domenica, Giugno 16, 2024
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La “Vibecession” che smentisce l’ottimismo dei grafici finanziari

“Il Paese è in ripresa”. Quante volte l’avete sentita questa frase? Oppure: “La povertà sta diminuendo”. “Produzione industriale in crescita”. “Diminuisce la disoccupazione”, è un altra frase cult. Espressioni retoriche, propaganda, ma non esattamente falsità pur non essendo vere, come sa bene chi tutti i giorni si destreggia tra bollette, affitti, mutui e qualche volta proprio con il problema di cosa mettere in tavola a pranzo.

Perchè allora sono bugie pur non essendo false? Senza scomodare il famoso pollo di Trilussa (quello per cui tu ne mangi uno e io niente, ma per la statistica risulta che abbiamo mangiato mezzo pollo a testa), o una lezione di logica filosofica sul metro di valutazione delle affermazioni, è evidente che la finanza e la vita reale si dipanano su due piani di realtà completamente diversi.

Ne sa qualcosa Joe Biden, il presidente degli Stati Uniti, che pur potendo vantare qualche successo in economia, come la riduzione dell’inflazione e un incremento notevole dei posti di lavoro, secondo i sondaggi viene percepito dalla popolazione come insufficiente nella sua azione economica.

Al fenomeno è stato dato un nome: Vibecession. Descrive lo scollamento tra l’economia di un paese e la percezione negativa che ne ha il pubblico in generale, che è per lo più pessimista.

Gli analisti finanziari privati e dei dipartimenti governativi, quindi un punto di vista che non riesce a vedere l’intero aspetto sociale del problema per quello che è, ritiene che la “colpa” di questo atteggiamento sia da attribuire ai media. Anche a causa degli incentivi di mercato che spingono i mezzi di informazione, sia tradizionali che alternativi, a concentrarsi su notizie drammatiche e negative. Come si sa, un giornale di buone notizie, e qualcuno ci ha provato nel corso degli anni, anche in italia, non si riesce proprio a vendere.

A confermare questa tesi, che però, va ripetuto, è di parte, ci sono le previsioni errate, di altri economisti, che a martello hanno ripetuto sui giornali di mezzo mondo per tutto lo scorso anno che ci sarebbe stata una recessione, che invece non si è verificata nel 2023. E non parliamo qui di esperti finanziari di schieramenti opposti a quelli governativi, che avrebbero quindi interesse a dare giudizi negativi delle azioni dei governi, ma di “esperti” che si sono dimostrati poco esperti

Image by John Hain from Pixabay

Il pubblico stesso dei media, a qualsiasi ceto appartenga, ha un pregiudizio verso la negatività. Tende cioè a scegliere di guardare e leggere notizie negative piuttosto che positive e a dimenticare che poi molte di quelle cose negative non si sono verificate. Anche questo è vero, ma risponde soltanto in parte alla domanda sui motivi di tale schizofrenia tra il mondo come lo vorrebbero gli analisti finanziari e come lo vivono le persone in carne e ossa.

C’è così tanta “colpa” da attribuire a tutte le cose che vanno male intorno a noi, che l’analisi di parte di chi lancia anatemi su coloro che non riescono a percepire la positività nella propria vita quotidiana di quello 0,1% in più nella produzione industriale e nel mercato del lavoro, tanto sbandierata come un successo dai governi, quell’analisi diventa essa stessa linea politica. Sbagliata anche nella forma, oltretutto, perchè alimenta il populismo di chi ha tramutato la “ribellione” verso il sistema nel sistema stesso, fenomeno per cui assistiamo, dal trumpismo in poi, negli Usa e in Europa, al fenomeno di governi che attribuiscono alle opposizioni i propri fallimenti.

Basterebbe ricondurre l’interezza delle questioni e dei soggetti coinvolti alla loro reale materialità per restituire significati importanti a un dibattito sempre più lontano dai problemi delle persone. Il punto di contrasto consisterebbe nello studiare concretamente il rapporto tra l’oggettività di un grafico che rappresenta correttamente una realtà di massa e la soggettività materiale del malessere economico e sociale degli individui.

Ma è pretendere troppa grazia di questi tempi. Perchè per farlo occorre lucidità, coscienza dei problemi e soprattutto una visione, un progetto sociale chiaro che curi gli interessi dei singoli all’interno dell’intera società e non dell’1% della popolazione mondiale che se la spassa mentre gli altri crepano

Dovendo scegliere, finchè i termini del dibattito saranno posti così, noi stiamo da quella parte della questione “Vibecession” di chi percepisce la negatività della situazione. Come operatori dell’informazione abbiamo il dovere di denunciare problemi e ingiustizie che toccano anche il più misero dei cittadini del mondo, senza curarci delle lamentele di chi il mondo da tempo lo distrugge con guerre e scempi ambientali.

Vibecession, ricordate questa parola perchè tra poco ne sentirete parlare molto anche in Italia, per puntare l’indice contro chi si lamenta che le cose non vanno perchè non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena mentre gli indici economici mostrano un “fondamentale” incremento dello 0,01% dei posti di lavoro, che non ti permette comunque di pagare un affitto e vivere in una casa decente.

Image by Victoria from Pixabay
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