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La pena di morte in Giappone

Martedì 26 luglio il Giappone ha giustiziato tramite impiccagione un uomo condannato per l’uccisione di sette persone e il ferimento di altre 10 avvenuto nel distretto dell’elettronica di Akihabara a Tokyo nel 2008.

Il ministro della Giustizia Yoshihisa Furukawa ha detto che Tomohiro Kato, 39 anni, ha intrapreso una “meticolosa preparazione” per l’attacco e ha mostrato una “forte intenzione di uccidere. La condanna a morte in questo caso è stata finalizzata attraverso un’adeguata deliberazione in tribunale. Sulla base di questo fatto, ho approvato l’esecuzione dopo un controllo estremamente approfondito”.

Il Paese asiatico è tornato a infliggere la pena capitale lo scorso anno, mentre era già in carica l’attuale primo ministro, Fumio Kishida, dopo due anni senza esecuzioni, impiccando tre persone.

 Tomohiro Kato

Il Giappone ha indici di criminalità bassissimi, eppure il consenso popolare alla pena di morte è molto vasto. Stati Uniti e Giappone sono gli unici paesi del G7 a contemplare la pena di morte.

Bangladesh, India e Pakistan sono i Paesi con pena di morte che hanno fatto registrare i picchi maggiori, con rispettivamente 181, 144 e 129 condanne capitali nel 2021 (nel 2020 erano 113, 77 e 49).

Più di 100 paesi nel mondo hanno completamente abolito la pena di morte, e due terzi del totale l’hanno abbandonata nella legge o nella pratica (de facto). Ricorrendo a questa pena crudele e inumana, il Giappone continua a ignorare questa tendenza.

Le esecuzioni in Giappone sono avvolte dal mistero: i prigionieri vengono informati solo poche ore prima dell’esecuzione, a volte addirittura non vi è preavviso e le famiglie vengono a sapere dell’esecuzione solo dopo che ha avuto luogo.

Amnesty International ha chiesto a più riprese al Giappone una moratoria ufficiale immediata su tutte le esecuzioni come primo passo verso l’abolizione totale.

La strage di Tomohiro Kato è stato il più grave omicidio di massa in Giappone degli ultimi sette anni e Kato è stato condannato a morte nel 2011, una decisione che è stata confermata dalla corte suprema del Giappone nel 2015.

Anche Tetsuya Yamagami, il quarantunenne che ha assassinato l’ex primo ministro giapponese, Shinzo Abe, rischiare la pena capitale per l’omicidio commesso. Altre cento persone sono in attesa dell’esecuzione nelle carceri giapponesi.

by archer10 (Dennis)
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