mercoledì, Luglio 17, 2024
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La povertà culturale italiana e la fine dei talenti

Esiste una povertà di talenti, fenomeni, prodigi che entrino nel Gotha del Belpaese del terzo millennio. La nostra nazione nei millenni ne ha generato parecchi.

Nel Medioevo considerato il periodo storico più buio ha visto anime notevoli, si pensa al padre della nostra lingua Dante Alighieri,a Giotto i suoi affreschi della cappella degli Scrovegni sono dei fantastici inni alla luce oppure Matilde da Canossa donna di stato cattolica.

Lo sono stati nella dirigenza politica del secondo millennio Giacomo Matteotti del quale ricorre il centenario dell’assassinio il cui mandante morale fu Mussolini.

Gramsci anche lui oppositore del fascismo. Il sardo intellettuale raffinato, condivisibile il suo pensiero dell’egemonia culturale che rappresenta il momento di direzione politica e del livello delle idee che crea, politicamente, un blocco storico di natura sociale.

Essa fu un processo che partendo dagli intellettuali si mosse verso il popolo, in un momento storico in cui regnava oltre ai Savoia,la povertà scolastica. Sempre del secolo passato ma del secondo dopo guerra rientra a pieno titolo nell’intellighenzia Pier Paolo Pasolini anima eclettica e divergente, contro la borghesia e a favore degli oppressi, definito senza alcun dubbio come uno degli intellettuali più importanti del secondo dopoguerra oltre che il massimo interprete della nuova Italia repubblicana, verso la quale fu molto critico.

Memorabile a tal ragione la poesia il “Pci ai Giovani” sulla battaglia di Valle Giulia per l’occupazione della facoltà di architettura a Roma tra studenti e polizia. La denuncia sferzante degli universitari che pur avendo delle ‘giuste motivazioni’ avevano sbagliato il metodo per ottenerle, d’altronde erano ‘privilegiati’ figli della nuova piccola borghesia repubblicana.

I deboli erano i poliziotti costretti a diventare ‘servi’ del nuovo potere costituito per sfamarsi. Un collega di Pier Paolo pur preferendo la prosa alla poesia, Alberto Moravia, definì quella dell’autore del film Il Vangelo secondo Matteo, diretto e sceneggiato,”lirica civile”.

Talentuosi esponenti dell’elettorato passivo furono dal centro alla sinistra: Aldo Moro, Pietro Nenni ed Enrico Berlinguer. Nella cultura ce ne sono stati innumerevoli nel cinema neorealista i registi: Roberto Rossellini, Alberto Lattuada e Vittorio De Sica.

Tra gli attori del grande schermo e teatrali:Totò, la famiglia De Filippo figli biologici e d’arte di Eduardo Scarpetta, Massimo Troisi, perdonate il conflitto d’interesse si è napoletano. Un’altra povertà del terzo millennio in Italia è quella dei talenti del pensiero e delle idee.

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