridevano delle smorfie teatrali di Mussolini al balcone, probabilmente gli stessi fascisti ridevano dei discorsi di sei ore di Hitler, diventava barzelletta il Peppone-Stalin di Guareschi, facevano ridere gli accampamenti con le tende di Gheddafi a villa Pamphili, si rideva di Amin Dada che si mangiava gli avversari e li teneva in frigo come fosse l’ambasciatore del Catonga, ridiamo di Kim Jong-un come ridevamo di Kim Jong il, faceva ridere Putin a petto nudo come Mussolini che tagliava il grano, e anche adesso mi viene da chiamare Sim Sala Bim quel criminale che governa l’Arabia Saudita e fa segare in più parti gli oppositori.

Probabilmente è un esorcismo per stemperare la paura e il pensiero di crimini orrendi. O almeno era così in passato. Adesso è diventato un modo per far finta che i crimini contro l’umanità commessi da questi personaggi in nazioni neanche tanto lontane dalla nostra non ci riguardino. Un modo per deresponsabilizzarci dal fatto che siccome c’è tanto male nel mondo non ci resta che ridere. Una scusa per non agire, stabilendo la nostra impotenza ancora prima di capire cosa possiamo fare. E questo non fa ridere per niente, perchè il nostro è diventato un mondo dove regna sì la sopraffazione dei più forti sui più deboli, ma anche moltissima vigliaccheria di cui siamo individualmente responsabili.

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