venerdì, Ottobre 7, 2022
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La strage dell’Italicus

di Alfredo Facchini

Una mattina di agosto, la mia impalpabile esistenza passò dallo stato gassoso a quello solido. Avevo quattordici anni.

La radiolina a transistor di mio padre scandì la notizia che nella notte, vicino a Bologna, era esplosa una bomba all’interno di un treno chiamato “Italicus”, provocando un casino di morti.

Era uno di quei treni delle vacanze estive, con la gente ammassata negli scompartimenti. A scuotermi non fu la bomba, ne erano già scoppiate, piuttosto il movente.

Nell’edizione straordinaria del telegiornale il conduttore, Tito Stagno, lesse la presunta rivendicazione, firmata da “Ordine nero”: «Giancarlo Esposti è stato vendicato, abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare».

Naturalmente, non sapevo chi fosse quel tizio. Quello che mi andò di traverso era il tono della rivendicazione. Non ammettevo che si parlasse in quel modo. Ne feci una questione personale. Non ero ancora un antifascista, ero semplicemente un permaloso.

Avevo quattordici anni. 48 anni dopo per quella strage nesssuno è stato condannato.

Alfredo Facchini

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